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lunedì 3 ottobre 2016

COLOMBIA E FARC HAN DECISO DI NON FARE PACE

Colombia senza pace, no all’accordo con le Farc

A sorpresa vince il No al referendum che doveva ratificare l’intesa. Una sconfitta per il presidente Santos e per il capo dei guerriglieri Timochenko
REUTERS
La delusione dei sostenitori del Sì

LA STAMPA 03/10/2016
Niente di fatto e la pace, adesso, sembra molto più lontana. Con uno stretto margine di 60.000 voti e un’affluenza relativamente bassa, i colombiani hanno votato No al referendum che doveva ratificare gli accordi di pace firmati una settimana fa tra il presidente Juan Manuel Santos e le Farc. L’intesa, raggiunta dopo 4 anni di trattative a Cuba grazie anche all’aiuto di diversi mediatori internazionali, non ha ottenuto l’appoggio della popolazione e ora si ritorna da capo, con uno scenario che preoccupa tutti.  

La vittoria del No è stata una sorpresa, già che tutti i sondaggi pronosticavano un ampio margine a favore del trattato. L’ago della bilancia sono state le regioni del paese dove storicamente si è mossa la guerriglia, ad iniziare da Antioquia, con capitale Medellin, dove due terzi dei votanti hanno detto No. Dove la guerra è stata più forte, le Farc controllano ancora oggi vaste regioni del paese, la gente non si è fidata e ha votato No. Si tratta di una grande sconfitta per Santos e per il leader delle Farc Rodrigo Timochenko, dati entrambi in pole position per aggiudicarsi il Premio Nobel della Pace questa settimana, ma anche un gigantesco passo indietro per un paese attraversato da 52 anni di guerra.  

«Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia mantengono la propria volontà di pace e ribadiscono di essere disponibili a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro», commenta a caldo Timochenko che sottolinea il «profondo dispiacere sul fatto che il potere distruttivo di chi semina odio e rancore abbia influito sull’opinione pubblica colombiana». Mentre Santos rilancia: «Il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo, non mi arrenderò e cercherò la pace fino all’ultimo giorno del mio mandato».  

A cantare vittoria è soprattutto l’ex presidente Alvaro Uribe, nemico giurato della guerriglia ed unico grande leader nazionale a schierarsi contro l’accordo. Dal fronte del No hanno sempre detto di non essere contro la pace, ma contro alcuni punti, i più polemici, raccolti nelle 297 pagine dell’intesa, come l’assegnazione di 5 seggi di diritto in parlamento al futuro “partito delle Farc” o la possibilità di amnistie ed indulti per alcuni dei crimini commessi durante il conflitto. Il panorama, ora, si fa complicato. Santos ha più volte detto che non è possibile tornare indietro rispetto a quanto accordato fra le parti, le Farc hanno fatto capire che la decisione di abbandonare le armi è irreversibile, ma senza le garanzie e i benefici dell’accordo difficilmente accetteranno di abbandonare la selva. Deludente anche l’affluenza, ha votato poco più di un terzo dei 35 milioni di aventi diritto. Tra timori, indifferenza e diffidenze, la Colombia ha preferito non salire sul treno della pace proposta dal governo ed ora tutti gli scenari sono possibili.  

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