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martedì 13 settembre 2016

TUTTI SIAMO MIGRANTI: ATTENZIONE!

Anche se voi vi credete assolti…

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Provo a riassumere quello che sta succedendo a Roma, in via Cupa in particolare.
Partiamo da stasera: dieci minori eritrei muniti di biglietto non sono stati fatti salire sul treno per Milano. Tecnicamente la Polizia ha la legge dalla sua (la legge, non la ragione): senza documento non puoi giustificare un biglietto ridotto e -anzi- potresti anche essere portato in questura per verificare l’identità.
Il punto è proprio questo, le forze dell’ordine non hanno preso in custodia i 10 minori non accompagnati ma hanno pensato bene di consigliare loro di tornare in via Cupa.
Il risultato è che ogni ragazzo ha perso i 25 Euro del biglietto e probabilmente qualsiasi possibilità di raggiungere il nord Italia e da lì i paesi del nord Europa dove potersi ricongiungere con amici o parenti. Sui bus, la pratica di non far salire i minori è già prassi da un po’.
L’istituzione, quindi, ha di fatto rimandato 10 minorenni (scampati a dittatura, trafficanti, carceri libiche, naufragi) a dormire su un tappetino in strada. E non sono certo gli unici che si stenderanno sull’asfalto di via Cupa, considerando che il centro per migranti minorenni in transito è già sovraffollato e non può accogliere altri ospiti.
Quindi la legge è stata applicata secondo i comodi delle forze dell’ordine che si sono guardate bene dal portare i ragazzi al commissariato e prendersene carico, come avrebbero dovuto fare.
Attenzione, questo modus operandi non si applica solo ai minori: venerdì alla stazione Ostiense si è ripetuta la stessa scena ai danni, però, di una famiglia eritrea al completo, per un totale di 280 Euro regalati a Trenitalia e che non possono essere rimborsati.
A queste politiche di apartheid sul viaggio si aggiunge l’accoglienza in loco. Oggi l’assessorato alle politiche sociali ha alzato bandiera bianca: il Campidoglio non ce la farà ad allestire nemmeno una tendopoli capace di accogliere 150 migranti (sarebbe stato comunque insufficiente). Nel delirio sono state proposte soluzioni totalmente impraticabili, come l’accoglienza dei transitanti in case private. Immaginino un ragazzo eritreo che parla solo tigrigno che arriva a Roma alle 2 di notte e deve andare a citofonare in un appartamento privato in qualche zona sperduta di Roma. Immagino speculatori che adibiscono cantine per l’accoglienza per ottenere fondi pubblici.
Peccato perché una soluzione è stata proposta sin da Dicembre 2015: l’ex centro ittiogenico poteva diventare un fiore all’occhiello per la città, un modo nuovo di fare accoglienza, un posto aperto alla cittadinanza, con un museo della migrazione e un centro didattico, dove costruire davvero la convivenza. C’erano ( e ci sono ancora, a dire il vero) le disponibilità di associazioni per il finanziamento dei lavori, di architetti pronti a progettare il campo a misura d’uomo (non le fredde e asettiche tendopoli istituzionali), associazioni legali e sanitarie disposte a mettere al servizio le loro competenze decennali sul tema delle migrazioni. E soprattutto ci sono migliaia di cittadine e cittadini che credono davvero che ci sia un altro modo per affrontare questo fenomeno, che non pensano che sia un problema di ordine pubblico, ma una questione umanitaria. Affrontarla in modo lungimirante può solo portare benefici a tutti, migranti e residenti.
Peccato davvero,perché Madrid, Parigi, Berlino e altre città europee ci sono riuscite. Potevamo essere avanguardia per una volta, prendere atto che siamo un paese di sbarco, di arrivo, di transito e valorizzare la nostra posizione. Invece niente. Siamo di nuovo in emergenza su un fenomeno altamente prevedibile.
In tutto questo, il ministro dell’Interno pensa bene di vantarsi pubblicamente della sua geniale strategia: svuotare periodicamente i campi di Ventimiglia e Como per rimandare i migranti al sud e far ricominciare la loro odissea nella penisola. Sono sempre di più gli ospiti che abbiamo visto partire verso nord e che poi abbiamo ritrovato a Roma. Per muovere tutte queste persone con aerei e bus, per coinvolgere polizia, carabinieri e guardia di finanza in blitz per le identificazioni i soldi si trovano facilmente, per garantire loro un accoglienza degna dopo il loro viaggio disperato no, a quanto pare.
Più di 300 migranti dormiranno stanotte in via Cupa.
Le temperature iniziano ad abbassarsi e non ci sono abbastanza coperte. Negli ultimi giorni non c’è stato nemmno abbastanza cibo. Non ci è stata data la possibilità di installare docce, gli otto bagni chimici su via tiburtina sono pagati con donazioni di associazioni e cittadini. Le pioggie degli ultimi giorni hanno rovinato tende e materassi e messo a dura prova la salute dei migranti. I trasporti per le visite specialistiche e il pronto soccorso sono sulle spalle dei volontari e degli attivisti. E che non si parli di “spesa sociale” per i migranti quando il il 20% più ricco della popolazione italiana detiene il 67,7% della ricchezza nazionale (e lo dice l’OXfam, non la Pravda).
Questo è il quadro attuale di questa città, di questo paese, dell’Europa intera. Ed è un resoconto parziale, perché ci sarebbe molto altro da denunciare.
Da qualsiasi prospettiva lo si guardi, l’immagine è la stessa. Il punto è che non siamo spettatori, non siamo osservatori esterni, ma siamo parte di questo quadro e forse non ce ne siamo ancora resi conto.

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