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venerdì 30 settembre 2016

NEGAZIONISTI

DALL'OLOCAUSTO AI VACCINI, DALLA SIRIA A SHIMON PERES. INTANTO 'IL MANIFESTO' CAMBIA PELLE, MA NON VERSO.

DI FULVIO GRIMALDI
fulviogrimaldi.blogspot.it
Simon Peres, sparisce un assassino di massa. Dal quotidiano liberal israeliano: www.haaretz.som/hasen/spages/458044.html . Si intitola “100.000 Radiations”. ”Con il pretesto di combattere la tricofitosi (micosi della pelle) nella testa dei bambini sefarditi immigrati, per lo più dal Marocco, o rapiti dallo Yemen, il Ministero della Sanità israeliano, sotto la supervisione di Shimon Peres, acquistò nel 1951 negli Stati Uniti sette macchine di Raggi X e li adoperò per un esperimento nucleare di massa su un’intera generazione di cavie umane sefardite. A 100.000 bambini sefarditi vennero sparate in testa e sul corpo (non coperto da protezioni) dosi 35.000 volte superiori alla soglia massima di raggi gamma. Tali da friggergli il cervello.   

Per avergli risparmiato gli esperimenti, a quel punto ufficialmente proibiti, sui propri detenuti, o malati mentali, il governo USA versò a quello israeliano 300 milioni di sterline israeliane all’anno, per una somma che oggi varrebbe miliardi di dollari. 6000 bambini morirono subito, gli altri svilupparono tumori che hanno continuato a uccidere e uccidono anche oggi. In vita, le vittime hanno sofferto e soffrono di epilessia, amnesia, Alzheimer, psicosi, emicranie croniche. Essendo stato esposto l’intero corpo, i bambini svilupparono difetti genetici. La generazione che sopravvisse diventò in perpetuo la classe più povera, malata ed emarginata del paese. Uno storico spiega nel documentario che l’operazione era parte di un programma eugenetico mirato a eliminare le componenti deboli o difettose della società. Mengele.
Nel programma si indicano i responsabili del progetto: Nahum Goldman, capo del Congresso Ebraico Mondiale, Levi Eshkol, primo ministro, Shimon Peres, allora direttore generale del Ministero della Guerra, Eliezer Kaplan, ministro delle finanze, Jospeh Burg, ministro della Sanità.
Per il bene dell’umanità è morto un masskiller, uno stragista di professione e, dunque, ministro, primo ministro e presidente dello Stato coloniale impiantato in Palestina e all’origine delle peggiori tragedie e dei crimini più infamanti della nostra epoca, oggi pianto come eroe e martire della pace dalla lobby israelo-internazionale e da un Occidente politico, militare, mediatico, terrorista, che ha eletto a modello lo Stato Canaglia più canaglia di tutti gli Stati Canaglia.
Il negazionismo, a volte perfettamente legittimo, a volte arbitrario, esoterico e funambolico, è comunque strumento di ricerca storica ineludibile, scientificamente e moralmente doveroso. Solo il negazionismo adoperato per disintegrare i cori di prefiche disoneste o assoldate, può restituirci la verità su un criminale di guerre e di pace come Simon Peres, cofondatore del Leviatano sionista. Peres non era uomo di pace, anche se tale s’è finto per un tratto, assieme al compare Rabin, per indurre l’opinione pubblica mondiale e perfino certi dirigenti palestinesi, a soggiacere alla gigantesca truffa di Oslo, dei due Stati, uno macigno, l’altro granello di sabbia, che ha aperto ai palestinesi le porte dell’inferno della colonizzazione e dello strisciante genocidio.
Terrorista polacco con la banda Haganah, sterminatore di bambini sefarditi, inconciliabili con la purezza della razza ashkenazita-kazara, promotore di tutte le guerre d’aggressione e di sterminio per la Grande Israele, creatore dell’Israele dominus e ricattatore nucleare di mezzo mondo, fuorilegge violatore di ogni risoluzione ONU, rapitore e carceriere di Mordechai Vanunu che aveva rivelato al mondo i misteri atomici di Dimona, invasore del Libano, responsabile del massacro di 102 donne e bambini nella sede ONU di Qana. Sostenitore dei ripetuti stermini di civili a Gaza. Un mostro. Di conseguenza Premio Nobel della Pace.
Negazionismo, diritto o reato?
Il giorno 9 giugno 2016 il parlamento ha approvato (astenuti M5S e Fd’I) un disegno di legge, per adeguare le leggi italiane agli orientamenti normativi europei, che include anche il divieto di apologia e minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra. Negare o minimizzare la Shoah, vero obiettivo di un provvedimento travestito da “discriminazione etnica”, “terrorismo”, “violenza”, “xenofobia” e “incitamento all’odio razziale”, comporta fino a 6 anni di carcere. Negare l’olocausto strisciante del popolo palestinese si può. Semita quanto un sefardita ebreo, ma paradossalmente “antisemita”.
Tedeschi colpevoli in eterno
Non mi sono mai permesso, perché privo degli strumenti di ricerca e quindi di adeguati elementi di conoscenza, di esprimere considerazioni definitive su realtà e dimensioni dell’Olocausto. Avendo vissuto in Germania all’epoca di ciò che è descritto come l’eliminazione volontaria, pianificata, di 6 milioni di ebrei e anche al momento del suo disvelamento pubblico, mi sono però sempre impegnato a fondo a una circoscritta forma di negazionismo: quello della pretesa conoscenza dell’accaduto, vero o falso, da parte dell’intera popolazione tedesca. Sono testimone dello stupore, sbigottimento, sconvolgimento dei tedeschi all’apprendimento di quanto così narrato, Quello che la popolazione comune sapeva è che nei campi erano rinchiusi prigionieri politici e di guerra e che li si faceva lavorare per varie produzioni. Negli ultimi tre anni di guerra – quelli della grande morìa nei campi, per i negazionisti da fame e tifo – i tedeschi, e con loro noi famiglia italiana costretta al domicilio coatto, con il padre ufficiale prigioniero, eravamo ridotti alla fame. Una fame che falciava vite, e immaginavamo che tali carenze avrebbero gravato con maggiore pesantezza sui detenuti nei campi. Nessuno aveva la più pallida idea di forni crematori, camere a gas, treni della morte. La colpevolizzazione di tutto un popolo, per mantenerlo al guinzaglio della lobby e del suo Stato abusivo e costringerlo e compensazioni senza fine nei tempi dei tempi, è stato e continua ad essere un ricatto del tutto privo difondamento. Da usurai.
Detto ciò, resta l’aberrazione di una riduzione a reato della ricerca storica, su qualunque argomento e in qualunque modo venga condotta. Un provvedimento odioso, di chiara marca nazista, segno dei tempi che le classi dirigenti dell’Uccidente ci stanno preparando.. E segno sconcertante, oltre tutto, di un evidente timore che tali ricerche possano in qualche modo scalfire le verità sentenziate e sanzionate. Un timore incomprensibile alla luce del carattere dichiarato assoluto e incontrovertibile delle verità affermate. C’è da sospettare che il reato di negazionismo riferito alla Shoah, con corredo di xenofobia, terrorismo, odio razziale e quant’altro, rappresenti, oltre a una barriera, tipo quella britannica a Calais, per impedire che nei territori presidiati dai decisori dei nostri destini si infiltrino migranti dello studio della storia in questione, anche un efficiente strumento a largo raggio per annichilire chiunque osi riesaminare verità affermate dal potere e dai suoi sgherri in armi, in scranni, o di penna. Sospetto di cui proprio in queste ore abbiamo visto il tramutarsi in certezza.   
Chi nega i vaccini peste (e silenzio) lo colga
Da alcuni anni, a seguito di ricerche di scienziati delle varie branche attinenti alla nostra salute, si sono diffusi dubbi e obiezioni sull’opportunità di far iniettare germi patogeni sotto forma di vaccini nei nostri bambini. Dubbi e obiezioni del tutto fondati e legittimi, se non nel merito specifico, alla luce degli infiniti e ininterrotti crimini commessi dall’industria farmaceutica, ennesimo strumento di eugenetica, accanto a quello della fame, dell’inquinamento e delle guerre, messo in opera da un potere maltusiano avviato verso la dittatura su un umanità grandemente sfoltita. Gli esempi si accavallano: dai vaccini inventati per epidemie inventate, dal Talidomide Bayer che produceva malformazione nei feti, e lo sapevano, alle armi all’uranio e fosforo elaborate da Big Pharma e dalla connessa agroindustria, ai limiti dei tassi clinici abbassati (colesterolo, ipertensione) in modo da creare milioni di nuovi farmacodipendenti, alle patologie totalmente inventate (sindrome psicomotoria) per farmaci assurdi (Ritalin). Fino al criminale AZT, farmaco killer della GlaxSmithKline, inventato negli anni ’60 ma non servito a niente, poi tirato giù dai scaffali alla comparsa del presunto (inesistente) virus HIV e sparato per mezzo milione di lire al mese nei corpi dei presunti affetti dal presunto virus, ma che perlopiù erano persone affette da immunodeficienze di varia origine (tossica, alimentare, igienica, denutrizionale). Chi si beccava l’AZT moriva, chi no, sopravviveva perlopiù L’evidenza impose il ritiro del killer e, da allora, la curva dei decessi è precipitata a livelli inferiori a tutte le patologie endemiche diffuse. Big Pharma con Renzi: negazionisti alla colonna infame Tanto per dimostrare la sua consanguineità con i poteri più criminogeni delle nostra storia (vedi un Ponte da 8 miliardi, a moltiplicarsi, affidato a ‘ndrangheta e mafia), Big Pharma, ben impersonata dagli svizzeri di Roche, sponsorizza a Roma un ricco convegno in cui le più belle teste della scienza di regime accorrono a sponsorizzare il SI al referendum costituzionale. Gliene verrà qualcosa a Roche, o no? Garante se ne dovrebbe fare un padrino del convegno, tale Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, i cui meriti stanno nell’aver cercato di rabbonire i giudici che processavano i killer della Centrale a carbone di Vado Ligure.
In armoniosa e logica concomitanza, una rivolta dei gentiluomini insediati al moribondo Senato, capeggiati dal loro vessillifero, Pietro Grasso, si sono dati a un’altra prodezza di lotta al negazionismo. Hanno fatto in modo che venisse inibita la programmata proiezione al Senato del documentario del gastroenterologo Andrew Wakefield “Vaccini, dall’insabbiamento alla catastrofe”. Il film riprendeva una teoria, già pubblicata sulla più rinomata rivista medica, “Lancet”, ampiamente diffusa anche in ambienti medici e scientifici, tanto da non dover essere inclusa nell’empireo delle cazzabubbole e trovate New Age, secondo cui ll vaccino trivalente (morbillo, orecchioni, rosalia) sarebbe all’origine dell’autismo in molti bambini. Contro la proiezione si è scatenato, capeggiato dalla prestigiosa esperta di propaganda procreazionista per ambienti bene e bianchi, ministro Lorenzin, la comuntà farmaceutica internazionale. 
In questo caso la parola d’ordine era negazionismo della scienza. Di quale scienza? Ma ne esiste una sola, no? Questa scienza, la scienza al tempo dell’ipercapitalismo, la scienza che produce iperprofitti a Big Pharma, assunta a tavola mosaica. La scienza che, per la gioia dei malthusiani finanziatori e quindi padroni della scienza, fa vivere il 92% degli abitanti della Terra in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera i limiti, già generosi, stabiliti dall’OMS, con il risultato di 3 milioni di vittime da smog all’anno, un essere umano su 19. Va benissimo. Perlomeno per farmaci contro asma, bronchite, polmonite, tumori, problemi cardiocircolatori, dermatiti, impotenza, sterilità…
Come sull’olocausto, anche qui, sui vaccini, chi sono io, chi siamo noi, per decidere cos’è vero e cos’è negato? Ci dobbiamo accontentare di qualche indizio, dell’antico, popolare e, probabilmente, antiscientifico “se tanto mi dà tanto”. Chi ha fatto l’AZT, il talidomide, chi mi ha ridotto un iperteso che ieri, nelle stesse condizioni, non ero, chi sparge aviarie e milionate di vaccini che mandano in tilt interi apparati sanitari statali, non potrebbe avere qualche interesse a nascondere gli effetti nefasti dei suoi vaccini? Big Pharma è con gli altri chimici, gli agroindustriali, i militari, i petrolieri, tutti nelle grazie dei banchieri, una delle teste dell’Idra che governano e divorano il mondo. Se gli togli i vaccini e come se a quella testa gli cavassi una zanna. 
Non è guerra al terrorismo? Negazionista!
E, ma così, rischiamo di essere davvero dei negazionisti. Già siamo altamente sospetti per levare mezza dozzina di vocette contro milioni di voci tonitruanti quando azzardiamo che gli Usa e soci piuttosto che combattere il terrorismo lo fanno e diffondono. Quando neghiamo che bombardare il soldati siriani sotto attacco dell’Isis voglia dire fare la guerra al terrorismo, o che i curdi che, a gamba tesa con gli Usa, rubano territori e città agli arabi siriani lo facciano per diffondere democrazia, diritti umani e socialismo. O che in Siria e Iraq sia in atto una guerra civile tra oppressi e oppressori anziché la guerra di liberazione di un popolo aggredito da armate di lanzichenecchi al soldo dell’imperatore. O quando ci pare opportuno negare che voglia dire portare la civiltà occidentale quando si polverizzano le civiltà altrui. Quando neghiamo che depredando musei, abbattendo monumenti e bruciando biblioteche (a Baghdad per mano Usa, altrove per mandato Usa), si affermino diritti umani. E, obliterando proprio le civiltà che hanno dato vita alla nostra (prima che le accadesse qualcosa), si affermassero i nostri valori. Neghiamo il progresso e sosteniamo dittature quando pensiamo che lo si faccia per cancellare, con la loro memoria e storia, popoli che, al confronto, dimostrano all’Occidente quanto si sia fatto pervertire e degradare da chi ne decide oggi la rotta.
E per mettere il decisivo puntino sulla i, la ciliegina sulla torta, quando riflettiamo che quelli che hanno fatto l’11 settembre e poi gli analoghi episodi successivi recano la stessa griffe di coloro che continuano a stringere nella garrota nazione dopo nazione, di quelli che mettono bavagli e poi ceppi a chi azzarda di farsi la propria ricerca, la propria deduzione, la propria conclusione, quanto meno i propri dubbi, si tratti di farmaci o genocidi, non dovrebbe venie il dubbio che, magari, i negazionisti siano invece loro? Quelli che i negazionisti li mettono prima alla gogna e poi in galera? E che, in ogni caso, abbiano qualcosa da nascondere. Qualcosa di molto grosso ?
Il “manifesto” di rivoluzione in rivoluzione. Fascista chi lo nega!
“Oggi facciamo la rivoluzione” scrive il “manifesto” e aggiunge “per cambiare il mondo da qualche parte dovevamo pur cominciare… Uno s’immaginerebbe che, quanto meno, il precocemente vetusto giornaletto a tanto storico esito sia arrivato avendo occupato con le sue milizie partigiane, che so, Palazzo Chigi, Montecitorio, l’abitazione della Fornero, almeno un paio di palazzi sfitti in periferia?.Lo abbiamo sottovalutato: il cambio riguarda aspetti ben altrimenti storici: formato, impaginazione, caratteri. Tuttavia rassicuriamoci: i puntelli che benevolmente, e pour cause, lo mantengono in vita sono sempre quelli, il fior fiore de’economia socialista: Enel, Eni, Telecom, Coop e, forse, a guardare di sbieco, la Open Society. Anche le penne sono sempre quelle, magari un po’ più spuntate, ma sempre intinte nello stesso inchiostro.
Tsipras si è rivelato fuoco fatuo per noi, sebbene piromane per i greci; Landini è finito imbozzolato nei propri viluppi verbali che ormai non scuotono più nemmeno il cartongesso dei talkshow. Guido Viale per stare appresso ai migranti come futuro dell’umanità è finito in un hotspot. Marco Revelli scrive per la centesima volta il manuale delle giovani marmotte che devono cambiare la sistemazione del campeggio. Chiara Cruciati si fa dettare da chi vuol far fuori l’Egitto rotoloni di carta sull’immondo Al Sisi che ha torturato e ucciso il nobile Regeni. Dall’Afghanistan giungono, a firma Battiston e Giordana, le vocine della società civile scampata ai Taliban e delle donne sburkinate grazie alla missione civilizzatrice degli occupanti. Un sussulto davvero rivoluzionario arriva dagli Usa, dove, caduti i vecchi dei, avanza luminosa la taumaturga, con lo strascico retto da ben quattro inviati del giornale, l’unica da votare, quella che già al precedente turno, reduce da quattro guerre sostenute orgsmaticamente, prima ancora che si facesse le ossa strappandole a Muammar Ghaddafi, dal “manifesto” era chiamata “angelo biondo”. 
E’ cambiata la veste del “manifesto”, ma la coerenza non è venuta meno e la ciccia è sempre quella, un po’ andata a male, ma re-incartata alla grande: Ecco a voi il nuovo giornale, prodigiosamente al tempo stesso quotidiano comunista, filo-Soros, cripto-Nato e para-Cia.
Fulvio Grimaldi
29.09.2016

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