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martedì 11 ottobre 2016

ESSERI INUMANI

Clinton-Trump, il peggio a confronto



ALTRENOTIZIE
di Michele Paris 
Il secondo dei tre dibattiti previsti tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti era stato anticipato da due controversie che hanno scosso una campagna elettorale già tra le più avvilenti della storia americana recente. Per i media, lo scontro di domenica notte tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato sostanzialmente più equilibrato rispetto al primo, anche se la vera sfida tra le forze che sostengono i due candidati continua a consumarsi in larga misura dietro le quinte della campagna.

All’ennesimo “scandalo” che ha coinvolto Trump è stato dato come al solito ampio spazio sui media americani. Il miliardario di New York ha dovuto fare i conti con la diffusione di una registrazione del 2005 nella quale quest’ultimo informava il conduttore di una trasmissione della NBC di come sia facile per una celebrità “conquistare” qualsiasi donna desideri.

Le parole utilizzate da Trump sono state a tratti rivoltanti ma, oltre a rientrare probabilmente nel lessico consueto di molti personaggi noti, politici inclusi, con ambizioni da maschio alfa, non sono evidentemente l’aspetto più importante della vicenda. Considerando la predisposizione della stampa e dei network americani a ingigantire storie e rivelazioni con particolari piccanti, assieme alla tendenza della classe dirigente USA a regolare i propri conti tramite scandali sessuali, la notizia della registrazione di Trump è apparsa quasi certamente nel momento in cui poteva causare il danno maggiore alla campagna del candidato Repubblicano.

A un mese dal voto, Trump è stato infatti colpito da una rivelazione su un fatto relativamente trascurabile risalente a oltre un decennio fa, con il preciso scopo di far naufragare la sua campagna e, elemento tutt’altro che trascurabile, di far passare in secondo piano i problemi della sua rivale.

Infatti, i documenti pubblicati venerdì da WikiLeaks e la testata on-line The Intercept su Hillary Clinton sono stati trattati in maniera tutto sommato marginale dai principali media americani. Anzi, quando ne hanno parlato, giornali e televisioni hanno rilevato più che altro l’ingerenza nelle vicende elettorali americane del governo russo, accusato senza nessuna prova di essersi impossessato illegalmente di e-mail e documenti riservati da diffondere per penalizzare la Clinton.

Il materiale reso pubblico nei giorni scorsi riporta il contenuto di alcuni discorsi tenuti da Hillary Clinton, e pagati profumatamente, di fronte a platee selezionate di grandi banche o prestigiosi studi legali. Queste conferenze erano state citate nel corso delle primarie Democratiche dal senatore del Vermont, Bernie Sanders, per denunciare la vicinanza dell’ex segretario di Stato a quegli stessi poteri forti che dichiarava di voler combattere.

La Clinton si era finora sempre rifiutata di rendere noti i contenuti di questi discorsi e le rivelazioni di WikiLeaks ne hanno spiegato la ragione. In uno di questi interventi, ad esempio, Hillary discuteva della necessità per un politico di avere “una posizione pubblica e una privata” su determinate questioni. In altre parole, agli elettori si deve mentire, mentre in privato, cioè con interlocutori privilegiati, si possono esprimere liberamente le proprie intenzioni e idee politiche.

Ancora, Hillary aveva ammesso in un altro discorso di avere “lavorato e rappresentato” innumerevoli individui e istituzioni di Wall Street, a favore dei quali si era adoperata in tutti i modi, così da assicurare che continuassero a “prosperare”. A questo proposito, Hillary assicurava che le regolamentazioni dell’industria finanziaria non avrebbero messo in pericolo il modus operandi di Wall Street, anche perché, ammetteva la ex first lady, la riforma del sistema finanziario approvata dal Congresso nel 2010 era stata scritta in parte proprio con il contributo delle grandi banche.

Il senso di appartenenza di Hillary Clinton alla classe dei super-ricchi era emerso poi in un discorso del 2014, nel quale si descriveva “lontana” dalla classe media americana, nonostante le origini della sua famiglia, vista la vita condotta con il marito e la “fortuna” di cui entrambi possono godere. Proprio grazie a questi discorsi di fronte a ricchi committenti, i coniugi Clinton hanno incassato decine di milioni di dollari a partire dall’addio di Bill alla Casa Bianca nel 2001. In definitiva, le somme erogate ai Clinton rappresentano il compenso per i servizi di entrambi a favore dei grandi interessi economico-finanziari americani.

In un'altra serie di rivelazioni pubblicate da The Intercept, è apparso chiaro come il team di Hillary Clinton operi a stretto contatto con un certo numero di giornalisti negli Stati Uniti che possono garantire una copertura della candidata alla presidenza in termini favorevoli. I rapporti con giornalisti compiacenti anche molto famosi, come Rachel Maddow della MSNBC, George Stephanopoulos della ABC, Wolf Blitzer della CNN e molti altri, sono gestiti in modo tale da ottenere la pubblicazione o la trasmissione di notizie che evidenzino i lati positivi della candidata.

Altre personalità vicine al Partito Democratico vengono inoltre utilizzate come “surrogati” di Hillary, apparendo in trasmissioni televisive dove sostengono il punto di vista di quest’ultima. Simili “esperti” sono talvolta pagati direttamente dalla campagna di Hillary Clinton, senza però che ciò sia reso noto pubblicamente.

La questione della doppiezza di Hillary Clinton e del finto atteggiamento progressista spesso ostentato in campagna elettorale è stata comunque sollevata solo in maniera marginale dai due moderatori del dibattito di domenica alla Washington University di St. Louis, in Missouri. Prevedibilmente, Hillary ha evitato di rispondere alle domande, portando il discorso su altri argomenti.

Uno di questi è stata la Russia, accusata da Hillary di essere dietro agli hackeraggi che hanno portato alla pubblicazione dei documenti riservati da parte di WikiLeaks e The Intercept. La candidata Democratica ha ribadito la sua linea dura nei confronti di Mosca, al contrario di Trump che auspicherebbe una certa distensione delle relazioni bilaterali.

Il precipitare dei rapporti tra USA e Russia e i preparativi per una possibile guerra contro quest’ultimo paese sono da collegare precisamente allo schieramento quasi compatto dell’apparato militare e della sicurezza nazionale americana a sostegno della candidatura di Hillary Clinton.

Trump viene infatti considerato troppo imprevedibile e quindi inaffidabile nel perseguire le politiche di confronto con le potenze che minacciano l’egemonia statunitense nelle aree cruciali del globo. Il timore non è legato tanto alla possibilità che Trump metta in atto le promesse prospettate in questi mesi nell’ambito della politica estera, quanto che la polarizzazione del paese seguita a una sua vittoria nelle presidenziali possa alimentare in maniera pericolosa lo scontro sociale e ostacolare le mire dell’imperialismo USA.

Dietro a Trump vi è indubbiamente una parte della classe dirigente americana, intenzionata a promuovere un progetto di stato sempre più autoritario se non di stampo apertamente fascista, ma la maggior parte dell’establishment lo reputa pericoloso e considera esaurita la sua funzione, volta sostanzialmente a incanalare in direzione populista e ultra-nazionalista il malcontento e le frustrazioni diffuse nel paese.

Lunedì, a dimostrazione dei malumori nei confronti di Trump anche all’interno del suo partito, lo “speaker” della Camera dei Rappresentanti di Washington, Paul Ryan, ha affermato di non essere più disposto a “difendere” il candidato alla Casa Bianca, pur evitando di ritirare l’appoggio ufficiale che gli aveva a stento offerto qualche mese fa.

In questo scenario, è probabile attendersi ulteriori rivelazioni e colpi bassi nelle rimanenti settimane di campagna elettorale tra due delle personalità pubbliche più odiate negli Stati Uniti. Il terzo e ultimo dibattito tra Hillary e Trump andrà in scena invece il 19 ottobre prossimo e sarà ospitato dal campus di Las Vegas dell’Università del Nevada.

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