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venerdì 14 ottobre 2016

SU DI MATTEO

Lo Stato, tardi e male, si ricorda di Nino Di Matteo

ARTICOLOTRE
di matteoR.C.- Parrebbe che lo Stato si sia reso conto che il dottor Nino Di Matteo è in serio pericolo di vita.
Il progetto criminale atto a farlo saltare in aria è sempre più concreto e reale e lo Stato avrebbe anche trovato una soluzione per lui: abbandonare Palermo, dimenticare la trattativa Stato-mafia. E’ quanto viene richiesto a Nino Di Matteo anche dalla massima carica dello Stato, il presidente Mattarella paternamente consiglia al magistrato antimafia “Vattene da Palermo, lascia perdere tutto”: ecco come le istituzioni intendono proteggere il magistrato più esposto, più snobbato e dileggiato dai tempi di Falcone e Borsellino.
Il Csm sta valutando l’ipotesi di trasferimento. In sordina naturalmente, vista l’assenza di rilievo data dai media. Ha convocato d’urgenza Di Matteo a Roma e senza tanti giri di parole, l’organo di autogoverno dai giudici gli ha comunicato che per lui restare a Palermo è troppo rischioso, strappandogli l’impegno di decidere entro e non oltre un mese.
Davvero una grande pensata per chi è stato minacciato da Totò Riina “Quello deve fare la fine del tonno” e Matteo Messina Denaro avrebbe dato il via libera al’esecuzione di un altro ‘attentatuni’ con 200 chili di tritolo nascosti da qualche parte e pronti per il dottor Di Matteo.
Lo stesso Csm che respinse con motivazioni quantomeno imbarazzanti, e per ben due volte, le domande presentate dal magistrato di entrare a far parte della Procura nazionale antimafia.
Ciò che fa specie è che Sergio Mattarella, presidente del Csm, abbia dato il via libera.
Anche se va dato atto che la situazione di pericolo per la vita di Nino Di Matteo si sia aggravata in maniera insostenibile e l’unica risposta di cui si è capaci ha un sapore amaro, ovviamente meno che per i paladini dell’antimafia che hanno fatto dell’osteggiare il magistrato una ragione di vita.
Già vediamo esultare il professor Fiandaca, colui che ha definito la Trattativa Stato-mafia “un processo boiata” che tanto è costato ai contribuenti.
Se Di Matteo, come auspichiamo, decidesse di non mollare, si prepari alle accuse di protagonismo e di incoscienza, lo incolperebbero anche di esporre a rischio la sua scorta, così come se lecitamente accettasse il trasferimento, “vigliacco” sarebbe l’insulto meno greve.
Una vicenda che lascia soprattutto una gran nausea.

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