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lunedì 19 settembre 2016

ISRAELE VUOLE UNA GUERRA CIVILE PALESTINESE

VOCI DALLA STRADA: Israele vuole provocare una guerra civile palestinese?

vocidallastrada.org – Israele vuole provocare una guerra civile palestinese? La divisione all’interno della società palestinese ha raggiunto livelli senza precedenti, diventando uno dei principali ostacoli sulla strada verso una strategia unitaria per porre fine all’occupazione violenta di Israele o per unire i palestinesi dietro un unico obiettivo.
CB l’ultranazionalista israeliano nuovamente nominato ministro della Difesa, lo ha compreso molto bene. La sua tattica fin dalla sua ascesa al potere nello scorso maggio, si concentra sul desiderio di sfruttare queste divisioni per spaccare definitivamente la società palestinese.
Lieberman è un “estremista”, anche rispetto agli standard dell’esercito israeliano. Il suo passato è costellato di affermazioni violente e razziste.
Le sue imprese più recenti si sono spinte fino all’insulto contro Mahmoud Darwish, il poeta più famoso della Palestina. Ha continuato a confrontare la poesia di Darwish – che sostiene la libertà del suo popolo – con l’autobiografia di Adolf Hitler “Mein Kampf“.
Ma, naturalmente, questa non è la dichiarazione più scandalosa di Lieberman.

Liberman è avvezzo alle provocazioni
Le passate provocazioni di Lieberman sono numerose. Abbastanza recentemente, nel 2015, ha minacciato di decapitare con l’ascia i cittadini palestinesi di Israele, se non avessero mostrato una fedeltà assoluta allo “Stato ebraico”. Ha sostenuto la pulizia etnica dei cittadini palestinesi di Israele e ha annunciato un imminente assassinio dell’ex primo ministro palestinese Ismail Haniya.
Dichiarazioni oltraggiose a parte, l’ultimo stratagemma di Lieberman, tuttavia, è ancora più contorto. Il Ministro della Difesa israeliano intende assegnare codici colorati alle comunità palestinesi della Cisgiordania occupata, dividendole tra verde e rosso, dove il verde rappresenta i “buoni” e il rosso i “cattivi”. I primi sarebbero ricompensati per il loro buon comportamento, mentre i secondi subiranno una punizione collettiva, anche se solo un membro di una comunità osasse resistere all’esercito di occupazione israeliano.
Una versione di questo programma è stato sperimentato quasi 40 anni fa, ma è stato un completo fallimento. Il fatto che questa spaventosa idea riaffiori nel 21° secolo senza essere accompagnata da una protesta internazionale, è veramente sconcertante.
I codici colorati di Lieberman saranno accompagnati da una campagna per resuscitare le “Leghe di Villaggio” un altro esperimento fallito degli israeliani per imporre una direzione “alternativa” “coinvolgendo” i notabili palestinesi, invece dei leader democraticamente eletti.
Sinistra reminiscenza delle Leghe di Villaggio
Avigdor Lieberman con Hillary Clinton
La soluzione di Lieberman è quella di realizzare una leadership, che, come nelle Leghe di Villaggio negli anni ’70 e ’80, sarebbe certamente ed ampiamente considerata come una cricca di collaboratori e traditori dalla società palestinese.
Ma cos’erano esattamente queste Leghe di Villaggio? E come dovrebbero funzionare questa volta?
Nel mese di ottobre 1978, i sindaci palestinesi eletti, uniti da consiglieri e varie istituzioni nazionaliste, hanno lanciato una campagna di mobilitazione di massa, sotto l’egida del Comitato Nazionale Palestinese, il cui obiettivo principale era quello di sfidare il Trattato di Camp David – firmato tra Egitto e Israele – e le sue conseguenze politiche che emarginano i palestinesi.
All’epoca, questo movimento era la rete più sviluppata e più unificante per i palestinesi mai attuata nei territori occupati. La repressione israeliana si è subito scagliata su sindaci, sindacalisti e nazionalisti di varie istituzioni professionali.
La risposta nazionale ha sottolineato l’unità dei palestinesi da Gerusalemme in Cisgiordania e Gaza, tra cristiani e musulmani, e tra i palestinesi in Palestina e nella shattat, o Diaspora.
La risposta israeliana è stata altrettanto determinata. A partire dal 2 luglio 1980, una campagna di omicidi è stata lanciata contro i sindaci democraticamente eletti.
Nonostante questo, Camp David e i tentativi di eliminazione dei leader nazionalisti nei territori occupati, l’aumento della violenza degli estremisti ebraici in Cisgiordania, aveva avuto il solo risultato di proteste di massa, scioperi generali e violenti scontri tra giovani palestinesi e forze di occupazione israeliane.
Il governo israeliano ha deciso di invalidare i sindaci eletti in Cisgiordania, poco dopo nel novembre 1981 ha istituito un’ “amministrazione civile” di gestione dei territori occupati per conto dell’esercito di occupazione. Questa amministrazione militare mirava ad emarginare tutta la leadership palestinese veramente rappresentativa e rafforzare l’occupazione. Ancora una volta, i palestinesi hanno risposto con uno sciopero generale e la mobilitazione di massa.
L’occupante ha sempre voluto avere una leadership palestinese sotto i piedi
Israele ha sempre cercato di costruire una leadership alternativa per i palestinesi. Questi sforzi culminarono nel 1978, quando creò le Leghe di Villaggio, dando ai suoi membri poteri piuttosto ampi, tra cui l’approvazione o negazione di progetti di sviluppo nei territori occupati. Erano armati e in più disponevano di una protezione militare israeliana.
Ma anche questo è stato destinato al fallimento, e i membri delle Leghe di Villaggio sono stati ampiamente considerati collaboratori dalle comunità palestinesi.
Pochi anni dopo, Israele ha riconosciuto l’artificialità della sua creazione, e che i palestinesi non potevano essere mobilitati affinché si adattassero alla visione israeliana di un’occupazione militare permanente e un’autonomia fittizia.
Nel marzo 1984, il governo israeliano ha deciso di sciogliere le Leghe di Villaggio.
Non ci si aspetta che Lieberman sia un’acuto studente di storia, ma cosa spera di ottenere con questo stratagemma?
Le elezioni comunali del 1976 hanno galvanizzato le energie dei palestinesi per raggiungere l’unità. Si sono riuniti intorno a idee comuni e hanno trovato una piattaforma di unificazione nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
Oggi, la discordia tra i palestinesi è innegabile. La lotta che dura da anni tra Fatah e Hamas ha cambiato radicalmente il discorso nazionalista sulla Palestina, trasformandolo in una forma di tribalismo politico.
Divisione tra i palestinesi
La Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono divisi non solo geograficamente, ma anche geopoliticamente. Fatah, già impegnato in più di una lotta interna, rivela nuove divisioni tra i sostenitori del suo leader attuale, Mahmoud Abbas, e il respinto, ma comunque onnipresente Mohammed Dahlan.
Più pericoloso di tutto questo è che il sistema israeliano di punizione o ricompense ha di fatto trasformato i palestinesi in diverse categorie: i più poveri, che vivono nella Striscia di Gaza e la Zona C in Cisgiordania [superficie totalmente controllata dall’occupante] e quelli relativamente prosperi, la maggior parte di loro simpatizzanti dell’Autorità palestinese a Ramallah.
Dal punto di vista di Lieberman, i tempi dovrebbero essere maturi per ridefinire e re-imporre i famose Leghe di Villaggio. Che funzionino nella loro forma originale o no, non fa alcuna differenza, dal momento che l’idea è di creare nuove divisioni tra i palestinesi, seminare il sociale, causare nuovi conflitti politici e, forse, provocare una breve guerra civile a Gaza come nell’estate 2007.
La comunità internazionale deve assolutamente respingere questi piani reazionari e la loro ideologia distruttiva, e costringere Israele a rispettare il diritto internazionale, i diritti umani, e la scelta democratica del popolo palestinese.
Le potenze che si sono imposte come “mediatori di pace” e custodi del diritto internazionale devono capire che Israele è molto incline ad accendere il fuoco, ma quasi mai di spegnerlo. E a Lieberman – l’ex buttafuori russo delle discoteche e diventato uomo politico e poi ministro della difesa – non deve essere lasciato libero di assegnare alle comunità palestinesi codici colorati, per gratificare o punire a suo piacimento.
Una breve rassegna della storia ci dice che le tattiche di Lieberman falliranno … Ma la domanda è, tuttavia, a che prezzo?
Traduzione per  TLAXCALA di Alba Canelli

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