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martedì 6 settembre 2016

LA SCUOLA DEI SUPPLENTI

Scuola, una cattedra su tre sarà coperta da supplenti

La riforma arranca: nel Sud moltiplicati i posti di sostegno per coprire le domande

LA STAMPA 06/09/2016
ROMA
Ieri i primi ragazzi sono entrati nelle aule ma la confusione regna sovrana nelle scuole italiane. Un posto su tre messo a concorso docenti non verrà mai assegnato. Il numero di vincitori è inferiore a quello dei posti messi a bando, come emerge dai dati forniti dal sito Tuttoscuola che sta pubblicando, giorno per giorno, le cifre pubblicate dagli Uffici scolastici regionali . 

«Mancano 10 giorni al termine per approvare le graduatorie e procedere alle nomine in ruolo dei vincitori. È trascorso il 93% del tempo disponibile, ma le graduatorie pronte sono solo il 20% (al Centro Italia solo il 6%, il dato peggiore)», è il bilancio aggiornato a ieri pomeriggio. 
Vuol dire che 1579 posti, uno su tre, nell’arco del triennio non potranno essere assegnati a vincitori. E andranno quindi coperti dai supplenti. Oppure - se ce ne sono - dai docenti della stessa classe di concorso in lista di attesa nelle graduatorie a esaurimento. 


Insomma, l’ennesima conferma delle difficoltà incontrate dalle legge 107 nel risolvere davvero i problemi del precariato e cancellare (o comunque limitare almeno per quest’anno) la presenza di supplenti nelle scuole. E non è nemmeno l’unica. Delle 103mila assunzioni promesse per l’anno 2015/2016, il Miur è riuscito a effettuarne soltanto 87mila e 600. Si tratta di assunzioni del tutto slegate dai luoghi di residenza. I maestri e i prof che entrano in ruolo possono essere chiamati a prendere servizio in una qualunque regione se in quella di residenza non c’è disponibilità di posti. Sono davvero pochi quelli che hanno accettato di fare le valigie e abbandonare casa e famiglia. La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ha parlato di «una percentuale di insoddisfazione del 2%». Ma i sindacati forniscono da tempo una versione molto diversa riuscendo anche a fermare il meccanismo dei trasferimenti. Sotto accusa innanzitutto l’algoritmo che gestisce i trasferimenti «senza nessun criterio, con errori macroscopici», denuncia la Cisl della Lombardia. «Tutto questo - prosegue - ha generato più di 5000 richieste di conciliazione (accettate dall’amministrazione per il 40% circa)». Ma correggere significa dire di andare via a qualcuno che aveva già accettato una cattedra.  

Il risultato è che «gli organici hanno seguito rotte quanto meno fantasiose e soprattutto sono stati determinati in modo opinabile. La necessità di sistemare una serie di docenti che, altrimenti, avrebbero dovuto trasferirsi all’altro capo della penisola, ha indotto a dilatare gli organici delle regioni meridionali, zona di provenienza di un gran numero di insegnanti. Così, mentre alla Lombardia che cresce di 5229 alunni si tagliano 227 docenti in organico, i casi più eclatanti sono la scuola primaria e per il sostegno, in altre regioni (Sicilia e Sardegna ad esempio) quasi si raddoppiano i posti dell’organico di sostegno per rendere possibili le assegnazioni provvisorie». 

Per non parlare di quelli che hanno accettato un posto ma che per un anno chiederanno l’assegnazione provvisoria in un posto diverso, per loro più vicino e meno costoso.  

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