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martedì 18 ottobre 2016

IL 13mo EMENDAMENTO USA

13° Emendamento USA: razzisti fin dalla Costituzione – Al di là del Buco

abbattoimuri – 13° Emendamento USA: razzisti fin dalla Costituzione.
Questo documentario lo trovate su Netflix anche in Italiano, per chi volesse vederlo. L’inglese rende comunque bene anche le inflessioni dialettali, il tono usato, per esempio: Nixon=Trump ma Reagan=Clinton (marito).
Questo si spiega per via di un codice di comunicazione, un linguaggio fatto di ritmi, pause, elevazione vocale su alcune parole, usati in fasi alternate della storia degli Stati Uniti D’America.
Trump può ben utilizzare una maniera che altri giudicherebbero obsoleta, puntando su Law&Order, e Clinton, tuttavia, non ha potuto fare a meno di compiere lo stesso errore compiuto dai centro/sinistrorsi nostrani (vedi Pd, che non ha inventato niente ma ha solo copiato), facendo a gara a chi fosse più di destra e a chi promuovesse leggi più razziste e repressive.
Vado con ordine. C’era una volta la schiavitù dei neri. Ricordate quelle persone vittime della tratta degli schiavi condotta da chi ha colonizzato il nuovo mondo? In realtà dopo l’abolizione della schiavitù si trovò il modo di farla persistere attraverso un passaggio del 13° emendamento della costituzione americana in cui si dice che nessun nero è schiavo a meno che non sia un criminale. 
Da quel momento in poi si diede inizio alla carcerazione di moltissime persone nere che in carcere diventavano schiavi dello Stato. Erano condannati ai lavori forzati, e tante società, anche molto più di recente, hanno continuato a usare carcerati per la fabbricazione di prodotti da rivendere al pubblico con un lauto guadagno.
La popolazione nera fu dipinta dai media, film, cronache, giornali, come criminale. Una comunicazione degna di Goebbels.
Essere neri bastava ad essere schiavi ma ora serviva qualcosa di più e fu così che demonizzarono le vittime di razzismo. I neri venivano dipinti come stupratori di povere bambine bianche, ladri, malfattori, molestatori abituali, e le donne bianche vennero usate moltissimo per criminalizzare i neri. Le carceri divennero luogo di compensazione economica per la ricostruzione di un Sud sconfitto che non riusciva a risollevarsi pagando i dipendenti onestamente.
Quando la schiavitù carceraria non fu più sufficiente a incrementare le risorse economiche di vari Stati, giacché moltissime famiglie di neri, libere, attendevano di occupare un posto di lavoro, allora venne il tempo della segregazione razziale. La lotta alla “criminalità”, per la “sicurezza” della gente bianca, fu il pretesto per relegare i neri al secondo, anzi, all’ultimo posto.

Il razzismo divenne legale al punto che il KKK potè inaugurare una nuova stagione di terrore, anche dopo la fine della schiavitù, con linciaggi e impiccagioni di uomini neri sospetti anche solo di aver guardato una donna bianca.
Criminale era colui o colei che disobbediva alle leggi razziali.
Chi decideva di occupare posti in autobus riservati ai bianchi, chi pisciava nei cessi dei bianchi, chi entrava nei bar dei bianchi.
Giovani uomini e donne furono arrestati perché volevano andare a scuola con i bianchi, e giammai comunque la popolazione nera potè esprimere diritto di cittadinanza perché qualunque accusa era sufficienze a rendere indesiderabile chiunque tra loro.
La segregazione si concluse con morti e feriti, neri, con leaders arrestati e assassinati e fu allora che la politica reazionaria guidò le masse verso una nuova crociata che tendeva a individuare chiunque lottasse per i diritti civili, i diritti umani, per poi accusarli di qualche crimine.
Fu Nixon che inaugurò la stagione di guerra alla droga per incarcerare gente nera, studenti, pacifisti, omosessuali, donne, militanti per i diritti civili, facendoli passare per drogati.
Le celle si riempirono di persone accusate per il solo possesso e invece che trattare la questione come problema sanitario divenne una questione di ordine pubblico e sicurezza.
Fu quello il momento in cui si smantellò gran parte del welfareperché, secondo i repubblicani, all’epoca, erano diventati organi assistenziali per ladri, drogati, delinquenti, criminali, a spese della collettività.
La privatizzazione del welfare diventò un altro cavallo di battaglia. Continuare a battere sul tasto della criminalità poi, per Reagan, fu un modo per incrementare ancora la popolazione carceraria. Non solo. Clinton si mise sullo stesso piano e da Presidente, non solo fu morbido su proposte di riaffermare la Pena di Morte, ma firmò leggi che segnavano la fine della libertà di un individuo dopo tre reati, piccoli o grandi che fossero.
C’era poi la legge sul minimo obbligatorio, ovvero l’obbligo di far scontare all’accusato l’85% della pena. In televisione ci facevano vedere telefilm con processi fatti di giudici e giurie ma nella realtà la maggior parte delle volte non si arrivava affatto al processo, perché troppi erano gli accusati per un sistema di giustizia in cui tutto pesava sul piano penale, ma si obbligavano gli accusati a patteggiare anche per reati non commessi.
Bastava terrorizzarli con la minaccia di una pena molto più lunga. Bastava anche mandare in carcere gente nera, non in grado di pagare nessuno, in attesa di processo, per poi vederli ammettere una colpa non vera solo per poter mettere un piede fuori dal carcere in tempi decenti. Il carcere toglieva comunque diritto di voto, possibilità di frequenza di college, borse di studio, lavoro, futuro.
Una condanna equivaleva ad una espulsione dalla società civile, diritti sociali e sanitari inclusi. Non c’era nessuno che assicurasse in termini sanitari un potenziale deceduto, perché se vai in carcere e seppure ne esci chi può scommettere su di te?
Nel documentario non si parla di una cosa che accadde e se ne parla altrove: fino agli anni ’90, in alcuni Stati, nelle carceri si praticava la sterilizzazione forzata, senza informazione né autorizzazione da parte della diretta interessata, di una considerevole quantità di donne nere o latine.
La razza bianca andava comunque preservata in qualunque modo. Con Clinton il business delle carceri private, liberalizzate in quel periodo, subì un incremento.
Più gente in carcere e più guadagnavano le imprese carcerarie.
L’industria carceraria, altrove definita del “salvataggio”, fu alimentata e legittimata anche da donne di destra e centro sinistra che appoggiarono leggi liberticide usando ancora, come sempre, il tema della violenza sulle donne.
Solo il femminismo intersezionale, all’epoca rappresentato dalle femministe afro americane, intuì che le bianche e borghesi stavano imboccando una strada in supporto alle politiche repressive conservatrici e razziste.
La stessa Clinton supportò il marito, che pure ultimamente ha detto di essersi sbagliato e ha chiesto scusa pubblicamente alla gente nera riunita nel movimento Black Lives Matter.
Per quel che mi riguarda Clinton resta comunque l’ala più reazionaria del partito democratico e viene scelta in quanto centro quasi destra perché il securitarismo è la scìa politica nella quale seguono a ruota il discorso dei vari Trump. I diritti civili non gli interessano a meno di non considerare quel che riguarda comunità comunque ricche o con considerevoli movimenti ampiamente riconosciuti alle spalle (questo è il caso dei gruppi lgbt). Trump è sicuramente peggio ma tant’è.
Con la privatizzazione delle carceri la popolazione carceraria divenne il doppio e poi il triplo, fino al 2014 in cui sono passati da 500.000 in tutto il paese, negli anni sessanta circa, ai duemilioni e passa tra i quali il 40% di gente nera, gran parte di gente latina, moltissimi immigrati “clandestini” fermati solo perché senza “carta”, utilissimi a incrementare il business, del 2014.
Prima la tratta, poi la schiavitù, poi la criminalizzazione razzista, poi la segregazione, poi la carcerazione, poi neri e latini furono rinchiusi in nuove strutture, ancora private, che cambiavano nome ma erano ugualmente galere.
Ospitavano e ospitano migranti, un po’ come i nostri cpt, poi cie, dove famiglie intere vengono rinchiuse solo perché stranieri. E lì vengono obbligati a restare per molto tempo perché a rispedire subito indietro quella gente non camperebbero le varie imprese coinvolte.
Quella che dà medicinali e cure mediche, a pagamento, poi il catering, poi la sorveglianza, le armi, la polizia, l’edilizia da aggiustare o con strutture da ampliare, le associazioni sponsorizzate, e via di questo passo.
Nelle prigioni la gente è stata stipata con moltissime persone rinchiuse nella stessa cella. Per risparmiare non c’erano cure mediche adeguate, nessun intervento chirurgico, gente crepata di galera senza una spiegazione, gente “suicidata”, cibo avariato o con vermi servito da società più che finanziate, e tutto ciò ancora grazie a leggi che garantivano questo carico di affari e introiti di denaro interrotti solo nel caso in cui un nero invece che in galera sceglieva, per obbligo, di farsi ammazzare in guerra, costretto a servire un paese che non gli riconosceva alcun diritto civile, diritto di voto incluso.
Il documentario cita spesso l’Alec, gruppo di persone che si occupano di redigere e proporre leggi che vengono stampate in copia per i vari stati, dove cambia appunto solo il nome dello stato, e usate da politici che dicevano di essersele scritte da soli. Di quella struttura, non so come definirla, fondazione, associazione di lobby-sti, facevano parte, o meglio, a quella associazione aderivano varie imprese, multinazionali, le quali presero le distanze quando la questione venne fuori.
Prima di allora però tra quelle imprese c’era quella che possiede e gestisce la maggior parte delle carceri e si deduce che il pacchetto di leggi votato in epoca Clinton e dintorni sia stato proposto nel loro interesse. Oggi, spiegano comunque le maggiori personalità che si occupano di diritti dei neri, il business ha cambiato direzione.
Improvvisamente l’Alec converte le proposte in direzione di un alleggerimento della popolazione carceraria al fine di imprigionare la gente in casa propria. Così si vede che ad investire su alcune strategie è la società che si occupa del segnale gps per le cavigliere e i braccialetti elettronici.
E’ la sorveglianza casa per casa, con metodi di controllo da grande fratello, che va per la maggiore, sebbene le galere continuino a fatturare moltissimo ai danni della popolazione nera e latina.
Ad essere finanziate, come sempre, sono le polizie che fanno un continuo marketing istituzionale e si comportano da industria privata. Se prima era eletto lo sceriffo poi così fu per il procuratore, il potere, con Clinton, passò alle polizie e al pubblico ministero che svolgeva, per l’appunto, i patteggiamenti preventivi.
Segue poi il capo della polizia che è strettamente collegato alla politica. Così i finanziamenti, in dotazioni di armi, in numero di uomini, in un costante incremento di metodi repressivi e di violazioni dei diritti delle persone, con maggiori violazioni, in questi anni, non solo ai danni di neri e latini ma anche delle comunità arabe e musulmane, hanno rappresentato il punto di non ritorno nell’autorizzazione, nella legittimazione, di metodi di controllo razziale di bianchi, cristiani, occidentali, contro neri, latini, musulmani, arabi.
Sono sempre i neri che in maggior numero vengono uccisi dalla polizia e non c’è nulla da sorprendersi per i pestaggi immotivati, per le uccisioni perpetrate da poliziotti contro ragazzini neri, per il razzismo che si concretizza in una brutale applicazione della “legge”.
Una legge razzista e disumana, perché “legale” non è sinonimo di “giusto”, e questo dobbiamo saperlo bene pure noi che vediamo criminalizzate persone che Mercato economico e Stato vogliono vedere criminalizzate perché dissenso e opposizione non sono tollerati dai sistemi di potere economico e istituzionale.
Il movimento Black Lives Matter, continua oggi a denunciare quel che da sempre i neri denunciano. Il punto vero è che quel che avviene accadeva anche ieri, solo che oggi la sorveglianza globale, la tecnologia, può anche diventare un boomerang per il potere repressivo.
La polizia non può continuare a spacciare per buona l’immagine della forza al servizio della gente quando in realtà giustifica e protegge, omertosamente, assassini razzisti che al suo interno trovano rifugio.
Oggi un pestaggio finisce su youtube, un assassinio può essere filmato in video e diffuso, può essere fotografato, ed è per questo che i poliziotti, anche negli Stati Uniti, vanno a distribuire legnate nei quartieri neri dove scatta la ribellione ad ogni assassinio di un ragazzo innocente, con tanto di casco che li rende irriconoscibili.
Sapete qual è l’ulteriore investimento legislativo che oggi si propone? Il divieto di postare immagini e video, che subiscono un sequestro, se sono classificate come “prove” di un crimine. Il divieto è reso possibile anche per via di leggi “antiterrorismo”, tanto per dire. Perché l’arma migliore per far legittimare leggi liberticide è la paura, il terrore. La presunzione di colpevolezza vale per gli assassinati e quella di innocenza per gli assassini in divisa.
Così le prove restano bloccate per molto tempo o vengono oscurati i video se pubblici. Peccato che la rete sia una cosa globale e a volte il trucco non gli riesce. Peccato anche che comunque, da noi, in Europa, per esempio in Spagna***, esiste già la legge sul divieto di dissenso in video e di diffusione di immagini che ritraggono la polizia che picchia.
Poi dicono che il dittatore è Erdogan o che il problema è il fanatismo dell’Isis… vedete un po’ voi.
Ps: in Italia si discute di braccialetti elettronici, di domiciliari, di finanziamenti alle polizie frontaliere, per il controllo dell’immigrazione, esistono i luoghi di custodia dei migranti, esistono galere che esternalizzano contratti, alla privatizzazione qualcun@ vuole arrivarci. per ogni cattiva fama che le forze dell’ordine guadagnano con la diffusione di mattanze e pestaggi, di folle o individui, compensa il continuo marketing istituzionale di chi inserisce ad ogni notizia di cronaca la foto di un’auto o una divisa, invece che del numero da fare per chiamare aiuto, che so, il telefono rosa per la violenza sulle donne. ma di tutto questo e oltre vi abbiamo già parlato.
***In Spagna se si posta sui social un video anche solo di un vigile che fa una multa ad una macchina si rischiano fino a 30.000 euro di multa. Manifestare senza autorizzazione si rischia fino a 600.000 euro di multa.

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