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martedì 13 settembre 2016

LONDRA PAGHERA' PER VISITARE L'EUROPA

Londra e la tassa sulle vacanze “Pagheremo per visitare l’Europa”

Effetto Brexit, verso un visto da 10 sterline per l’ingresso nei Paesi Ue
REUTERS
Visti e tasse Con la Brexit gli ingressi in Regno Unito e nella Ue saranno più difficili

LA STAMPA 13/09/2016
INVIATO A BRUXELLES
Se il concetto di mercato unico europeo continua ad essere troppo astratto per molti elettori britannici che il 23 giugno hanno votato «Leave», quello di «tassa sulle vacanze» è decisamente più concreto. E così ora, Oltremanica, anche il cittadino comune sta iniziando a toccare con mano quelle che potrebbero essere le conseguenze pratiche della Brexit. Una di queste è il rischio di dover spendere di più per una settimana nella spagnola Costa del Sol o per un week-end a Parigi. A metterli in guardia ci ha pensato Amber Rudd, ministro dell’Interno, parlando di un progetto che l’Ue ha nel cassetto. Circolano già le cifre della nuova «tassa»: almeno 10 sterline a testa, circa 12 euro. Un’idea che sembra gettare ulteriore tensione in vista dei negoziati poiché nessun cittadino Paese ad ora paga il visto per entrare nella Ue. 

Bruxelles sta da tempo definendo una proposta per istituire l’Etias (Eu Travel Information and Authorisation System), un sistema per «proteggere» l’area Schengen e controllarne gli accessi (circa 30 milioni l’anno) in modo più efficiente. Ci sarà una sorta di visto europeo e funzionerà più o meno come l’Esta in vigore negli Usa. Maggiori dettagli arriveranno tra ottobre e novembre. Gli obiettivi però sono già dichiarati. Quello principale riguarda la sicurezza. Ma sarà anche un’occasione per fare cassa: le stime prevedono entrate annue tra i 500 milioni e i due miliardi di euro. Londra non fa parte dell’area Schengen, ma in un primo momento i suoi cittadini sarebbero esentati dall’Etias in quanto parte del mercato unico. Questo fino al giorno della Brexit: con l’uscita dalla Ue dovranno pagare anche loro. «Non me lo auguro, ma non mi sento di escluderlo» ha allargato le braccia la ministra Rudd. Ha cercato di spiegare ai britannici che accettare una simile misura potrebbe essere necessario in una logica di «contrappesi», magari per ottenere maggiori vantaggi su altri fronti. E ha ventilato l’ipotesi che la Gran Bretagna possa fare lo stesso con i cittadini Ue, costringendoli a pagare un visto d’ingresso. 

Ma per il ministro ombra dell’Interno, il laburista Andy Burnham, si tratta di una misura «inaccettabile», che dimostra «la confusione che regna nel governo» e che costerebbe in media 50 sterline a famiglia. Un po’ di preoccupazione c’è anche al di qua della Manica, soprattutto nelle località mediterranee oggi le mete preferite dei britannici. Nonostante si tratti di una misura legata alla Sicurezza, il paradosso è che ad occuparsene non sarà il nuovo commissario alla Sicurezza. A luglio, Jean-Claude Juncker ha affidato il portafoglio al britannico Julian King, che però avrà poteri molto limitati. Il dossier Etias sarà gestito dal commissario Dimitris Avramopoulos. Ieri sera King è finito sulla graticola del Parlamento Ue a Strasburgo, dove gli eurodeputati della commissione Libertà Civili gli hanno chiesto conto delle ambiguità del suo nuovo ruolo. Lui ha dribblato ogni domanda scomoda e ha assicurato: «Non sono qui come rappresentante del governo britannico». 

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