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mercoledì 28 settembre 2016

SIAMO NELLA TOP TEN DEI VIRUS INFORMATICI E DERIVATI

Malware, trojan, phishing: l’Italia nella top ten dei paesi presi di mira 

L’allarme lanciato da Europol: oltre ai programmi pericolosi, bisogna fare attenzione ai messaggi di posta da evitare

LA STAMPA 28/09/2016
BRUXELLES
L’Italia non è un Paese «hacker free». Al contrario, è nella top- ten dei Paesi presi di mira dai malintenzionati della rete, dove fioriscono indirizzi web dannosi e aumentano gli assalti di tutti qui programmi concepiti per rubare dati personali e informazioni, violando privacy e bucando sistemi operativi di computer e telefoni. Ad accendere i riflettori sul cybercrime nello Stivale è Europol, l’agenzia di polizia europea, nell’analisi delle minacce del crimine organizzato su internet contenuta nell’ultimo rapporto annuale sul tema (Iocta 2016).  

Malware, trojan, phishing. E ancora: Cryptolocker, Locky, Teslacrypt. Eccoli i nemici del web. Programmi e programmini nascosti, spesso invisibili, che rubano dati personali e informazioni, violando privacy e bucando sistemi operativi di computer e telefoni. In altre parole, più semplice da comprendere, «il cybercrime rimane una minaccia reale e significativa». E’ l’allarme lanciato da Europol, l’agenzia di polizia europea, nella Iocta 2016, l’analisi delle minacce del crimine organizzato su internet. Il dato che preoccupa Europol è che gli attacchi hacker conoscono «una crescita inarrestabile», in Europa e soprattutto in Italia. 

Un fenomeno in crescita  
Il rapporto Iocta 2016 evidenza «un’accelerazione continua e crescente» dei rischi per la sicurezza delle reti informatiche. Il crimine cibernetico, o cybercrime, ha visto «un ulteriore incremento» in termini di volume e di danni finanziari. Il solo settore dell’aviazione civile stima perdite per oltre un miliardi di dollari l’anno dovuto a frodi per falsi pagamenti, il più delle volte effettuati on-line. Ancora, a livello globale Europol stima in 34 miliardi di dollari l’anno il costo delle frodi legate alla manipolazione delle telefonate via internet (Voip). Crimini di questo tipo sono così diffuse che «in alcuni paesi dell’Ue può aver superato il crimine tradizionale» in termini di denunce. Sono ormai «la norma» attacchi come il «ransomware», un programma che limita o impedisce l’accesso al computer di chi è attaccato e che richiede un riscatto (ransom vuol dire riscatto, inglese) per poter sbloccare il dispositivo sequestrato. 

Tanti nemici, con Italia e Germania nel mirino.  
Cbt-Locker e Telascript sono malware (software dannosi) usati per colpire pc, tablet e sistemi operativi di dispositivi portatili. Si tratta di programmi concepiti per avere accesso alle informazione personali, ai dati salvati in memoria, e sono usati sempre più regolarmente. La nuova minaccia però si chiama Locky, malware di nuova generazione comparso per la prima volta a febbraio di quest’anno. «Si ritiene che diventerà una delle principali minacce» alla fine del 2016. Europol mette in guardia soprattutto Germania, Italia, Spagna e Francia: sono questi Paesi nella top-ten delle prossime campagne di attacchi informatici.  

La posta elettronica, il nemico è nella vostra casella  
Oltre ai programmi pericolosi, bisogna fare attenzione ai messaggi di posta da evitare. Non sempre i filtri anti-spam funzionano, e si rischia di aprire falle nel proprio sistema con il proprio click. In gergo questa minaccia si chiama «phishing», che altro non è che una truffa informatica che ha come scopo il furto dei dati personali dell’utente. Come funziona? Si ricevono messaggi di posta, i cui mittenti sembrano essere affidabili (organizzazione, banche, aste on-line) e che all’interno contengono link di indirizzi web. Cliccandoci si apre la porta ai malintenzionati, che si trovano soprattutto in Italia, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia e Germania. Sono questo Paesi dell’Ue ad ospitare il maggior numero di link phishing. 

Non solo computer  
Anche i bancomat sono oggetto di attacchi informatici. La clonazione delle carte di credito è un fenomeno in crescita. Più che allo sportello, il furto di identità avviene on-line, su siti poco affidabili o grazie ai programmi concepiti per rubare dati sensibili. Europol vede tuttavia «una gamma crescente di minacce», dovuto all’uso della tecnologia nella vita di tutti i giorni. «Dalla tratta di esseri umani al terrorismo, tutto sta diventando sempre più sostenuto da attività cibernetiche». Un esempio, in tal senso, è rappresentato dalla cosiddette «smart cards», le nuove carte di pagamento senza contatto. «Ci sono indicazioni di organizzazioni criminali che stanno iniziando a manipolare o compromettere i pagamenti con queste carte». Ciò dimostra «quanto velocemente i criminali possono adattarsi e abusare di tecnologie emergenti». 

Robin Wainwright, direttore di Europol, si dice «preoccupato per quanto la comunità criminale sia in espansione e in grado di sfruttare sempre di più la nostra crescente dipendenza dalla tecnologia e Internet». Se da una parte le autorità di polizia hanno accresciuto le proprie competenze, dall’altra parte «il crescente uso improprio dei servizi di anonimato e crittografia legittimi per scopi illegali rimane un impedimento grave per l’individuazione, l’indagine e il perseguimento dei criminali».  

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