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venerdì 16 settembre 2016

LE NUOVE ABITAZIONI PER I TERREMOTATI

“Al lavoro per i terremotati: casette in tre settimane”

Nel consorzio edile di Bologna: «Strutture simili solo negli Usa»
Cns ha sede a Bologna e raggruppa 192 cooperative di tutto il territorio nazionale. Due anni fa si è aggiudicato il bando della Protezione Civile

LA STAMPA 16/09/2016
BOLOGNA
Questione di giorni e le Soluzioni abitative emergenziali, cioè le casette dove troveranno alloggio gli sfollati del terremoto in centro Italia, potrebbero entrare in produzione: per montarle nelle aree individuate per gli insediamenti basteranno meno di tre settimane, ma i tempi complessivi di allestimento saranno più lunghi, perché oltre all’assemblaggio servono le opere di urbanizzazione, e queste spettano alle amministrazioni locali che devono bandire gare ad hoc per i lavori. Quanto alla costruzione dei moduli, fra le aziende che si sono aggiudicate il bando indetto due anni fa dalla Protezione civile, e che ora aspettano il via libera delle regioni colpite dal sisma, c’è il Consorzio nazionale servizi, un colosso con sede a Bologna che raggruppa 192 cooperative.  

Due anni fa il Cns è stato lambito dall’inchiesta Mafia capitale – la cooperativa 29 Giugno di Buzzi ne faceva parte e Buzzi in persona era presente nel consiglio di sorveglianza, finché non è scoppiato lo scandalo ed è scattata l’espulsione -, ma da un anno a questa parte, assicurano i responsabili, il consorzio ha nuovi vertici e nuovo statuto: «Abbiamo chiarito la nostra totale estraneità a quelle vicende e siamo regolarmente iscritti alla White list (l’atto della procura che attesta l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, ndr)», spiega Sergio Zaccarelli, responsabile Cns del progetto dei moduli abitativi. Il dirigente conosce per esperienza diretta le problematiche di un terremoto, per aver vissuto il sisma del 2012 in Emilia: «Sono di Rolo, nel Reggiano, uno dei paesi del cratere. So cosa vuol dire quando le persone rimaste senza casa aspettano una soluzione: non bisogna alimentare false aspettative. Quindi alla domanda “quanto ci vorrà per allestire i moduli” rispondo che, dal momento in cui ci daranno il via, noi siamo pronti per ottimizzare i tempi: abbiamo un termine di 7 mesi per completare l’ultima casa – il numero massimo è 850 -, sulla base delle indicazioni sul numero dei campi e sulle metodologie, altrimenti scatterebbero le penali. Siamo in grado di montare un modulo sul posto nel giro di 15-20 giorni, ma la realizzazione non dipende solo da noi: perché il lavoro sia completo occorrono le infrastrutture, le opere di urbanizzazione, e queste dipendono dagli enti pubblici che dovranno fare appalti appositi, e dalle imprese del territorio che li eseguiranno». 
Le caratteristiche delle casette progettate dal consorzio prevedono una struttura d’acciaio che verrà trasportata negli insediamenti, dove saranno poi assemblati gli altri elementi: bagni, impianti, pareti divisorie, tamponamenti e coperture in pannelli isolati e verande esterne in legno, per appartamenti da 40, 60 o 80 metri quadri, secondo le esigenze: «Niente a che vedere con i container o i monoblocchi, questi sono strumenti mai visti prima in Italia con un tale livello di finitura. Esiste qualcosa di simile negli Usa», precisa Zaccarelli. Sistemazioni confortevoli, almeno sulla carta, pensate per far pesare il meno possibile la condizione di sfollati e concepite con attenzione alle persone con difficoltà di movimento: «Sono fruibili anche dai disabili, e sono tutte dotate di arredi ed elettrodomestici di classe A++. Quanto all’impiantistica, abbiamo scelto di non usare una pompa di calore, ma una caldaia a condensazione con corpi radianti in ghisa, per dare l’idea di un’abitazione definitiva».  

Ora si aspetta solo che le regioni danneggiate dal terremoto decidano come muoversi: «Saranno loro a scegliere quali ditte dovranno occuparsi della fornitura, e a stabilire la quantità dei moduli necessari», aggiunge Zaccarelli. Nel frattempo, lo spettro dell’inchiesta è più lontano: «Era uscita un’illazione perché c’era una cooperativa del consorzio (quella di Buzzi, ndr) coinvolta in vicende poco edificanti, ma i nostri requisiti morali non sono mai stati in discussione».  

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