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mercoledì 5 ottobre 2016

LA FACCIA DI PELLE

Ndrangheta: finita la latitanza del boss Pelle

Considerato il principale responsabile della faida di San Luca
L’arresto di Antonio Pelle nell’ottobre del 2008

LA STAMPA 05/10/2016
Antonio Pelle, il boss di San Luca, arrestato stamani dalla polizia dopo 5 anni di latitanza iniziata con l’evasione, nel settembre 2011, dall’ospedale di Locri dove era ricoverato, è ritenuto il capo indiscusso della cosca omonima che, federata con quella dei Vottari, ha dato vita alla sanguinosa faida di San Luca culminata con la strage di Duisburg del Ferragosto 2007. 

La cattura del boss di ’ndrangheta Antonio Pelle

Pelle era stato arrestato una prima volta il 16 ottobre del 2008 sempre della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo dopo un anno di latitanza. Anche in quella occasione, il boss fu sorpreso all’interno di un bunker super-tecnologico realizzato in un capannone in costruzione nelle campagne di Ardore Marina: un vero e proprio mini appartamento con tre stanze, una camera da letto, un bagno, una cucina. All’interno c’era anche un settore dove fu trovata una mini piantagione di canapa indiana. 
Il boss era ricercato per un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Fehida condotta contro gli affiliati alle cosche Pelle-Vottari e Nirta Strangio, protagoniste di una sanguinosa faida culminata nella strage di Duisburg del Ferragosto 2007 in cui furono uccise sei persone ritenute dagli inquirenti affiliate proprio ai Pelle-Vottari. Pelle, condannato per associazione mafiosa, è comunque ritenuto dagli investigatori «il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg». Dagli atti dell’inchiesta sulla strage di Duisburg, infatti, è emerso che una delle vittime di Ferragosto, Marco Marmo, si era recato in Germania per procurare un furgone blindato ed un fucile di precisione che gli erano stati chiesti dalla «mamma», il nomignolo col quale gli affiliati indicavano Pelle. Il mezzo e le armi dovevano servire per uccidere Giovanni Luca Nirta, capo dell’omonima famiglia e marito di Maria Strangio, uccisa per errore nella strage di Natale a San Luca.

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