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martedì 6 settembre 2016

UN ABBAGLIO DI NOME TRONTI

Lucia Del Grosso » TRONTI, FU VERO ABBAGLIO?

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Non avevo intenzione di intervenire sull’adesione di Tronti all’appello della sinistra (?) PD per il SI’ alla riforma costituzionale, ma poiché la sua scelta attiene alla questione governabilità versus rappresentatività allora due paroline al padre dell’Operaismo ce le voglio dire.
E siccome non sono una fine intellettuale, ma una “fu” militante PCI-PDS-DS-PD di base lo farò senza preoccuparmi della forma: avete rotto la minchia con la governabilità!
Ed è ancora più irritante che questa boiata della governabilità sia tirata in ballo da uno dei fondatori dell’Operaismo che, per chi non se lo ricorda, teorizzava il concetto di operaio sociale, ossia l’estensione della logica dell’organizzazione taylorista della fabbrica a tutta la società, con quello che ne consegue in termini di democrazia (sarà mica democratica e rappresentativa la catena di comando in fabbrica? Bene, immaginiamola applicata a tutta la società). E lui, proprio lui, che paventava lucidamente questo esito dello sviluppo del capitalismo, e operava una efficace sintesi tra diritti sociali e democrazia, ora inverte i termini: il problema della democrazia è che non è decidente, chissenefrega della rappresentatività.
E non c’è nemmeno bisogno di essere un ex operaista, anche un monarchico non particolarmente scemo si rende conto che una classe dirigente senza visione e appiattita  sul minuto può avere pure poteri dittatoriali, ma si rimangerà continuamente le sue decisioni non appena si accorgerà di avere toppato.
Eppure è cronaca di questi giorni, non c’è nemmeno bisogno di scomodare la storia, basta seguire i tweet di Renzi. Com’era l’Italicum? La legge che tutti ci avrebbero invidiato? Approvata a colpi di fiducia (a proposito di decisionismo) ora tutti si stanno mangiando le mani che l’hanno votata. Complimentoni ai veloci decisori.
In realtà solo la rappresentatività del Parlamento può garantire una democrazia efficiente, non esiste nessuna contrapposizione governabilità versus rappresentatività, è una delle più grandi mistificazioni propalate dalla postdemocrazia liberista. Perché sciolte dal rapporto con i rappresentati, incapaci di decifrare i segnali, le paure e le rabbie che provengono dalla società, le classi dirigenti sono ondivaghe e tessono tele di Penelope, fanno una fesseria e poi la disfano appena si popola di sberleffi qualche hashtag, in un girare a random senza costrutto. Ma per questi signori questa ignobile farsa si definisce governabilità.
Ma tutto questo Tronti lo dovrebbe sapere. Fu vero abbaglio il suo? E’ così disperata la fuga dai valori della tradizione comunista da rimanere così assurdamente ammaliati dal richiamo delle serene di destra? O la rinuncia a trasformare i rapporti sociali ha liberato un germe di giacobinismo che sonnecchiava nelle pieghe della nostra storia?
Ma chi farà questo percorso a ritroso autocritico, se i deputati a compierlo non hanno altra preoccupazione che la normalizzazione del conflitto sociale?

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