Mentre sulle modifiche della legge elettorale Pd e Ncd stentano a trovare un terreno comune e preferiscono restare vaghi prima del referendum, la maggioranza finisce nella palude sulla riforma del processo penale, che contiene fra l’altro i temi caldi della prescrizione e della delega al governo sulla pubblicazione delleintercettazioni. E c’è chi, come il senatore dem Felice Casson, mette in relazione le due cose: la palude sulla giustizia come “messaggio” dei centristi al partito di Renzi sulla legge elettorale.
Per quattro volte in aula al Senato è mancato il numero legale. La presidente di turno, Valeria Fedeli, ha sospeso la seduta rinviando i lavori sul ddl penale alle 16,30. Alla riapertura dei lavori per altre due volte è mancato il numero legale e l’Aula è stata di nuovo sospesa: poi alla settima verifica delle presenze, Palazzo Madama ha potuto continuare i lavori. L’identica cosa era successa la settimana scorsa, cosa che aveva provocato il rinvio alla seduta e l’irritazione del presidente Piero Grasso (“Un brutto segnale”). Seduta nella quale erano previste le prime votazioni del testo faticosamente uscito dalla Commissione giustizia dopo l’approvazione alla Camera (accompagnata dalle promesse di battaglia al palazzo Madama da parte di Angelino Alfano e dei centristi della coalizione di governo), ma poi gli interventi sono andati per le lunghe e neppure un articolo della riforma penale è stato messa in votazione.
Come ricostruisce l’agenzia Ansa, c’è un braccio di ferro all’interno della maggioranza. Da un lato ci sono i senatori di Ap che vorrebbero mantenere il testo così come uscito dalla commissione Giustizia del Senato e chiedono che il governo ponga la fiducia. Magari con qualche piccola modifica non ancora avanzata ufficialmente. In questo modo si eviterebbe l’esame degli emendamenti, a loro indigesti, messi a punto da diversi esponenti del Pd, tra cui il capogruppo in commissione Giuseppe Lumia e il relatore Felice Casson. Il timore di Ap, infatti, è che questi emendamenti, anche qualora venissero ritirati dai proponenti, potrebbero essere fatti propri dal M5s e magari passare visto che per alcuni di questi è previsto il voto segreto. Sul fronte opposto, una parte del Pd che punta ad andare avanti con il lavoro d’Aula. Parallelamente, il braccio di ferro si riflette all’interno dell’esecutivo tra chi vorrebbe, come chiede Ap, mettere la fiducia e chi, invece, ritiene che un’ulteriore forzatura dell’esecutivo sul Parlamento potrebbe esacerbare ulteriormente gli animi in un momento politicamente delicato per la maggioranza, in un clima di scontro aperto sulle modifiche all’italicum e il voto sul referendum.
Oggi c’è stata l’ennesima falsa partenza, con il Pd che accusa gli alleati di governo: “L’unico gruppo a garantire il numero legale è stato quello del Partito democratico”, afferma la senatrice Giuseppina Maturani, vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama. Ancora più diretto il senatore della minoranza dem Felice Casson, secondo il quale i centristi di Ap erano in aula, ma non hanno premuto il pulsante di presenza quando l’M5s ha chiesto la verifica del numero legale. Una quindicina di senatori Pd non erano presenti, mentre Cinquestelle e opposizioni, pur fisicamente in aula, non hanno partecipato al voto. Proprio come i senatori di Area Popolare, che però appartengono alla maggioranza di governo. “La mancanza ripetuta del numero legale è un messaggio politico di più ampio respiro che Ap vuole inviare e ha a che fare anche con l’Italicum”, afferma Casson all’agenzia LaPresse. . “Il ddl penale è una scusa”.
L’opposizione, naturalmente, insorge. Per Luigi Gaetti, capogruppo M5S , “la maggioranza è in tilt”, perché “il Pd di Renzi non riesce a trovare un accordo con Ncd sui temi della prescrizione e intercettazioni e già per tre volte (poi è successo una quarta volta, ndr) questa mattina è mancato il numero legale in Senato. Ecco il senso della legalità e dello Stato di questa maggioranza”. Sulla stessa linea Corradino Mineo di Sinistra Italiana: “Clamoroso: seduta sospesa in Senato”, twitta. “Per 4 volte manca il numero legale. Il motivo? È guerra nella maggioranza su giustizia e prescrizione”. Mentre la Lega, per bocca del senatore Jonny Crosio, parla di una “debole maggioranza sistematicamente sotto scacco di Verdini“.
Il ddl punta a riformare diversi articoli del codice penale e del codice di procedura penale. Il punto più delicato è quello della prescrizione. Il testo manda in soffitta la “ex Cirielli” di berlusconiana memoria, che tagliava drasticamente i tempi di estinzione del reato, soprattutto per i non recidivi, e introduce un meccanismo del tutto nuovo per l’ordinamento italiano: lo scorrere del tempo si ferma dopo una condanna di primo grado (per non piuù di due anni) e dopo una condanna in appello (per non più di un anno). E per corruzione e altri reati simili sono previsti tempi ancora più lunghi. Sul fronte delle intercettazioni, invece, il testo non indica norme precise ma rimanda al governo il compito di regolare la materia in modo da limitare la diffusione delle conversazioni captate durante le indagini, soprattutto riguardo alle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento. Fra gli altri nodi, l’utilizzo di software spia nelle indagini per “entrare” negli apparecchi informatici degli indagati.
A ripetizione, nei mesi scorsi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato non meglio precisati “accordi in maggioranza”, specie sul fronte della prescrizione. Sullo sfondo, gli stop and go di Ala, il gruppo verdiniano non ufficialmente in maggioranza che più volte però si è fatto avanti nella partita. Nelle ultime settimane si era vista qualche schiarita. Ora ci si mette pure l’intreccio con l’Italicum. E la prova dell’aula continua a essere rimandata.