IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

sabato 1 ottobre 2016

ABBONAMENTI TRAPPOLA SU SMARTPHONE

Abbonamenti trappola sullo smartphone: ecco come difendersi

Boom di servizi a pagamento (oroscopo, musica e giochi) non richiesti. Scattano in automatico navigando con il cellulare. I consumatori chiedono l’intervento dell’Autorità

LA STAMPA 01/10/2016
Abbonamenti mai richiesti all’oroscopo o ai giochi e alla musica online ma anche applicazioni fantasma che, a totale nostra insaputa, prelevano periodicamente soldi dal credito telefonico. Il fenomeno dei servizi a pagamento, mai richiesti dall’utente, è in continua evoluzione e cresce a tappeto. «Nell’ultimo anno abbiamo registrato un vero e proprio boom di casi» dicono dall’Aduc. La gran parte delle lamentele, raccontano dall’associazione di consumatori, riguarda l’operatore Tre Italia. Ma anche gli altri grandi operatori, da Wind a Tim, fino a Vodafone, praticano questa via.  

Le trappole sugli smartphone  
Il caso più frequente è quello dei servizi «premium» attivati inavvertitamente navigando in Internet con il proprio smartphone. Basta un attimo e, da una pagina web che stiamo consultando parte il collegamento a un altro sito su cui viene attivato l’abbonamento. Anche i banner, vale a dire le pubblicità online, possono trasformarsi in tranelli che ci rifilano pagamenti periodici. Non servono consensi, né carte di credito, tutto parte automaticamente e in un istante ci ritroviamo a pagare. Le società a cui finiscono questi soldi, di solito importi piccoli intorno ai 5 euro alla settimana o al mese, sono esterne agli operatori di telefonia che quindi si giustificano dicendo di non c’entrare nulla. Ricevono però una percentuale per ogni cliente che pagherà il servizio. Tre ci dice di aver «introdotto a febbraio, unico fra tutti gli Operatori italiani, un nuovo sistema di sicurezza e controllo, denominato Vas Shield». Le lamentele però pare non siano diminuite.  

Il blocco preventivo  
Per difendersi, bisogna innanzitutto disattivare i servizi premium, quelli aggiuntivi a pagamento. Basta chiamare l’assistenza del proprio operatore telefonico e chiedere il blocco totale di questo tipo di attività. Successivamente occorre però verificare che l’operatore abbia davvero eseguito questa richiesta. In molti casi, infatti, la telefonata di disattivazione è finita nel vuoto. Le associazioni di consumatori stanno chiedendo da tempo che questo tipo di servizi venga disattivato a monte, come successo con l’899 ai tempi dei modem per navigare. «Ci sembra ormai l’unica strada per interrompere davvero questo spiacevole tipo di attività» dicono dall’Aduc. 

Da poco poi è scattata tutta una seri di nuovi pagamenti extra che, quasi sempre, vengono comunicati dagli operatori via sms. È il caso per esempio del servizio di navigazione 4G che da poco è a pagamento con alcuni operatori. Oppure delle extra tariffazioni per chi va all’estero. L’unica difesa ormai è quella di pattugliare attentamente ogni comunicazione e ogni sms che si riceve dalla propria compagnia telefonica. Potrebbe contenere una nuova spesa (e, in alcuni casi, le istruzioni per non pagarla). 

Come riavere indietro i soldi  
Non tutti sanno che si possono riavere indietro le somme scalate indebitamente dal nostro conto telefonico. Anche quelle di importo bassissimo. L’iter è semplice e nella stra grande maggioranza dei casi porta a un risultato positivo. La strada da percorre è fatta di più tappe. La prima è quella di inviare un reclamo alla compagnia telefonica e intimarla a restituire i soldi entro un certo periodo di tempo.  

Se non succede nulla si chiede l’intervento del Corecom, il Comitato regionale per le telecomunicazioni. Si può fare tutto online (sul sito di questo organismo c’è il modulo per la richiesta). Una volta fatta la richiesta di intervento si verrà convocati per la conciliazione tra le due parti (di solito la convocazione avviene via e-mail). In udienza si cerca l’accordo (per esempio, con la richiesta di restituzione della somma addebitata e con il riconoscimento di un piccolo risarcimento). Se la conciliazione non porta a nulla perché la compagnia fa orecchie da mercante, allora si procede con la richiesta di definizione davanti al Corecom. Questa diventa esecutiva con tanto di azione forzata. A quel punto la compagnia deve operare.  

La denuncia  
C’è anche un altro passo importante che le associazioni di consumatori caldeggiano molto: presentare una denuncia all’Antitrust ogni qual volta ci si ritrova con addebiti non richiesti. È una procedura molto semplice e non prevede perdite di tempo (sul sito dell’autority c’è l’apposita sezione per le segnalazioni online). «Più sono le lamentele legittime che arrivano al garante e più probabile è che questo agisca e sanzioni le compagnie telefoniche» spiega Pietro Moretti, vicepresidente Aduc. 

Nessun commento:

Posta un commento