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venerdì 7 ottobre 2016

FAMIGLIA CRISTIANA CONTRO IL FILM DI FAENZA SULL'ORLANDI

Famiglia Cristiana contro “La verità sta in cielo”, il film di Roberto Faenza sulla scomparsa di Emanuela Orlandi – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – Famiglia Cristiana contro “La verità sta in cielo”, il film di Roberto Faenza sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Famiglia Cristiana attacca il film “La verità sta in cielo” di Roberto Faenza, dedicato alla scomparsa di Emanuela Orlandi.
“Tra le decine di piste sul rapimento della quindicenne – viene scritto – si è preferito attingere a quella del complotto vaticano e alle rivelazioni-spazzatura di personaggi poco credibili che arrivano a infangare persino la memoria del cardinale Agostino Casaroli”. Il lungo articolo pubblicato sul sito web analizza le fonti di un’opera cinematografica “che – sottolinea – ha pretese di docu-fiction”.
Faenza preferisce concentrarsi sulla trama delle indagini e sceglie la tesi precostituita. Delle decine di piste inseguite dagli investigatori in oltre 30 anni di inchieste, tutte concluse con un nulla di fatto, il regista intreccia quelle che finiscono direttamente dentro il Vaticano.
Le più improbabili, ma anche le più adatte a costruire una trama sostanzialmente ideologica, ferocemente anticlericale.
La ipotesi messe in evidenza nel film, secondo Famiglia Cristiana, sono poco credibili perché frutto di rivelazioni di personaggi poco trasparenti.
La prima ipotesi si basa sostanzialmente sulle deposizioni di un pentito della banda della Magliana, seconda il quale la povera Emanuela fu rapita per far pressione sulla restituzione di capitali mafiosi affidati allo IOR di Marcinkus; la seconda attinge alle rivelazioni rilasciate alla giornalista di Chi l’ha visto Raffaella Notariale da Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano e poi donna di Renatino De Pedis, il potente boss dei “Testaccini” (una costola della Magliana), interpretato da Riccardo Scamarcio. Le rivelazioni della donna sono finite in un libro, Segreto Criminale, a cura della giornalista, che nel film compare come una cocciuta eroina dedita alla missione scrupolosa della verità.
Piste che non hanno trovato seguito da parte della Procura di Roma, come tutte le altre del resto, compresa la più concreta, quella del finto rappresentante di una ditta di cosmetici che offre un lavoretto alla povera ragazza, che ne parla alla sorella in una telefonata (l’uomo non è mai stato trovato) e quella celeberrima dei Lupi Grigi di Alì Agca.
La Cassazione del resto lo scorso maggio ha recentemente messo la pietra tombale sulla vicenda Orlandi, archiviando l’inchiesta su richiesta della Procura, nonostante le indagini siano state “estremamente complesse e approfondite”, come scrive il procuratore generale Giuseppe Pignatone.
L’articolo di Famiglia Cristiana sottolinea poi come si sia voluto mettere al centro della vicenda un ritratto del Vaticano pretestuoso e fantasioso, con lo Ior motore di ogni opacità.
Ne “La verità sta in cielo” si è preferito ricostruire le presunte responsabilità del Vaticano nel sequestro di una cittadina vaticana, pescando nel torbido e mescolando prelati, porpore, malavitosi, cortigiane, faccendieri, grandi affaristi, mafiosi e il solito repertorio di sacro e profano, angeli e demoni che ormai da decenni ruota intorno allo IOR.
Un grande classico, potremmo dire, quasi un genere letterario.
Ad alimentare questo genere “noir” che ruota intorno al Torrione Niccolò V, dove ha sede lo IOR, sono state le vicende opache realmenteavvenute e comprovate, come la compartecipazione dell’Istituto per le Opere di Religione nel crack dell’Ambrosiano e il riciclaggio della maxitangente Enichem. Ma bisognerebbe sempre ricordarsi del motto che compare sotto la testata dell’Osservatore Romano, ripreso da Sciascia per un celebre giallo: “Unicuique suum”, “A ciascuno il suo”.
Insomma, accertare le responsabilità e i fatti, discernere il grano dal loglio, distinguere il vero dal verosimile. E lo IOR è il luogo per eccellenza dove si incontrano il vero e il verosimile.
Quanto ai pentiti, è noto che spesso mescolano verità e menzogne, a volte dicono il vero, soprattutto su fatti di cui sono stati protagonisti o testimoni diretti, a volte millantano. il “sentito dire” è una loro specialità.
Lo sanno tutti gli investigatori e i sostituti procuratori del mondo. Lo sanno certamente le Procure di Roma e di Palermo.
In altri ambienti, come nel giornalismo e nel cinema, lo si sa un po’ meno. Si preferisce indulgere nel conformismo mainstream che descrive lo IOR a metà tra un paradiso fiscale e una centrale di riciclaggio, una “money laundry” permanente.
Famiglia Cristiana punta il dito anche contro il personaggio Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano e amante di De Pedis.
Disegnata la cornice del film, ecco entrare in scena la povera Sabrina Minardi, l’ex moglie del calciatore Bruno Giordano poi divenuta amante del boss De Pedis (che la faceva prostituire), ex tossicodipendente, già ricoverata in un reparto psichiatrico per tentato suicidio.
Le dichiarazioni della Minardi raccolte dalla Notariale si intrecciano al grande gomitolo di “dritte” telefonate anonime e quant’altro, offerte da mitomani vari, alcuni dei quali denunciati per autocalunnia, mai comprovate, come quelle che le ossa della ragazza giacessero nella stessa tomba di De Pedis, nella Chiesa di Sant’Apollinare (come è noto, non si trovò niente).
La Minardi, oltre a sostenere che Emanuela fu uccisa e gettata in una torbiera, sostenne che Marcinkus e Roberto Calvifrequentassero un giro di prostitute e festini a base di sesso, droga (e forse rock and roll) cui partecipavano altri prelati e persino il segretario di Stato Agostino Casaroli, uno dei principi della Chiesa di tutti i tempi, l’uomo dell’Ostpolitik vaticana.
Ma del coinvolgimento di Casaroli frequentatore – a detta delle fantasmagoriche rivelazioni della Minardi – di orge e festini – anziché della sua comunità romana dove si rifugiava a tarda sera, dove assisteva, tra gli altri, i ragazzi del carcere minorile di Casal Del Marmo – il film di Faenza non parla, si ferma a Marcinkus e Calvi (che – sia detto sempre per inciso – sarà stato anche un riciclatore e un bancarottiere, ma tutti conoscevano come un uomo riservato e fedele alla moglie, legatissimo alla sua famiglia).
Comunque Faenza questa parte del libro della Minardi la omette. Forse perché a quel punto, leggendo le cose irriferibili su Casaroli il lettore avrebbe potuto cominciare a sospettare che il quadro offerto dal film fosse un tantino esagerato.
L’assunto del film, conclude il settimanale, è quello dell’esistenza di una Chiesa “pre” e una Chiesa “post” Bergoglio, una rigorosamente opaca, torbida e corrotta, l’altra carica di attese e speranza, che poi è “l’interpretazione    conformista mainstream di molti laici che la Chiesa non la conoscono e soprattutto non la capiscono”.

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