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giovedì 22 settembre 2016

SCONTRI A CHARLOTTE USA

Usa, notte di scontri a Charlotte. Manifestante ferito è in gravi condizioni

Le proteste erano cominciate in maniera pacifica, per contestare i metodi della polizia che martedì aveva ucciso il cittadino nero Keith Lamont Scott
REUTERS

LA STAMPA 22/09/2016
INVIATO A NEW YORK
Stato d’emergenza a Charlotte, in North Carolina, e Guardia Nazionale mobilitata, dopo la seconda notte di proteste che ha lasciato almeno una persona ferita in gravi condizioni.  

Le manifestazioni erano cominciate in maniera pacifica, per contestare i metodi della polizia che martedì aveva ucciso il cittadino nero Keith Lamont Scott. Dopo qualche ora, però, i gruppi più estremisti si sono scontrati con gli agenti e hanno cominciato a distruggere le vetrine dei negozi. Incendi sono stati appiccati a copertoni lasciati nelle strade e ai cassonetti dell’immondizia. Davanti all’hotel Omni un civile ha sparato, ferendo un altro afro americano, che è finito in ospedale in gravi condizioni. A quel punto è stato proclamato lo stato d’emergenza, e la mobilitazione dei soldati della Guardia Nazionale. 

Charlotte in rivolta, notte di scontri: dichiarato lo stato di emergenza

Scott aveva 43 anni, e martedì sera verso le quattro del pomeriggio stava aspettando che il figlio tornasse dalla scuola, seduto nella sua auto parcheggiata tra Old Concord Road e Bonnie Lane, nel quartiere della città chiamato University City. Gli agenti erano venuti a cercare un altro uomo incriminato per un reato, quando hanno visto Keith aprire lo sportello. Secondo la loro versione, lui aveva in mano una pistola. Quindi è rientrato nella sua macchina, ed è nuovamente uscito mostrando l’arma. I poliziotti gli hanno intimato di fermarsi e posare la pistola, ma lui non ha obbedito. A quel punto uno degli agenti, il nero Brentley Vinson, ha aperto il fuoco. Il resto, è quello che si vede nel drammatico video ripreso dalla figlia Lyric: «I poliziotti hanno sparato a mio padre perché è nero». La ragazza cammina agitata sul prato vicino alla strada, ma ancora non conosce tutta la verità. Qualche attimo dopo, però, caspisce che per Keith non c’è più niente da fare: «My daddy is dead, my daddy is dead!», comincia ad urlare, mio papà è morto. La famiglia dice che Scott era disabile e non armato: aveva in mano solo un libro, che stava leggendo mentre aspettava il figlio. 

Il video in breve è diventato virale, oltre mezzo milione di visioni, e le strade di Charlotte si sono riempite di gente che urla e protesta. Ancora una Ferguson, dove un poliziotto bianco uccise il giovane nero Mike Brown, come se due anni fossero passati invano. Ancora le urla “hands up, don’t shoot”, mani alzate, non sparate. Ancora la rabbia di “Black Lives Matter”, anche se stavolta a sparare è stato proprio un agente nero. I leader della Nation of Islam chiedono di boicottare tutti i negozi dei bianchi. 

Il giorno dopo il capo della polizia di Charlotte, il nero Kerr Putney, ha spiegato la sua versione: «Non abbiamo trovato alcun libro, nella zona della sparatoria. C’era una pistola, però. I poliziotti si sono sentiti minacciati, e hanno reagito». Sempre la stessa storia: minacciati, o troppo pronti a sparare, se davanti c’è un nero? Stavolta però l’agente era nero: ha avuto paura di qualcuno che magari veniva dalla sua stessa comunità? 
L’emergenza resta nazionale. Solo pochi giorni fa, infatti, la poliziotta bianca di Tulsa Betty Jo Shelby ha ammazzato il nero Terence Crutcher, che aveva le mani visibilmente alzate: era poggiato alla sua auto e non aveva armi.  

La nuova protesta però sta già avendo un effetto anche sulla campagna presidenziale, dove i sondaggi ormai danno Trump appaiato a Clinton, se non avanti. In teoria, lui dovrebbe prendere meno del 5% del voto dei neri, ma sta cercando comunque di tentarli: «Non siete mai stati così male, cosa avete da perdere se provate un’altra strada?». Ieri però Trump è tornato a fare il candidato di “legge e ordine”, promettendo di adottare a livello nazionale la tattica “stop and frisk” usata da Rudy Giuliani quando era sindaco di New York, che secondo gli afro americani è razzista perché li prende di punta fermandoli senza motivo per perquisirli. Hillary invece a Orlando ha detto che «le violenze sono troppe, intollerabili, devono smettere». Ma basterà questo a spingere i neri ad andare alle urne per lei, oppure la rabbia razziale le farà perdere anche questo blocco di elettori? 

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