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lunedì 12 settembre 2016

PENSIONE ANTICIPATA? CONSEGUENZE

Pensione anticipata: quanto si perde lasciando il lavoro prima. Il calcolo

Penalizzazione del 5% sull’assegno lordo annuo per chi sceglie di uscire prima

Una penalizzazione del 5% sull’assegno lordo annuo per chi sceglie di uscire prima dal mondo del lavoro con il meccanismo dell’Ape, acronimo per anticipo pensionistico. Sarebbe questa una delle condizioni allo studio a palazzo Chigi, da inserire nella prossima legge di Bilancio, e anticipate in un articolo del Corriere della Sera. Le regole – secondo quanto si legge – varranno per i nati tra il 1951 e il 1953, e che scelgono di ricorrere all’Ape per uscire dal mondo del lavoro con un massimo di tre anni d’anticipo rispetto all’età indicata dalla normativa Fornero.
ANTICIPO PER TUTTI – Per ogni anno di pensionamento anticipato è previsto un taglio del 5% sull’assegno previdenziale lordo. Quindi ci potrebbe essere una perdita fino al 15%, che potrebbe crescere al 18% a seconda dell’imposizione locale, per chi vorrà anticipare il più possibile la sua uscita dal lavoro. “L’anticipo pensionistico è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite IVA della gestione separata, vale per artigiani, commercianti”. A puntualizzarlo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, in un’intervista a Presadiretta, fornendo anche degli esempi: chi andrà in pensione con un anno di anticipo pagherà una “cifra da 50 a 60 euro al mese per 20 anni mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese”.
Parliamo di un taglio all’assegno di circa il 5% per ogni anno di anticipo. Che diventano 13 mila e 200 euro (55 euro per 20 anni) per chi vuole smettere di lavorare un anno prima. E 42 mila euro per chi invece intende godersi la vecchiaia 36 mesi prima rispetto a quanto previsto dall’ attuale normativa (in media siamo intorno ai 25 mila euro).
IL MECCANISMO – Il prestito “sarà erogato da una banca che poi lo girerà all’INPS”, spiega Nannicini, aggiungendo che si è dovuto per forza coinvolgere il sistema bancario poiché “altre strade costavano tra 7 e 10 miliardi”. Per quanto riguarda l’assicurazione legata al prestito, Nannicini spiega che “non si rischia l’auto, non si rischia l’immobile, gli eredi non rischiano di vedere qualcosa che ricade sulla pensione di reversibilità perché tutto sarà coperto da un’assicurazione”. Ma chi paga? “Gli interessi e l’assicurazione saranno pagati da chi richiede l’APE, non ci sono rischi reali, ma ci sono costi finanziari”, ad eccezione delle categorie agevolate che riceveranno un bonus fiscale volto a coprire sia gli interessi che l’assicurazione.
LE TUTELE – Il taglio previsto dall’Ape per la pensione anticipata sarà più basso per le categorie in difficoltà: “La penalizzazione non supererà il 3%. Si tratta, oltre che dei disoccupati, anche di disabili e inabili, cioè di chi ha subito un incidente sul lavoro o di chi ha un familiare disabile a carico, fino al primo grado di parentela. Poi ci saranno le persone che svolgono attività ‘gravose’, che in età avanzata possono diventare pericolose, dagli operai dell’edilizia agli infermieri” – si legge nell’articolo.
Vista la consistente penalizzazione, pari quasi a un quinto della futura pensione, il governo stima che pochi vi ricorreranno. L’Ape prevede che la misura del taglio dipenda dal reddito personale. “Non ci dovrebbero quindi essere penalizzazioni per chi prenderà un assegno fino a 1.500 euro lordi al mese (e oggi l’80% delle pensioni resta sotto questa soglia). Il taglio arriverebbe all’1% l’anno per chi prende 2 mila euro e salirebbe al 3% per gli assegni da 3 mila euro al mese lordi” – conclude l’articolo.
BOERI: “PROBLEMA EQUITA’, NON SOSTENIBILITA'” – “Il problema vero che noi abbiamo oggi in Italia è quello dell’equità e non quello della sostenibilità finanziaria del nostro sistema pensionistico”. Questa invece è l’analisi del presidente dell’Inps, Tito Boeri, anche lui intervistato da Presadiretta. “Ci sono delle persone che oggi hanno dei trattamenti pensionistici, o hanno dei vitalizi, come nel caso dei politici, che sono del tutto ingiustificati alla luce dei contributi che hanno versato in passato. Abbiamo concesso per tanti anni questo trattamento privilegiato a queste persone. Per chi ha degli importi molto elevati di prestazioni, – ha detto Boeri – non è il caso di chiedere loro un contributo che potrebbe in qualche modo rendere, alleggerire i conti previdenziali? Ci permetterebbe di fare qualche operazione di redistribuzione, per esempio andare ad aiutare quelle persone che sono in quella fascia di età prima della pensione che sono in condizione di povertà, oppure potremmo concedere maggiore flessibilità in uscita verso il sistema pensionistico. Ecco sono tutte operazioni che si possono fare in questo ambito. Legare contributi e prestazioni, questo è il vero problema di fondo”.

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