IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

martedì 4 ottobre 2016

10 ANNI DI WATILEAKS

10 anni di Wikileaks: come Assange ha rivoluzionato il mondo dei media

Sfida a viso aperto al potere e ai media mainstream: nonostante le contraddizioni di Assange ha contribuito innegabilmente a cambiare il modo di fare informazione
Julian Assange

Julian Assange

globalist4 ottobre 2016
Sono passati 10 anni da quando Wikileaks ha fatto la sua comparsa sul web: creato dall’hacker-giornalista australiano Julian Assange, la piattaforma ha svelato scandali e segreti, attraverso la pubblicazione online di file top secret rubati alle cancellerie e varie istituzioni in giro per il mondo e caricate su un server segreto, nascosto nella remota Islanda, al riparo dalle vendette di 007 o dei governi

In 10 anni di attività, Wikileaks è riuscito a mettere in pratica la sua “rivoluzione”, sfidando a viso aperto il potere e i media mainstream, cambiando anche il modo di fare giornalismo. Diviso tra detrattori e sostenitori, suscitando da sempre polemiche e perplessità ma anche entusiasmo, il sito è ormai un un marchio di fabbrica, capace di dare una scossa all'informazione online: con le sue scomode verità ha fatto infuriare superpotenze, magnati, consigli di amministrazione dei finanziari. Ma suscitando anche polemiche e perplessità.

L’organizzazione Julian Assange - un uomo che come sostengono i suoi fan si è messo "al servizio della verità" - è passata dall'essere aperta e “anarchica” a un sistema sempre più strutturato, affidato ormai a gruppi di giornalisti investigativi in giro per il mondo e quindi sempre meno “fuori controllo”.

Assange è da 10 anni ormai nell’occhio del ciclone e si è anche dovuto difendere da diverse accuse come quella dei presunti abusi sessuali (avrebbe rifiutato di usare il condom con due donne svedesi che in precedenza avevano avuto rapporti consenzienti con lui), contestatigli dalla procura di Stoccolma. Accuse che dopo la richiesta di estradizione arrivata dalla Svezia al Regno Unito, dove l'attivista passava gran parte del tempo, l'hanno spinto a cercare e ottenere nel 2012 asilo politico nel rifugio-prigione dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Secondo i fan di Assange questa odissea giudiziaria è frutto delle macchinazioni di chi - Usa in testa - vorrebbe fargliela pagare. L’ideatore di Wikileaks infatti non ha mai nascosto il suo timore di essere estradato e finire in un carcere di massima sicurezza americana, proprio per le continue pubblicazioni di segreti militari e diplomatici di Washington: da quelli sulla 'guerra sporca' in Iraq nel 2010 fino ai 'cables' che non hanno risparmiato l'amministrazione Obama e soprattutto Hillary Clinton, ex segretario di Stato, oggi candidata democratica alla Casa Bianca. Lo scontro fra lei e Assange, alimentato in ultimo dallo stillicidio di rivelazioni sulle trame e i trucchi elettorali del Partito Democratico pubblicate dal sito, è destinata ad acuirsi. Forse persino ad arrivare ad uno 'showdown' qualora Hillary conquistasse la presidenza. Tanto più che in quest'ultima 'battaglia' Wikileaks si è ritrovato solitario o quasi rispetto ai tempi in cui giornali liberal quali il Guardian o il New York Times, gli facevano da sponda.

Negli anni lo stesso Julian è passato del resto dall'essere dipinto come una sorta di eroe senza macchia dell'informazione digitale a finire sotto la lente d'ingrandimento di chi ne sottolinea - per ragioni più o meno disinteressate - le molte contraddizioni. A dipingere un altro ritratto di Assange è stato il film “Quinto Potere”, dedicato all'ascesa di Wikileaks, in cui a un certo punto la storia viene raccontata attraverso il filtro della smania di protagonismo attribuita all'attivista australiano che, offuscato dal successo, sembra divorare ogni misura e limite etico fino a legittimare il 'sacrificio' di alcune fonti dei 'leaks' in nome dei segreti da rendere pubblici. Emblematica in questo senso la vicenda di Chelsea Manning, il soldato transgender dell'esercito americano condannato a 35 anni di carcere militare per aver passato al sito anti-segreti oltre 700 mila documenti diplomatici e militari top secret: vicenda che in effetti ha segnato agli occhi di alcuni una perdita di 'lustro' per Wikileaks, per la sua coerenza e la sua credibilità.

 Non è un caso che proprio nel 2013 Edward Snowden, ex analista della Cia diventato la 'talpa' del Datagate, abbia preferito lavorare con un gruppo selezionato di reporter per la diffusione di documenti sul sistema di sorveglianza del grande orecchio dell'Nsa. Mentre un'altra 'rivincita' i media tradizionali se la sono presa lo scorso aprile con la pubblicazione dei Panama Papers, la più grande fuga di notizie nella storia della finanza, grazie al lavoro del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (in inglese Icij).

Resta comunque, innegabile un fatto: senza  il contributo cruciale di Wikileaks oggi probabilmente non avremmo questo tipo in formazione e questa concorrenza per cercare di smascherare le malefatte del potere e dei potenti.

Nessun commento:

Posta un commento