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domenica 2 ottobre 2016

LA FALSA FILANTROPIA DI CLINTON

clinton trump affariDI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org

Dalle luci della ribalta di tutti i network globalizzati 100 milioni di americani hanno seguito in diretta il dibattito televisivo fra Hillary Clinton e Donald Trump, insieme ad un numero non meglio identificato nel resto del mondo occidentale. Scenografia impeccabile, scambio ordinato d’interventi, lui parrucchino biondo platino e cravatta blu cielo e lei smaltata in tailleur rosso ciliegina (di polmonite nemmeno l’ombra) … tutta la pantomima ha segnato il primo round dello scontro politico tra democratici e repubblicani per accaparrarsi l’elettorato indipendente, che è quello che farà la differenza. 

Infatti il bottino è particolarmente prezioso, perché gli elettori “indipendenti” negli USA sono molto aumentati nell’ultimo decennio, la loro quota era intorno al 30% dieci anni fa, mentre oggi si avvicina o supera il 40%, a seconda dei sondaggi più autorevoli (Gallup). Parallelamente, com’è ovvio, si è ridotta la quota degli elettori strettamente “partisan”, sia democratici (circa il 30%) che soprattutto repubblicani (scesi intorno al 25%).
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Politica estera, tasse, commercio, terrorismo, crimine, tensioni razziali nei 90 minuti di dibattito … Killary ha attaccato Trump per il suo “comportamento razzista”, mentre il miliardario l’ha definita una “santerellina” … divulgando un’immagine dell’America decisamente contrastante: in potente, irriducibile declino per il “cazzone”, e invece una nazione ancora capace di guidare il mondo per la escort più vorace della storia.
Infatti la signora in rosso è una escort piuttosto snob, cortigiana raffinatissima di alto lignaggio, non ha nulla da invidiare all’avidità di Messalina, che  secondo il racconto di Plinio il Vecchio una volta sfidò in gara la più celebre prostituta dell’epoca e la vinse nell’avere 25 concubitus (rapporti) in 24 ore … fu proclamata invicta e, a detta di Giovenale “lassata viris, nondum satiata, recessit” (stanca, ma non sazia di uomini, smise).
Non di uomini, ma di miliardi è l’avidità dell’ex first lady, infatti l’ultimo potenziale scandalo della “santerellina”, dopo quello delle e-mail di lavoro gestite da un indirizzo di posta elettronica privato mentre era Segretario di stato, riguarda la sua Fondazione di beneficenza, apparentemente impegnata su diversi fronti, dall’emancipazione femminile alla lotta all’AIDS, dal sostegno dei paesi in via di sviluppo allo studio sui cambiamenti climatici, in realtà uno dei bancomat più redditizi della storia. Tom Fitton, il presidente di “Judicial Watch”, dice che all’epoca del segretariato di Hillary «era difficile determinare dove finiva il dipartimento di Stato e dove iniziava la Clinton Foundation».
Fin dal 2007 era emerso che tra i vari finanziatori vi erano diversi governi mediorientali (anche se le leggi federali lo vietano) tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman, nonché personaggi che dopo aver effettuato ingenti donazioni (si pensi all’imprenditore ucraino Victor Pinchuk e al nigeriano Gilbert Chagoury) avevano ottenuto diversi contatti ravvicinati col Dipartimento di Stato. I guai della “Clinton Foundation”, fondata nel 1997 dall’allora Presidente Bill Clinton, interessano soprattutto il profilo etico politico. Chi può affermare che nel suo ruolo di “ministro degli Esteri” americano la Clinton non abbia tradito l’interesse del suo Paese a vantaggio di altri?
Quindi le “questioni di opportunità”, obbligano Hillary a disinnescare l’ennesima patata bollente della sua campagna elettorale, quando il clamore mediatico suscitato dall’Associated Press ha messo in dubbio la sua credibilità come Segretario di Stato “indipendente e onesto”, fornendo numeri abbastanza dettagliati sulle 85 persone incontrate dalla Clinton, che avevano devoluto alla Fondazione benefica di famiglia un totale di 156 milioni di dollari.
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Lo spaccone col parrucchino ha denunciato lo scandalo sul proprio profilo Facebook, chiedendo la chiusura immediata della Fondazione, definendola “l’iniziativa più corrotta nella storia politica” … ma non si è servito del tema prezioso durante lo scontro televisivo … forse attende l’ultimo dibattito per accendere l’indignazione in prossimità del voto di novembre? Mentre la signora più chiacchierata del momento, abilmente consigliata dai suoi spin, procede nella più spudorata falsificazione degli eventi, senza che i pronipoti dell’epopea del West se ne accorgano nemmeno.
Una mail della Clinton poi, una delle tante che il Dipartimento di stato ha dovuto declassificare dopo il clamore suscitato dalle rivelazioni di Wikileaks, dimostra qual è stato uno degli scopi fondamentali della guerra in Siria … nella mail, declassificata come «case number F-2014-20439, Doc No. C05794498», la segretaria di stato Hillary Clinton scrive il 31 dicembre 2012:
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«Per piegare Bashar Assad, occorre l’uso della forza, così da mettere a rischio la sua vita e quella della sua famiglia» perché «Il rovesciamento di Assad costituirebbe non solo un immenso beneficio per la sicurezza di Israele, ma farebbe anche diminuire il comprensibile timore israeliano di perdere il monopolio nucleare».
Oggi la fondazione ha un bilancio annuale da centinaia di milioni di dollari e dà lavoro a oltre duemila persone. Tra le ingerenze molto discutibili c’è stato un contatto con Gilbert Chagoury, miliardario libanese-nigeriano che è stato condannato in Svizzera per riciclaggio ed è intimo amico del padre (banchiere) di Umar Farouk Abdulmutallab, terrorista di al-Qaida che nel 2009 cercò di far esplodere un aereo in volo.
Inoltre c’è un problema politico enorme, dato che l’Arabia Saudita è il centro dell’Islam wahhabita, il cui primo impegno è quello di diffondere fondamentalismo terroristico tramite un capillare finanziamento alla costruzione di moschee, centri culturali e organizzazioni di volontariato. Il wahhabismo è una corrente purista dell’Islam, che vuole depurare la cultura religiosa da ogni contaminazione esterna o innovazione dottrinaria.
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Secondo Julian Assange la casa dei Saud potrebbe essere il più grande donatore della fondazione «Molto probabilmente i sauditi sono il maggiore finanziatore della fondazione dei Clinton (25 milioni di dollari), data la sua politica perseguita nell’esportazione delle armi quando ricopriva la carica di segretario di Stato»  ha dichiarato Assange in un’intervista con RT, e poi «Uno sponsor della “Clinton Foundation”, la società produttrice di materiali da costruzione “Lafarge”, avrebbe inviato denaro a beneficio dei terroristi dello “Stato Islamico» … e ancora «L’inchiesta di “Le Monde” ha rivelato che la società pagava il pizzo per svolgere le sue attività in alcune zone della Siria, di fatto hanno siglato con i terroristi diversi affari commerciali, e Hillary è legata alla “Lafarge” da “un rapporto di lunga data”, in particolare faceva parte del consiglio di amministrazione della società».
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Del resto la storia è venuta alla luce dopo l’uscita di un libro inchiesta di Peter Schweizer “Clinton Cash”, che ha denunciato con documentazione dettagliata il grave comportamento di Hillary Clinton e il connubio affaristico di Bonnie and Clyde, che hanno politicamente favorito soprattutto i loro finanziatori. Clinton Cash: The Untold Story of Howand Why Foreign Governments and Businesses Helped Make Bill and Hillary Rich (Il contante dei Clinton, una storia mai raccontata: come e perché le imprese e i governi stranieri hanno contribuito a far arricchire Bill e Hillary) è appunto un’indagine di 186 pagine incentrata sulle donazioni ricevute dalla “Clinton Foundation” da parte di Paesi e organismi stranieri. «Vedremo un susseguirsi di transazioni finanziarie che coinvolgono i Clinton, avvenute in concomitanza con decisioni politiche che hanno beneficiato coloro che effettuavano i pagamenti» scrive Schweizer.
La tempistica dell’uscita del libro coincide con la discesa in campo di Hillary e denuncia il conflitto d’interessi della «paladina garante della democrazia», che fa affari tramite la sua funzione pubblica. Sembra che dal 2001 al 2012 i Clinton abbiano guadagnato almeno 136 milioni e mezzo di dollari … «Negli anni in cui Hillary lavorava per il governo i Clinton hanno condotto centinaia di cospicue transazioni». I profitti di Bill Clinton come relatore si sono moltiplicati soprattutto durante il mandato della moglie. «Dei 13 discorsi per i quali Clinton ha ricevuto un compenso di 500mila o più dollari», scrive Schweizer, «solo due furono pronunciati negli anni in cui la moglie non era segretario di Stato». Nel 2011 Bill Clinton ha guadagnato 13,3 milioni di dollari per 54 discorsi, pronunciati nella maggior parte dei casi all’estero, scrive l’autore (Amy Chozik “Clinton Cash”, The New York Times).
E’ nato anche un documentario basato sul libro di Peter Schweizer, pubblicato su YouTube appena in tempo per la Convention del Partito Democratico che aveva nominato ufficialmente Hillary Clinton candidato ufficiale alla presidenza degli Stati Uniti. Il documentario indaga sul bottino milionario di Bonnie and Clyde, accumulato dopo la fine del mandato presidenziale di lui, fino a raggiungere un patrimonio netto di oltre 150 milioni di dollari.
E soprattutto, insieme ai finanziatori della Fondazione, chi governerà di fatto in caso di vittoria di Killary sarà il vicepresidente Tim Kaine. Di cui L’Huffington Post  riporta le posizioni assolutamente pro-liberiste, che confermano l’assoluta continuità rispetto alle politiche economiche inaugurate da Reagan e continuate da Bill Clinton (fu lui ad abrogare il Glass-Steagall Act del 1933) … si sta affermando insomma un ticket presidenziale spostato decisamente più a destra dello stesso Trump, sia in politica economica che estera.
Ma il senatore della Virginia Tim Kaine è l’uomo della provvidenza anche per Israele, dato che la politica del suo partito promette un attento monitoraggio sulla sicurezza di Israele e la pace in Medio Oriente. Al contrario di quell’inesperto zoticone di Trump, il binomio Clinton Kaine assicura una matura e profonda comprensione dell’esigenza di “pace e sicurezza” per Israele e Kaine si identifica con orgoglio come un democratico “fortemente filoisraeliano “. Ha avuto incontri anche con il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha viaggiato in Israele e visitato il sistema di difesa Iron Dome, al confine con Gaza.
Preoccupato per un Iran dotato di nucleare, Kaine è stato un leader chiave negli sforzi bipartisan per garantire che non acquisisse un’arma nucleare, dato che “il governo iraniano già consente la pratica di test su missili balistici e la sponsorizzazione del terrorismo”.
Poi il senatore coltiva il Jet set che conta … ha cenato infatti con il figlio del miliardario George Soros … «Love this man!» ha scritto Alex Soros su twitter «È stato bello cenare ieri sera con un uomo che chiameremo uno giorno #vicepresidente @timkaine! E ‘sicuramente un vero affare!»
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, durante il question time in aula alla Camera, Roma 12 marzo 2014. ANSA/CLAUDIO PERI
Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, durante il question time in aula alla Camera.
Ma guarda guarda … anche lo squattrinato ministero dell’Ambiente italiano finanzia la Fondazione miliardaria … infatti alla Convention del Partito democratico di Philadelphia l’unico esponente delle istituzioni italiane titolato a parteciparvi era proprio il ministro dell’ Ambiente, Gianluca Galletti. E il ministero dell’ “Ambiente e della tutela del territorio e del mare” è da lungo tempo tra i finanziatori della “Clinton Foundation” con una cifra compresa tra i 100mila e 250mila dollari.
Ma la Fondazione non fornisce nei minimi dettagli i contributi ricevuti da singoli donatori e da parte sua lo stato di previsione del ministero non elenca precisamente tutti gli accordi internazionali (eccezion fatta per i più importanti come il Protocollo di Kyoto) ai quali lo Stato contribuisce con impegni complessivi per qualche decina di milioni. Ubi maior minor cessat …
Ma l’inchiesta più approfondita sulla Fondazione l’ha fatta Charles Ortel, un analista di Wall Street che aveva scoperto discrepanze finanziarie già alla General Electric prima del suo crollo azionario nel 2008, e che il Times di Londra ha descritto come “uno dei migliori analisti di bilanci azionari del pianeta”.
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Ortel ha trascorso l’ultimo anno e mezzo a scavare nei background della Fondazione, spulciando tra registri pubblici, depositi fiscali federali, e informazioni dei donatori della “Clinton Foundation”. L’esito della sua inchiesta intitolata “False Philanthropy” arriva alla conclusione che gli organismi che compongono la Fondazione fanno parte di una rete molto ampia che ha truffato i donatori e ha realizzato guadagni illeciti per circa 100 miliardi di $ e forse più, quindi la “frode caritatevole” sarebbe di proporzioni epiche. E i milioni dei Paesi donatori stranieri non sempre vengono certificati, infatti ci sarebbero parecchie discrepanze tra le documentazioni degli accertamenti incrociati.
A questo punto Charles Ortel si chiede … perché Donald Trump non approfitta di queste informazioni bomba durante la campagna elettorale? e ancora …
– Perché al “Clinton Charity Network ” è stato permesso di ampliare la portata delle sue attività illegali tra il 20 gennaio 2001 e il 20 gennaio 2009, quando George W. Bush è stato presidente?
– Perché l’amministrazione di Barack Obama ha permesso che la “False Philanthropy” dei Clinton crescesse ancora di più, in violazione spudorata di leggi statali, federali e straniere dal 20 gennaio 2009 ad oggi?
– Perché l’amministrazione Obama ha avuto l’arroganza di firmare un documento legale falso, fuorviante, incompleto, e palesemente inapplicabile alla fine del 2008, per regolare i potenziali conflitti d’interesse di Hillary Clinton nel suo ruolo di Segretario di Stato?
La risposta è sorprendente e nello stesso tempo molto semplice: ancora una volta, gli americani e le autorità di controllo di tutto il mondo sembrano essere caduti vittime della strategia del “Big Lie”. Una “Grande Menzogna” è la migliore strategia di attacco … l’espressione è stata coniata da Adolf Hitler, quando nel 1925 dettò il suo libro “Mein Kampf”, circa l’uso di una bugia così “colossale” cui tutti avrebbero creduto. Hitler accusava gli ebrei di essere maestri nell’uso sistematico di tale strategia, e nel vol. I, cap.X del “Mein Kampf” afferma appunto:
“Tutto ciò è stato ispirato dal principio, il che è del tutto vero in sé, che nella grande bugia c’è sempre una certa forza di credibilità; perché le grandi masse di una nazione sono sempre più facilmente danneggiate negli strati più profondi dalla loro natura emotiva più che dalla loro consapevolezza o volontà; e quindi è proprio la semplicità primitiva delle loro menti che più facilmente le farà cadere vittime di una grande bugia, rispetto ad una piccola, in quanto essi stessi non possono credere che si possa ricorrere a falsità così smisurate. A loro non sarebbe mai venuto in mente di fabbricare menzogne colossali, e quindi non potrebbero mai credere che altri potessero avere l’impudenza di distorcere la verità in un modo così infame.”
(Adolf Hitler, Mein Kampf , vol. I, cap. X)

Rosanna Spadini
Fonte: www.comedonchisciotte.org
30.9.2016

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