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sabato 10 settembre 2016

PENSIONE A 63 ANNI: COME FARE

Pensione anticipata, ecco l’uscita “su misura”. Come funziona

Sono le ultime novità del piano pensioni del governo

Il governo si appresta a limare gli ultimi dettagli sugli interventi nel ramo pensioni nella prossima legge di Bilancio, segnatamente sulle simulazioni per la pensione anticipata. L’ipotesi più accreditata nelle ultime ore è quella di una uscita anticipata ‘su misura’; La possibilità di andare in pensione a 63 anni – e dunque fino a tre anni e sette mesi prima dei requisiti attuali – sarà modulabile a richiesta. Sarà dunque possibile farsi anticipare quanto si vorrà del proprio assegno pensionistico: il 100 per cento, la metà, un terzo, a seconda delle esigenze personali.
FLESSIBILITA’ NELLA FLESSIBILITA’ – Come suggerito nelle indiscrezioni pubblicate da La Repubblica, si tratterebbe di una sorta di flessibilità nella flessibilità. Il pensionando potrà cioè chiedere una sorta di preventivo all’ Inps per calcolare nelle varie ipotesi quanto sarà la rata futura da restituire e soppesare così la convenienza al prestito previdenziale. Chi ha bisogno di andare prima in pensione non per forza deve anticipare il 100% dell’ assegno futuro. Ma può anche prenderne un pezzetto, in previsione magari di piccoli lavoretti da fare per integrare le entrate. Un modello così elastico, questo dell’ Ape versione 2.0, che consente anche allo Stato un finanziamento più leggero del previsto.L’idea di ‘cucire’ l’Ape addosso alle esigenze personali nelle diverse fattispecie è pensata proprio per evitare che la decurtazione fissa sull’assegno pensionistico possa trasformare l’intera operazione in un fallimento. Trattandosi di un prestito concesso dalle banche tramite Inps – e coperto da assicurazione – tutta l’ attenzione del lavoratore si concentrerebbe sulla rata futura che per vent’anni, dai 66 anni e sette mesi di età in poi, andrebbe a decurtare la pensione. Il governo ha anche l’intenzione di provare ad aumentare le pensioni minime. Un progetto che ha però costi importanti, nell’ordine di qualche miliardo.
IL NODO UE – Come sempre accade quando si mette mano al portafoglio, naturalmente le misure relative all’Ape devono passare il vaglio dell’Ue. L’Unione europea, interpellata sulla misura, potrebbe mettere dei paletti. Se i pensionandi agevolati dallo Stato fossero al di sopra di una certa percentuale, tutta da definire, la spesa per le detrazioni configurerebbe maggiore debito pubblico (il debito previdenziale non è considerato a parte). È altrettanto chiaro al governo che la misura per funzionare davvero deve consentire agevolazioni ad almeno il 40-50% dei richiedenti. La trattativa con Bruxelles è in corso.

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