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mercoledì 21 settembre 2016

L'UOMO DELLA BOMBA A NY ODIAVA AMERICA E GAY

Il terrorista di New York fu denunciato dal padre

Il 28enne afghano segnalato all’Fbi. Fermata la moglie negli Emirati
AP
Mohammed Rahami (in foto) già due anni fa aveva segnalato il figlio alle autorità: «I federali mi avevano detto che era pulito»

LA STAMPA 21/09/2016
NEW YORK
Il primo a sospettare delle derive estremiste di Ahmad Khan Rahami, 28enne di origini afghane con passaporto americano considerato autore dell’attentato di Chelsea, era stato suo padre, che nel 2014 denunciò il figlio alle forze dell’ordine. «Due anni fa sono andato dall’Fbi perché mio figlio si comportava male», ha raccontato l’uomo, secondo cui la polizia del New Jersey informò la Joint Terrorism Task Force guidata dall’Fbi, «I federali - prosegue - hanno avviato un’indagine per poi dirmi che Ahmad era pulito, non era un terrorista, ed io dissi “va bene”». La denuncia del padre era giunta in seguito a un’aggressione di Ahmad a uno dei fratelli con un coltello chissà, forse disturbato dai suoi modi troppo occidentali. Le autorità hanno proceduto all’arresto ma poi il ragazzo è stato rilasciato. «Oggi l’Fbi mi dice che mio figlio è un terrorista, - chiosa il padre - e io ancora una volta dico “va bene”».  

IL PRECEDENTE  
Il caso presenta un’analogia con quello di Umar Farouk Abdulmutallab il bombarolo nigeriano del volo Northwest 253 che nascose nelle mutande dell’esplosivo il giorno di Natale del 2009: il ragazzo era stato precedentemente denunciato dal padre al consolato Usa di Lagos. Appare chiaro dunque che Rahami era sui radar delle autorità, non solo per i frequenti viaggi in Afghanistan e Pakistan e, seppur tardivamente, è stato proprio questo che ha permesso agli inquirenti di risalire a lui. Per di più al termine di un’indagine-lampo. 

GLI INDIZI NEL PC  
Certo il «grande fratello» che sorveglia New York è stato fondamentale per stabilire un punto di partenza, visto che Rahami è stato immortalato mentre posizionava l’ordigno esploso e la pentola-bomba. Ma sono state le impronte digitali assieme al ritrovamento del bigliettino in arabo a dare le opportune conferme agli investigatori, che grazie al fermo dei cinque conoscenti del sospettato, sono arrivati al 104 di Elmora Avenue in Elizabeth New Jersey, la casa dell’aspirante terrorista. Le segnalazioni della cittadinanza «se vedi qualcosa dì qualcosa» recita l’appello della polizia, hanno permesso la cattura dell’uomo a Linden poco lontano dalla sua abitazione. Col suo arresto sono giunti i riscontri, come il notebook nel quale sono contenuti commenti favorevoli alla jihad ed esortazioni a «uccidere l’infedele». Inoltre sono contenute citazioni in onore dell’attentatore di Fort Hood, Malik Hasan, e Anwal al-Awlaki, l’imam qaedista i cui proselitismi hanno ispirato i nuovi lupi solitari in Usa, come Syed Rizwan Farook, il killer di San Bernardino, quello di Orlando Omar Mateen, i fratelli Tsarnaev della maratona di Boston del 2013 e Faisal Shahzad, l’attentatore (fallito) di Times Square del 2010 di origini pachistane. Sono proprio i viaggi in Pakistan, a Quetta e Karachi, due città ad alta concentrazione taleban-qaedista, sotto la lente di ingrandimento di chi indaga.  

IL VIDEO IN CUI RIDE DELLE BOMBE  
La polizia ha anche recuperato dai cellulari di un familiare filmati registrati due giorni prima delle bombe di New York e New Jersey. Si vede Ahmad mentre dà fuoco a «materiale infiammabile in un contenitore cilindrico». I video mostrano l’accensione di una miccia, un rumore forte e fiamme, seguite da una nuvola di fumi e da risate. Rahami non si preoccupava, evidentemente, di essere scoperto. 

“ODIAVA L’AMERICA E I GAY”  
Secondo l’ex di Rahami, una sua vecchia compagna di scuola di nome Maria, il giovane odiava l’America e i gay. Durante uno dei suoi viaggi in Afghanistan «gli è stato fatto il lavaggio del cervello», sostiene. Lo stesso viaggio da cui tornò nel 2014 quando fu denunciato dal padre. È da allora che la donna non lo vede e lui non versa l’assegno per la figlia. È sull’attuale moglie dell’uomo che vi sono sospetti: ha lasciato gli Usa due giorni prima dell’esplosione. Ieri sera è stata rintracciata negli Emirati Arabi. Secondo gli inquirenti sta collaborando alle indagini. Forse sapeva ed era complice come la moglie del killer di San Bernardino, o forse è scappata perché non voleva confessare, come la moglie dello stragista di Orlando. Un intreccio di similitudini che accomunano tutti i recenti attacchi. 

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