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sabato 10 settembre 2016

PLASMA INFETTO 2

Emotrasfusi infetti. Alla sbarra per truffa un avvocato palermitano ed un suo collaboratore

ARTICOLOTRE
emotrasfusi-R.C.- Un altro tassello si aggiunge al dramma infinito degli emotrasfusi infetti.
Una vicenda tutta da confermare e la cui verità dovrà emergere in un’aula di giustizia.
Circa un anno fa beni per 155 mila euro vengono sequestrati dalla polizia di Ragusa a un avvocato palermitano, Miche D’Anca,  e ad suo collaboratore, Bertolini, sedicente avvocato, risultato però non essere in possesso di alcuna abilitazione.
I due sono accusati di aver truffato 250 mila euro a diciannove ragusani affetti da patologie derivanti da trasfusioni effettuate con plasma infetto. Truffa aggravata in concorso contestata ad entrambi, mentre Bertolini risulta indagato anche di esercizio abusivo della professione forense.
Tutto ha inizio nel 1998, D’Anca e Bertolini si presentano come massimi esperti negli indennizzi e risarcimenti previsti dalla legge 210/1992, per le persone irrimediabilmente danneggiate da trasfusione con plasma infetto.
Incontri curiosamente organizzati in camere d’albergo e cene conviviali,  al termine delle quali l’avvocato e il sedicente collega iniziano ad incassare sostanziose parcelle, promettendo ai loro assistiti cospicui indennizzi: 400 mila euro per danno biologico e 1200 euro a trimestre per danno parentale.
Il pm Francesco Puleio accerta inequivocabili pressioni psicologiche da parte di D’Anca e Bertolini nei confronti di persone provate e sofferenti, approfittando della loro condizione di debolezza..
L’inchiesta “Parcelle” accerta decine e decine di migliaia di euro incassati dai due professionisti senza che vi sia stata corrispondenza tra quanto percepito e l’effettiva attività svolta.
Gli anni passano e le vittime chiedono contezza ai loro legali di un minimo di risultati, ottenendo, almeno inizialmente, ampie rassicurazioni: a breve avrebbero ricevuto quanto in loro diritto.
Ma le promesse rimangono tali e i malati pretendono almeno la restituzione delle somme versate.
L’atteggiamento di D’Anca e Bertolini a questo punto cambia, s’irrigidisce e rispondono ai loro clienti che nulla deve essere restituito, aggiungendo anche che se si fossero rivolti ad un altro studio legale, avrebbero perso le somme già versate.
Di qui il provvedimento di sequestro.
Per amore di verità va detto che, il 2 novembre 2015, il Tribunale per il Riesame di Ragusa, annulla il decreto di sequestro nei confronti dell’avvocato Miche D’Anca, disponendo la restituzione delle somme.
Spiega Enrico Tignini, difensore di D’Anca “Il mio assistito ha dimostrato attraverso una copiosa documentazione di aver sempre promosso e seguito costantemente le cause per le quali aveva ricevuto mandato”.
Risulterebbero anche a carico dell’avvocato D’Anca innumerevoli esposti al consiglio di disciplina dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ma, incomprensibilmente, non è stata emessa alcuna sanzione disciplinare o cautelare nei suoi confronti.
Pare anche che il legale abbia cambiato tre indirizzi in cinque anni, fatto di per sé non illecito, ma quantomeno strano e che sia quasi impossibile incontrarlo in studio di persona da anni.
Tornando alla vicenda, probabilmente D’Anca e Bertolini non sono riusciti a convincere del tutto i giudici: il 24 ottobre prossimo inizierà presso il Tribunale di Ragusa il processo penale contro i due professionisti, che dovranno rispondere di truffa aggravata in concorso il primo,  truffa aggravata continuata e esercizio abusivo di professione per Bertolini. 
Le parti civili si annunciano numerosissime.
Secondo i giudici siamo in presenza di una vergognosa truffa perpetrata nei confronti di soggetti deboli ed ignoranti nel senso più nobile del termina.

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