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giovedì 1 settembre 2016

LA MORTE NELLE MELE DEL TRENTINO

Mele trentine, buone da morire

Una mela al giorno toglie il medico di torno. Ma anche no. Soprattutto se la mela in questione arriva dal Trenitno e se il frutteto ce l’hai come vicino di casa.
Secondo un recente studio relativo ai danni al Dna dovuti all’esposizione cronica ai pesticidi, curato dai ricercatori Renata Alleva dell’Irccs Rizzoli di Bologna e Marco Tomasetti dell’Università delle Marche, i residenti della Valle di Non professionalmente non esposti all’uso dei pesticidi (ossia non frutticoltori), risentirebbero comunque e in maniera grave dell’utilizzo dei pesticidi nei campi della zona.
Lo studio, presentato durante il convegno «Ambiente è salute: esposizione cronica a pesticidi e Dna umano» organizzato dal Comitato per il diritto alla salute, è stato condotto sui residenti della Val di Non quotidianamente a contatto con i pesticidi. I dati – raccolti in tre diversi periodi dell’anno, ad alta e bassa concentrazione di fitofarmaci – hanno riguardato la qualità dell’aria, la presenza di pesticidi all’interno delle case e i prelievi sulle persone.
Numeri alla mano i ricercatori hanno affermato che nei periodi di alta esposizione il Dna ci mette molto tempo a riparare i danni subiti dai pesticidi perché inibito dal farlo. Sempre secondo gli studiosi l’azione dei pesticidi influirebbe sul Dna umano creando una rottura del genoma, inibendo la naturale funzione ricostruttiva e obbligando la cellula a riprodursi in maniera errata.
La cosa più grave è che i numeri dimostrano quanto l’esposizione ai pesticidi agisca, più che sugli adulti, sui bambini d’età fino ai 5 anni e dai 5 ai 15 anni. Secondo la dottoressa Alleva il danno al Dna si accumula e una donna in gravidanza può trasferire al feto le sostanze. Ciò può avvenire anche durante l’allattamento, visto che i residui dei pesticidi si accumulano nei grassi.
A tal proposito è bene ricordare che Isde Italia ha più volte sottolineato quanto l’esposizione a pesticidi comporti gravi conseguenze sulla salute umana. Le conseguenze di tali esposizioni possono rivelarsi molto gravi anche a basse dosi, in particolare se si verificano durante la vita embrio-fetale e nella prima infanzia, aumentando il rischio di danni cerebrali e di malattie che possono manifestarsi anche nelle fasi più tardive della vita.
È ormai innegabile la forte correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie quali cancro, malattie respiratorie, malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e sclerosi laterale amiotrofica (SLA), autismo, deficit di attenzione ed iperattività, diabete, disordini riproduttivi, malformazioni fetali, disfunzioni tiroidee.
Oggi, grazie ai recenti studi, è risaputo che questi effetti, già evidenti nelle persone esposte professionalmente a queste sostanze, riguardano in realtà tutta la popolazione e, in particolar modo, coloro che vivono in aree limitrofe alle coltivazioni che fanno uso di fitofarmaci. Sebbene tutto ciò sia sempre più lampante la nostra politica latita. Troppi interessi ruotano attorno al mondo dei pesticidi e della chimica agricola. Troppe credenze sono dure a morire e troppo potere hanno multinazionali e aziende legate al settore.
A pagarne le conseguenze è ancora una volta la nostra salute e la nostra terra. L’ultimo rapporto Ispra sui pesticidi ha evidenziato una “ampia diffusione della contaminazione” ed il rilevamento di ben 175 sostanze diverse nelle acque italiane. Un numero mai così elevato e tra i più alti in Europa.
Per questo, come Movimento 5 Stelle, stiamo portando avanti una battaglia in Italia e in Europa per promuovere tecniche agronomiche radicalmente alternative alle attuali e ricordare al Governo di rispettare gli impegni presi con il PAN (Piano di Azione Nazionale) che recepisce la Direttiva Europea 2009/128. Ma, soprattutto, stiamo combattendo perché l’Europa metta definitivamente alla porta il Glifosato, il peggior erbicida in circolazione, già segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sostanza “probabilmente cangerogena”.
Nell’attesa che le Istituzioni acquisiscano buon senso e attuino quel Principio di precauzione, già sancito dall’Unione Europea, è bene infine ribadire che ognuno di noi può fare tanto sin da subito per cambiare le cose. Da una parte frutticoltori e agricoltori potrebbero informarsi sulle conseguenze, anche per loro, dell’uso di certi prodotti e optare per metodi più sostenibili e meno nocivi. Dall’altra i cittadini potrebbero iniziare ad agire nel rispetto dell’ambiente e della salute decidendo di comprare in maniera più consapevole.
L’autoregolamentazione, senza attendere l’imposizione del legislatore, e la libertà di scegliere, senza attendere istruzioni dall’alto, sono le uniche alternative che abbiamo per proteggere noi stessi, i nostri figli e la nostra terra. Usiamole.

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