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mercoledì 28 settembre 2016

INFETTATI!

Emotrasfusi infetti: vittime e non “Galline dalle uova d’oro”

ARTICOLOTRE
sangue infetto-Elisabetta Cannone– La giustizia farà il suo corso nelle aule di tribunale e alla fine dirà se c'è stata o meno una truffa ai danni di malati vittime di trasfusioni ed emoderivati da sangue infetto a opera di un avvocato e di un suo collaboratore.
Intanto però sul caso venuto alla luce sulla stampa locale e non solo, si confrontano membri di associazioni di vittime da sangue infetto e due avvocati che da anni ormai si occupano di questo tipo di cause in sede civile e penale. Un ragionamento ampio sulle difficoltà e le aspettative lecite, e a volte illusorie, che spesso i malati portano negli studi legali alla ricerca di giustizia.
"I fatti così come appaiono sulla stampa non mi sembrano tali da rilevare come illecito penale commesso dall'avvocato, al più potrebbero costituire illecito disciplinare o una fonte di responsabilità professionale nei confronti del cliente – commenta Mario Melillo, avvocato dello studio legale romano Lana – Lagostena Bassi, ovvero quello che in Italia grazie a Mario Lana da poco scomparso ha fatto la storia nella nostra giurisprudenza in materia di risarcimenti per danni da emotrasfusioni -.
 "A prescindere dalla vicenda in esame, che non conosco se non per le notizie di stampa e i cui contorni verranno approfonditi e chiariti nelle sedi competenti, va precisato che illudere il cliente sul successo di una causa che non si sa gestire perché non si hanno le competenze adatte – continua il legale del Foro romano – costituisce in primo luogo violazione del canone che vuole l'avvocato doverosamente impegnato a informare il cliente sull'esatto svolgimento ed esito della causa. Ma soprattutto costituisce la violazione del dovere di non intraprendere cause o iniziative giudiziarie in materie per cui, come ho detto, non si ha la competenza necessaria".
A lui si aggiunge il commento di Andrea Spinetti del Comitato vittime sangue infetto. "Come Comitato siamo molto preoccupati. Se il tribunale confermasse il comportamento contestato all'avvocato, la vicenda non si risolverebbe solo nell'aver preso un eccesso di denaro ma si tratterebbe anche di non aver ottemperato ad attività preposte per poter esercitare i propri diritti", commenta Spinetti.
Che aggiunge: "Qui il problema grosso è che c'è un danno emergente cioè i soldi che sarebbero stati presi in eccesso e il lucro cessante cioè il sommerso. Oltre ai soldi dati, magari si perde anche il diritto di ottenere quei possibili 100.000 €. La nostra paura è che ci sia un danno incalcolabile molto più grosso di quello che si dice solvibile".
Da Palermo arriva il commento dell'avvocato Ermanno Zancla, titolare dell'omonimo studio che da anni in Sicilia si è affermato nella difesa civile e penale di queste cause. "Non posso esprimermi su procedimenti che ovviamente non conosco se non dalla mera lettura di articoli giornalistici – esordisce Zancla -. Non mi pare che la vicenda di Ragusa presenti profili di responsabilità penale. Considerata la materia di queste cause molto complesse, se dovesse risultare vero che il collega si è avvalso per anni  della collaborazione di persone che non erano nemmeno abilitate, questo potrebbe aver portato a problemi in ordine allo svolgimento delle cause e al loro esito. Ma tutto, lo voglio sottolineare, – continua l'avvocato – non ha niente a che vedere col penale. Parrebbe addirittura che i clienti, o quasi tutti, che lo avrebbero denunciato siano ancora suoi clienti. Francamente questa è una cosa che si commenta da sola".
In Italia sono migliaia le persone che tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '90 sono state contagiate con emoderivati e sacche di sangue risultato infetto, contraendo patologie quali epatite B e C, nonché il virus dell'HIV. Si tratta di emofilici, le prime vittime di questa strage silenziosa, e poi thalassemici, emotrasfusi occasionali, vaccinati obbligatori.
Di loro non esiste una stima aggiornata però perché non c'è un capitolo delle regioni per emodanneggiati. Ma sono migliaia le cause in tribunale per ottenere i benefici della legge 210/92 e ancora migliaia quelle in attesa di risarcimenti in sede civile. Cifre consistenti, spesso di centinaia di miglia di euro.
Facile pensare che qualche avvocato senza scrupoli veda queste persone come "galline dalle uova d'oro", e senza avere conoscenze e competenze adeguate si avventuri in cause destinate al fallimento, promettendo ai malcapitati di turno ogni tipo di risarcimento e vittorie facili.
"Nel periodo tra gli anni 2002-2003 e 2010, c'è stato un fenomeno delle cosiddette cause collettive nelle quali sono state fatte partire cause con 70 – 80 fino a 100 parti per volta – racconta l'avvocato Zancla -. È facile immaginare che lo scrutinio della documentazione e della fattibilità delle cause siano state fatte in maniera sommaria. Tant'è vero -aggiunge ancora – che ci sono decine e decine di posizioni di persone che hanno perso perché quella causa non potevano nemmeno iniziarla. Come accaduto ad alcune persone arrivate al nostro studio: hanno perso perché pur avendone dirittol'avvocato precedente non aveva inserito nel fascicolo la cartella clinica che attestava le trasfusioni, ovvero l'unica cosa importante che si deve fare in queste cause. Mancato inserimento fatto in seriale. In questa materia, la truffa ci sarebbe se un avvocato si facesse dare anticipi per cause alle quali palesemente non si poteva aderire e non poteva non saperlo perché è un fatto noto a priori", conclude Zancla.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il collega Mario Melillo.
"Ci sono avvocati abbastanza superficiali – conferma il legale romano -, gente che va all'arrembaggio avventurandosi su crinali sui quali non sanno ovviamente camminare. La posta in gioco è molto alta trattandosi di danni considerevoli che coinvolgono aspetti molto gravi della salute delle persone costituzionalmente garantiti, per i quali le cifre risarcitorie sono molto spesso a sei zeri. Questo è il miraggio che suscita diciamo molto appetito".
Un albero della cuccagna che ha fatto commettere per incompetenza non pochi errori.
"È capitato molte volte nell'esperienza del nostro studio – spiega Melillo – di trattare storie di clienti arrivati da noi con risultati negativi di cause iniziate da colleghi poco esperti della materia, che si sono letteralmente buttati nella mischia facendo errori grossolani".
A volte però anche i clienti hanno aspettative che non possono essere soddisfatte. Anche questo è un aspetto che un legale serio deve saper gestire.
"L'aspettativa delle vittime è legata alla gravità della menomazione subita. Però l'esame delle condizioni fisiche o dei danni provocati da queste malattie deve essere concreto e attuale. Se un soggetto è affetto sì dal virus dell'epatite ma questo non è in fase di replicazione, avrà parametri fisiologici prossimi alla normalità, quindi il danno attuale è molto basso e il risarcimento modesto. Non possiamo dire a questo tipo di cliente che può aspirare a prendere milioni di euro di risarcimento. Non è corretto nei suoi confronti, in quanto genera aspettative infondate; senza contare la brutta figura per la categoria degli avvocati".
La truffa però per chi ha un diritto da far valere è sempre dietro l'angolo e allora cosa fare per non incappare in valutazioni errate che possono far perdere causa e diritti?
"Innanzitutto usare Internet e fare uno screening degli studi legali che hanno una storia in questa vicenda -avverte Melillo -. Valutarne la serietà da come si presenta il sito dello studio; se in esso vi è una parte specifica dedicata ai danni derivati da emotrasfusioni in cui si descrive l'esperienza acquisita, i contenziosi trattati etc. È opportuno perderci un po' di tempo: magari anche informandosi presso conoscenti e soprattutto associazioni che meglio possono indirizzare le vittime alla scelta di un legale adeguato. Il fai da te – conclude Melillo – in questi casi è almeno al 90% fallimentare".
Gli ultimi consigli li fornisce Andrea Spinetti, del Comitato vittime sangue infetto.
"Oggi in materia di contagio da sangue infetto sappiamo benissimo quali sono gli avvocati che se ne occupano da anni e quelli che invece ci si buttano", e aggiunge: "Occorre cercare avvocati che applichino il patto di quota lite introdotto con la normativa Bersani. È un patto tra cliente e legale, in base al quale il cliente non deve anticipare soldi per attivare una causa. Quindi ci sono costi chiari e certi senza anticipi dei malati. Diversamente si applica il metodo tradizionale: i compensi degli avvocati sono stabiliti sulla base dei mezzi e dei tempi impiegati, che non rappresentano un grandissimo vantaggio visti i tempi della giustizia italiana. Altro consiglio che do – conclude Spinetti – è di non telefonare mai all'avvocato, ma scrivere e-mail nelle quali porre domande chiare e cercare di ottenere riposte altrettanto chiare".

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