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domenica 11 settembre 2016

MELITO PORTO SALVO: IL PAESE DI CUI DOBBIAMO VERGOGNARCI

Melito. Il paese contro la ragazzina stuprata “Se l’è cercata”

ARTICOLOTRE
melito-L.M.- E’ poco più di una bambina, lo dicono anche le carte dell’inchiesta.
Eppure Melito, il paese dove vive l’ha giudicata «Se l’è cercata!». «Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione». «Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata».
 «Una che non sa stare al posto suo».
Una bambina violentata per tre anni di seguito da nove bestie, a turno o tutti insieme, obbligandola poi a rassettare le lenzuola.
Lei ricorda «E non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda».
Gli orchi l’aspettavano all’uscita di scuola, la caricavano in macchina, proprio davanti alla stazione di carabinieri di Melito e la portavano in una casa isolata.
Quando il suo calvario è cominciato aveva tredici anni, tutti sapevano, tutti hanno taciuto, anche i genitori, questa è terra dove l’omertà è vangelo, le parole sono sempre colpevoli.
Sarà per questo motivo che alla fiaccolata organizzata per manifestare solidarietà alla bambina, si sono presentati in quattrocento sui 14 mila abitanti di Melito di Porto Salvo.
«Sono tutte vittime – dice – anche i ragazzi. E poi, io credo che certe volte il silenzio sia la risposta più eloquente» tenta una giustificazione don Domenico De Biase, il parroco. 
Il sindaco Giuseppe Meduri, riesce a fare di peggio,  sale sul palco ed attacca la giornalista Giusy Utano del TgR Calabria: «Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi».
Ma che colpa ne ha la giornalista, se una delle voci raccolte nel servizio mandato in onda era quella di una signora che diceva così? «Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare». 
Altri usano la parola “schifo” per descrivere Melito, rifiuti, case scrostate, fatiscenti, balconi e infissi pericolanti, scheletri di edifici abusivi.
Un paese che esprime solidarietà e vicinanza a Giovanni Iamonte, uno degli stupratori, rampollo di una famiglia appartenente alla ‘Ndrangheta locale.
Una altro, Davide Schimizzi, è  fratello di un poliziotto.
Intercettato durante le indagini, chiede consigli proprio a lui. E li ottiene: «Quando ti chiamano, tu vai e dici: non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici: guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!». 
Anche la scuola si smarca, il preside Sclapari dichiara «La scuola non c’entra, ognuno deve pensare alla sua famiglia», ma la scuola c’entra eccome, la bambina nei suoi temi aveva inviato chiari segnali, richieste disperate di aiuto, ma nessuno ha mai voluto accorgersene.

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