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mercoledì 12 ottobre 2016

DI MATTEO VA ACCIS! AH!

“A Di Matteo lo devono ammazzare al circolo del tennis”

ARTICOLOTRE
di-matteo3-Redazione– Ancora una volta: l'allarme per la vita di Nino Di Matteo questa volta scatta per l'intercettazione avvenuta nell'auto di un mafioso intento a discutere con la moglie.
 «A quello lì lo devono ammazzare» dice l'uomo alla donna chiedendo che la loro figlia non venga più accompagnata dalla nonna dalle parti del Tc2, il circolo di tennis in via San Lorenzo a Palermo frequentato proprio da Di Matteo.
 Dai toni del dialogo appare chiaro che il progetto di attentato sia più che mai attuale (al circolo sportivo o in qualsiasi altra parte di Palermo) e il Procuratore Capo di Palermo Francesco Lo Voi ha deciso di trasmettere immediatamente gli atti alla Procura di Caltanissetta (che per competenza si occupa delle minacce al magistrato) nonché al Consiglio Superiore della Magistratura.
In realtà i bene informati dicono che nello sviluppo delle indagini ci sia anche un altro riferimento (ancora più allarmante) a un attentato esplosivo.
Nino Di Matteo è stato ascoltato d'urgenza dal CSM e durante l'incontro con i membri della Terza Commissione (che si occupa dei trasferimenti delle toghe) gli è stata prospettata la possibilità di trasferirsi in un'altra città per garantirgli maggiore sicurezza.
Il pm antimafia per ora ha preso tempo, combattuto tra la normale preoccupazione per la propria incolumità e la voglia di non mollare il pesante lavoro che a Palermo, da anni, lo vede impegnato nello scoprire i reali passaggi tra Stato e mafia all'epoca delle stragi.
L'ultimo allarme comunque si inserisce perfettamente in quanto già raccontato dai pentiti. Vito Galatolo aveva già detto che Matteo Messina Denaro in persona avesse dato il via libera per l'attentato tramite una lettera che inoltre garantiva anche non meglio precisate "coperture": «A Cosa Nostra non conveniva fare queste cose, sarebbero tornati gli anni ’90 con gli arresti e l’esercito nelle strade, ma c’era l’ordine che si doveva fare. Il fatto delle coperture che erano presenti era proprio scritto nella lettera. Era scritto che facendo quell’attentato non ci dovevamo preoccupare perché questa volta non sarebbe stato come negli anni ‘90 e saremmo stati coperti. E quindi abbiamo accettato» ha dichiarato il collaboratore di giustizia che già nel 2014 raccontò dell'acquisto di 150 chili di tritolo che la mafia avrebbe acquistato per uccidere Di Matteo.
A marzo del 2015, proprio al circolo di tennis Tc2 di cui si fa riferimento nell'ultima intercettazione, alcuni ragazzi avevano notato la presenza di alcuni uomini armati vicino al cancello dell'ingresso secondario abitualmente usato dalla scorta del giudice.
 Alcuni testimoni oculari riferirono in quell'occasione che una delle armi notate fosse provvista di mirino aprendo scenari diversi anche rispetto all'esplosione violenta come mezzo di eliminazione. Del resto dalle parole dei pentiti si evince che tra le ipotesi di strategie da utilizzare per eliminare il giudice scomodo ci fosse anche l'utilizzo di armi da fuoco sia su Palermo sia su Roma.

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