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venerdì 7 ottobre 2016

CAPROTTI: NON DATELA ALLA COOP

Esselunga, l’ultimo desiderio di Bernardo Caprotti: «Non datela in mano alle coop»

Bernardo Caprotti testamento

Il testamento del patron dei supermercati italiani curato nei minimi dettagli per porre fine alle faide familiari

Esselunga non dovrà mai finire nelle mani delle Coop. Questo l’ultimo desiderio di Bernardo Caprotti. Sta tutto scritto nero su bianco, nel testamento del patron della più grande catena di supermercati tricolore. Pagine che spartiscono azioni, soldi, case, castelli, quadri, Bentley e fucili da caccia tra i familiari di Caprotti, in lotta da anni.“Attenzione – mette nero su bianco nelle ultime due righe del documento di 13 pagine che la Repubblica ha potuto esaminare -: la società è privata, italiana, soggetta ad attacchi”. Le sue ultime volontà sono così precise: Supermarkets Italiani, fa verbalizzare dal notaio, “può diventare una Coop. Questo non deve succedere”. Meglio cercare un alleato o un compratore all’estero. Trovando all’azienda “quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale”. Quale? Caprotti lascia pochi spazi di manovra a chi verrà dopo di lui: “Ahold (colosso olandese della grande distribuzione, ndr) sarebbe ideale. Mercadona (rivale spagnolo) no”.
Il documento steso il 9 ottobre 2014 nello studio Marchetti è una fotografia impietosa e cruda della Dinasty Esselunga. “Dopo tante incomprensioni e tante, troppe amarezze – dice il testamento – ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti, in primis le diecine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi”. La spartizione del capitale (70% di Esselunga e 55% dell’immobiliare a Giuliana Albera e a sua figlia Marina, il resto in parti uguali ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta) garantisce una chiara guida azionaria al gruppo. “Famiglia non ci sarà – scrive realista Caprotti -. Ma almeno non ci saranno lotte. O saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate”.Caprotti ha fatto le cose in modo certosino:
L’uscita di De Gennis, arrivata dopo che l’imprenditore ha cacciato il figlio Giuseppe, fa deflagrare anche il litigio con Violetta, che fino ad allora era rimasta al fianco del padre. La famiglia si spacca, e Bernardo decide di nominare “mie eredi universali in parti uguali tra loro, mia figlia Marina e mia moglie Giuliana”. La moglie e la figlia, ottengono così il controllo di Supermarkets Italiani, la holding che controlla Esselunga, e il 55% della Villata, l’immobiliare che raccoglie uffici, magazzini e supermercati. I figli di primo letto Giuseppe e Violetta si spartiscono quindi il restante 30% di Esselunga e il 45% dell’immobiliare. “Non sono stato molto premiato per quanto ho fatto, o ho cercato di fare, a favore di Giuseppe e Violetta – scrive Bernardo nelle sue ultime volontà – svantaggiati dalla legge italiana rispetto a Marina e alla madre”.
Questa scelta sancisce la gestione e impedisce ai figli di primo letto di avere la minoranza di blocco sui supermercati. Ma c’è di più perché avendo rispettato la legge di successione, che prevede che ogni figlio abbia per legittima almeno il 16,6% del patrimonio, non dà appigli a Violetta e Giuseppe di fare nuove cause.
(in copertina foto ANSA / MATTEO BAZZI)

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