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sabato 8 ottobre 2016

BRUCIATA VIVA PERCHE' NON C'E' STATA

Tenta di evitare le avance, 28enne muore nel rogo appiccato dal suo aggressore

ANSA
Lamiae Chriqi, 28 anni

LA STAMPA 08/10/2016
È morta bruciata nella sua casa sulle colline di Pistoia, intrappolata in un bagno dove cercava rifugio dall’uomo che aveva respinto e che ha appiccato il fuoco usando una bombola del gas. A ricostruire così quello che all’inizio era sembrato un tragico rogo accidentale costato la vita giovedì scorso a Lamiae Chriqi, 28 anni, marocchina, sposata con un connazionale, è stata la squadra mobile di Pistoia che nella tarda serata di ieri ha fermato un richiedente asilo pachistano, Hussain Afzal, reo confesso, dopo un lungo interrogatorio, non sul movente però. 

Omicidio e incendio doloso le accuse contestate all’uomo, un anno più grande della vittima di cui era amico, così come del marito: si erano conosciuti e si frequentavano dopo essersi ritrovati a vivere dirimpetto nella frazione di Sammommè, la coppia in un appartamento, il pachistano, da un anno, nell’albergo Arcobaleno che accoglie un’ottantina di richiedenti asilo. Migranti che hanno contribuito alle indagini. Il pachistano, per la polizia, aveva cercato di crearsi un alibi, intervenendo tra i primi soccorritori e allertando il marito di Lamiae. Aveva pure raccontato che giovedì era stato tutto il giorno nell’albergo, a letto: altri ospiti lo hanno smentito. Tra loro qualcuno ha anche riferito di aver visto allontanarsi una figura dalla casa, un’ombra secondo una teste italiana. Che qualcun altro fosse in quell’abitazione è emerso anche dalle parole della vittima, nella telefonata fatta col cellulare per chiedere aiuto, una volta ripulita dai rumori la registrazione. 

Dopo quella chiamata, arrivata al 112 e poi per competenza territoriale girata al 113, l’invio dei soccorsi è stato immediato, si spiega, ma causa le distanze ci sono voluti 20 minuti prima che arrivassero. Lamiae è stata trovata morta nel bagno, al seminterrato della casa, dove si era chiusa a chiave e dove non ha avuto scampo: la stanza ha una finestrella di appena 20 centimetri mentre davanti alla porta, per la polizia, Afzal ha provocato l’incendio dopo averci portato dalla cucina una bombola del gas, tagliato il tubo con un coltello e aperto la valvola, non prima di aver dato fuoco a un foglio di giornale e averlo buttato a terra. Tutto, spiega ancora alla polizia, sarebbe nato da un litigio tra i due. Sul motivo l’uomo avrebbe sostenuto che la donna non voleva rendergli il passaporto, ma al momento non ci sono riscontri. Gli investigatori sono convinti invece che fosse invaghito della vittima e abbia tentato un approccio: il rifiuto avrebbe scatenato la sua furia. Sulla mano della vittima sarebbero state rilevate anche delle ferite da taglio: non è chiaro se le abbia inferte il pachistano e se la donna si scappata in bagno per sfuggire ai colpi.  

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