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lunedì 5 settembre 2016

MASSACRO NELLE FILIPPINE

Filippine, il presidente dichiara lo “stato di illegalità”

La rabbia di Duterte dopo la bomba nella sua città natale: i terroristi di Abu Sayyaf hanno causato 14 morti e 70 feriti
AFP
Il luogo dove è esplosa la bomba a Davao, nelle Filippine

LA STAMPA 04/09/2016
Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha proclamato lo «stato di illegalità» - lawlessness - nel Paese dopo un attentato a Davao, la sua città natale. Il gruppo di estremisti islamici Abu Sayyaf ha rivendicato l’esplosione di una bomba che ha ucciso 14 persone e ne ha ferite altre 70. Duterte ha precisato che la sua dichiarazione non va letta come l’introduzione della legge marziale ma che «viviamo tempi straordinari nei quali pensiamo di essere autorizzati a permettere che le forze di sicurezza facciano le ricerche necessarie. Stiamo fronteggiando una crisi seria, combattiamo contro spacciatori di droga e assassini, in un ambiente di violenza senza legge». 


Lo stesso Duterte è conosciuto per essere uno che quando si tratta di usare le armi non ci pensa due volte, un giro di vite deciso da lui non sarà certamente tenero. Ha vinto la corsa per la presidenza esibendosi fucile alla mano in diverse occasioni, ed ha senz’altro ragione quando dipinge il suo paese come violento e senza legge. Negli ultimi due anni - prima della presidenza della Repubblica - era sindaco di Davao. La bomba nella città pare sia la risposta diretta del gruppo islamista Abu Sayyaf all’offensiva avviata dal governo nella provincia meridionale di Sulu. Offensiva che sarebbe costata trenta vittime agli estremisti

Alcuni comandanti di Abu Sayyaf, che è nella lista nera degli Stati Uniti e delle Filippine come organizzazione terroristica per gli attentati mortali, rapimenti e decapitazioni di riscatto, hanno giurato fedeltà allo Stato islamico. I militari filippini, tuttavia, sostengono che non ci siano prove di una collaborazione diretta tra i due gruppi. L’azione servirebbe proprio a rafforzare l’immagine di Abu Sayyaf dopo anni di sconfitte. 

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