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giovedì 13 ottobre 2016

GLI STRONZI CHE FANNO STREET ART PER LA TAV

«La galleria dell’infamia» Erri De Luca contro la street art usata per promuovere la Tav – Left

«Molti artisti si sono messi al servizio di potenti e prepotenti. Di solito espongono le loro opere in gallerie d’arte. Qui si espone nella galleria dell’infamia». Così Erri De Luca commenta il progetto Taw, Tunnel Art Work, voluto da Telt (Tunnel Euralpin Lyon-Turin) e che vede tre street artists prestare la propria opera all’alta velocità nella tratta Torino Lione, dipingendo il contestato tunnel geognostico della Maddalena. Per il quale lo street artist Simone Fugazzotto ha realizzato, quasi a metà del tunnel, a 2800 metri dall’ingresso, un murale di 10 metri con un gigantesco cruciverba in cui s’incrociano le parole chiave della Torino-Lione: velocità, controllo, sottosuolo. Innsieme a lui partecipa la street artist  Ludo e Laurina Paperina ( che curiosamente dipinge  un romantico trenino d’altri tempi per sviare l’attenzione dall’impatto ambientale dell’alta velocità).
 L’intenzione di Telt è chiara usare la street art, da sempre ribelle e libertaria per propagandare il discusso progetto della Torino Lione, che incontra l’opposizione della popolazione locale : Mario Virano, direttore generale della società binazionale che sta costruendo la Nuova Linea Torino -Lione fa rilasciato dichiarazioni emblematiche :«questo è un esperimento, che non si fermerà oggi. La nostra volontà è di offrire questo nuovo spazio liberamente ad artisti che possano utilizzarlo come luogo di espressione culturale. Per troppo tempo questo cantiere ha subito polemiche e pregiudizi. Da sempre la modernità è stata accompagnata e celebrata dall’arte e i nostri primi tre artisti coinvolti non sono stati da noi minimamente condizionati».
Dura e chiarissima, la presa di posizione dei No Tav :«mascherata da operazione culturale è una goffa risposta alle nostre iniziative. Negli anni abbiamo avuto la fortuna di incontrare sul nostro cammino molti artisti di varie discipline che hanno messo a disposizione il proprio sapere e le proprie capacità per una giusta causa come quella NoTav. Pittori, writer, musicisti, scrittori, scultori, attori, artigiani, intellettuali e molti altri, hanno sempre scelto da che parte stare, schierandosi dalla parte di chi lotta per la libertà di tutti e tutte, per un futuro diverso da quello prospettato dalla voce del padrone. L’arte del resto è una forma di espressione che incarna la libertà, per chi la fa e per chi la vive e pensare di esporre all’interno di un tunnel che scava la montagna, contestato dalla popolazione del luogo, chiuso a tutti, con polizie ed eserciti a presidiarne gli ingressi ci sembra quanto meno surreale».
Fugazzotto Silenzio, cruciverba
Fugazzotto Silenzio, cruciverba
Il movimento NoTav non si limita alla critica, ma fa anche una proposta positiva: invitano Fugazzotto, Ludo, e Laurina Paperina a ricosiderare la decisione di  partecipare ad «un evento di propaganda tanto esplicito quanto brutto». «Se lo vorranno, saremo ben lieti di ospitare i loro lavori all’aria aperta, tra le montagne, dove si respira la libertà, altrimenti potremo chiedere a Blu un aggiornamento alla sua opera, inserendo anche un artista al fondo dell’allegro treni». L’artistia Blu, infattiha già  disegnato una teoria di passeggeri che attraversano il tunnel carponi. Lo stesso Blu che mesi addietro aveva  ritirato alcune sue opere da una mostra a Bologna, perché i graffiti erano stati staccati dalle pareti, decontestualizzati, e messi al riparo in un museo con la scusa di proteggerli. Non ha protestato invece Banksy rispetto alla recente mostra a Roma, organizzata dalla Fondazione Roma dal titolo che suonava  Art and capitalism vistosamente in contrasto con la lacation e la Fonfazione barcaria che finanziava la mostra con opere di proprietà di vip e ricchi galleristi.
laurina-paperinaE qui si apre una questione annosa che riguarda il rapporto fra artisti e committenza e nel caso della street art fra writers e potere. Gli street artists hanno posto in modo radicale il rapporto fra arte e comunicazione pubblica, nell’accezione più ampia della parola. Perlopiù con formule e contenuti innovati, come fa notare il sociologo Alessandro Dal Lago, che nel libro Graffiti ( Il Mulino)  ricostruisce la storia storia di questa forma di espressione artistica dalla preistoria ad oggi . Passando attraverso molte vicende rivoluzione che hanno avuto un’esplosione popolare con la pittura dei muralisti messicani come Orozco, Diego Rivera e Siqueros, tra gli anni Dieci e Trenta del Novecento.
Ma se guardiamo all’oggi, fra tante proposte interessanti, dal basso, spiccano alcuni casi più difficili da inquadrare, di writers apparentemente contro, ma che hanno  rapporti a doppio filo con il potere. Discorso scomodo  da fare, perché anche chi scrive ha apprezzato in passato opere di Banksy e di Obey e continua a farlo, ma alcune operazioni come quella che citavamo di Banksy e l’impero del merchandising che Obey ha costruito intorno a sue opere ridotte a brand non riescono ad emozionare allo stesso modo. Sembrano lontani i tempi in cui  Obey, con i suoi manifesti elettorali abusivi e carichi di speranza, aiutò indirettamente la campagna elettorale di Obama. Dovendo poi pagare i diritti della foto che aveva trasformato in un’opera coloratissima e altamente iconica.
obey_mobileQuanto all’Italia , la street art sta dilagando nei luoghi più diversi, dal basso, in maniera libera e “selvaggia”. Ed l’ala più vivace e imprevedibile di questo movimento di artisti armati di spray, di stencil ecc.  Oppure – come è successo a Tor Marancia a Roma e in altre città –  la street art è fiorita su invito di amministrazioni comunali impegnate nel recupero di aree periferiche o degradate. Il caso della rinascita di Tor Marancia (di cui ci siamo già occupati in passato) viene raccontato da Tam associati nel padiglione italiano della XV Biennale di architettura a Venezia fino al 27 novembre. Ma questa “consacrazione”, per converso, ha anche riacceso le voci dei detrattori della giunta Marino che l’additano come un’operazione di mero maquillage. Qui non vogliamo addentrarci nelle questioni che riguardano il governo di Roma, ma  appunto mettere in luce il rapporto, a volte dialettico e positivo, altre volte opaco, che i writers instaurano con il “potere”, prendendo spunto dalla stimolante riflessione di Alessandro Dal Lago e di Serena Giordano nel libro Graffiti, arte e ordine pubblico edito da Il Mulino. Spesso gli street artists intervengono per aprire alla fantasia il grigiore imposto da amministrazioni conservatrici o per innescare un processo di riscatto di aree povere o lacerate da conflitti. Che poi però – e non per colpa degli artisti che hanno contribuito al loro rilancio – rischiano di diventare preda della gentrification e della speculazione. La vera trappola per i writers sono le mostre, che numerosissime stanno fiorendo in Comuni piccoli e grandi. È emerso con chiarezza quando Blu ha ritirato alcune sue opere staccate dai muri di Bologna che erano state esposte in una mostra “per proteggerle”. Ma anche più di recente a Roma con la personale di Banksy in Palazzo Cipolla. La mostra che ha chiuso i battenti il 4 settembre con un record di visitatori s’intitolava War, Capitalism & Liberty, ma esponeva opere decontestualizzate, realizzate dal misterioso artista inglese in anni diversi e di proprietà di facoltosi collezionisti. Nel museo romano le opere di Banksy sembravano addomesticate, ridotte a meri poster, avendo perso tutta la forza di contestazione e di protesta che hanno invece in spazi pubblici. Pensiamo per esempio al suo barbone che, per strada, non chiede l’elemosina, ma un reale cambiamento. Oppure alla sua bimba che scala il muro di Gaza appesa a un palloncino. La differenza è abissale. Riflettere sul rapporto fra arte e potere come suggerisce Dal Lago in Graffiti e Mercanti d’aura non è affatto riprendere un tema superato.

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