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venerdì 16 settembre 2016

LA NOSTRA PROFETICA "NAJA-SERIE WEB": IL CONTROLLO DEI DIPENDENTI

Lavoro e controllo dei dipendenti: da pc a smartphone, gli strumenti legali

Quando il controllo informatico sui dipendenti da parte dei datori di lavoro è lecito

Se nella vita di tutti i giorni la privacy è già divenuta una chimera, anche sul lavoro trova spazi sempre più ridotti. C’è ovviamente una linea sottile che separa le condotte datoriali legittime da quelle che non lo sono e che vanno a ledere la privacy dei lavoratori, tuttavia i datori di lavoro hanno già la facoltà di controllare i propri dipendenti al fine di individuare comportamenti illeciti. Vediamo entro quali limiti.
SOCIAL NETWORK – Le verifiche dei datori di lavoro in molti casi partono già dalle fasi del colloquio, andando a verificare i profili sui canali social, spesso proseguendo anche nel corso del rapporto di lavoro. Si tratta di un comportamento ritenuto lecito da parte del Garante Privacy, anche se alcuni dati vengono reperiti sui social network ricorrendo alla rete di amici comuni piuttosto che inviando richiesta di contatto diretta, e anche se il datore non ha preavvisato il dipendente.Di fatto, numerose ordinanze hanno ritenuto legittimo il licenziamento basato su un uso improprio dei social network, come postare fotografie scattate durante l’orario di lavoro accompagnate da commenti offensivi nei confronti dell’azienda. Il concetto alla base della decisione dei giudici è che, nel momento in cui si decide di pubblicare determinate informazioni e foto sul proprio profilo, si accetta automaticamente il rischio che queste possano essere viste da soggetti terzi e quindi utilizzate in tribunale. In nessun caso, però, possono giustificare un licenziamento le informazioni, reperite o meno su Internet, riguardanti dati sensibili come l’orientamento o la vita sessuale di un dipendente (cit. Corte di Cassazione – sentenza n. 21107/2014), a pena la nullità del licenziamento per motivi discriminatori. Stesso discorso per il licenziamento basato sulla intercettazione di conversazioni sulle chat, tipo Skype.
GEOLOCALIZZAZIONE – Il Garante Privacy ha poi chiarito che i datori di lavoro possono utilizzare gli strumenti GPS con lo scopo di localizzare i dipendenti in Mobile Working e sono dotati di telefono aziendale, purché adottino opportuni accorgimenti volti a non invadere la sfera privata del lavoratore e rispettino stringenti misure di sicurezza.
L’obiettivo è di consentire non tanto il controllo dei movimenti dei dipendenti quanto di garantire il coordinamento e la tempestività degli interventi tecnici in caso di necessità. I datori di lavoro devono poter accedere alle funzioni di geolocalizzazione dello smartphone, ma senza accedere ad altri dati come traffico telefonico, SMS, posta elettronica o traffico voce. Il lavoratore deve essere al corrente della possibilità di essere localizzato dal proprio datore di lavoro, per mezzo di una app che deve essere ben visibile sullo schermo dello smartphone.
CORRISPONDENZA – La corrispondenza elettronica del dipendente, infine, sia essa sotto forma di email o di chat, è sempre coperta dall’obbligo di segretezza.
CONTROLLO A DISTANZA – Tutto ciò che riguarda il controllo a distanza, tramite strumenti di videosorveglianza quali telecamere ma anche tramite dispositivi informatici quali pc, smartphone e tablet, è stato riformato dal Jobs Act, allentando i nodi ma mantenendo saldi i vincoli di privacy.

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