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venerdì 30 settembre 2016

TRUMP HA TRAFFICATO CON CUBA

“Trump ha violato l’embargo per fare affari con Cuba”

Il Newsweek: “Il tycoon nel 1988 spese almeno 68 mila dollari per una iniziativa imprenditoriale nell’isola”. Hillary attacca: “Ha messo i suoi interessi sopra la legge”
REUTERS
Donald Trump

LA STAMPA 30/09/2016
Nuove ombre sugli affari di Donald Trump, una tegola sulla campagna elettorale che rischia di alienargli la vasta comunità di cubani americani, soprattutto in Florida, uno degli swing state. È la «Castro connection», come ha titolato Newsweek, il settimanale autore dello scoop sulla violazione dello storico embargo contro Cuba da parte del tycoon nel 1988.  

Secondo la ricostruzione del settimanale, basata su interviste con ex dirigenti di Trump, documenti interni della società del tycoon e documenti giudiziari, in quell’anno il magnate spese almeno 68 mila dollari per una iniziativa imprenditoriale a Cuba, quando guidava la Trump Hotels and Casino resorts. Ma lo fece indirettamente, tramite la società di consulenza Seven Arrows investment and development corporation, che inviò suoi dipendenti a Cuba per sostenere le spese suggerendo poi ai dirigenti della compagnia di Trump di farle apparire legali legandole ad una donazione di beneficenza retroattiva. Alcuni documenti mostrano che i dirigenti coinvolti nel progetto cubano stavano ancora discutendo la necessità di una autorizzazione federale dopo la «missione segreta».  

L’obiettivo del viaggio, secondo un ex manager di Trump, era quello di creare per la compagnia del tycoon un punto di appoggio nel caso Washington avesse allentato o tolto l’embargo. I rappresentanti di Trump si incontrarono a Cuba con dirigenti di governo, banchieri e imprenditori per esplorare possibili opportunità per la casino company del magnate. Un episodio imbarazzante, allora come adesso. Pochi mesi dopo il rimborso delle spese alla Seven Arrows investment, Trump lanciò la sua prima sfida presidenziale come candidato del Reform party, fondato dal miliardario Ross Perot, e nel primo giorno di campagna andò a Miami sostenendo che era a favore del mantenimento dell’embargo e che non avrebbe speso un penny a Cuba finché Fidel Castro fosse rimasto al potere. Sette mesi prima aveva sborsato 68 mila dollari. Ma rivelare l’investimento a Cuba o che era interessato ad un possibile alleggerimento dell’embargo per fare business avrebbe polverizzato le sue chance in Florida, stato cruciale dove la vasta comunità cubano-americana resta ostile al regime di Castro.  

La vicenda rischia di restare imbarazzante anche ora: Trump ha promesso che, se verrà eletto, cancellerà il disgelo di Barack Obama verso Cuba se il governo di Castro non consentirà la libertà di religione e non libererà i prigionieri politici. Ad incalzarlo per primo l’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, Marco Rubio, che dopo essersi ritirato dalla corsa presidenziale ha formalmente appoggiato la candidatura del tycoon: «mi auguro che la campagna di Trump si faccia avanti rispondendo ad alcune domande perché se l’articolo dice la verità sarei profondamente preoccupato», ha affermato l’ex senatore della Florida di origine cubane durante un’intervista a Espn/Abc. «È qualcosa su cui devono rispondere: se è davvero successo si tratta di una violazione della legge americana», ha aggiunto Rubio.  

Hillary Clinton ha attaccato il magnate: «Donald Trump ha messo i suoi interessi personali e il suo business al di sopra delle leggi, dei valori e della politica degli Stati Uniti».  

Finora nessuna reazione. Trump incassa uno schiaffo anche dal ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault, che in una intervista alla Cnn ha definito «molto confusi» gli obiettivi della sua politica estera e ammonito che non dimenticherà i «duri commenti» fatti dal tycoon dopo gli attentati subiti da Parigi. Il capo della diplomazia francese non ha dato un vero e proprio endorsement a Hillary Clinton ma ha elogiato il suo «grande lavoro» da segretario di Stato e ricordato agli elettori americani che «il futuro presidente degli Usa è importante non solo per gli Stati Uniti ma anche per il resto del mondo». 

Mentre fa campagna in New Hampshire puntando sullo zoccolo duro della working class, nello stesso stato dove ieri Clinton ha cercato di allargare la sua base elettorale corteggiando insieme a Bernie Sanders i millennials, Trump pensa già alla rivincita del prossimo dibattito elettorale del 9 ottobre. Promette di essere più duro, aggressivo, minacciando anche di usare l’arma di Monica Lewinski e delle infedeltà di Bill Clinton. Hillary invece cerca di cavalcare il `momentum´ anche scommettendo sul voto anticipato, come quello partito oggi in Iowa, dove farà un tour di dieci città.  

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