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giovedì 22 settembre 2016

IN GIORDANIA TORNANO I FRATELLI MUSULMANI

Giordania, i Fratelli musulmani tornano in Parlamento

Il movimento islamista riguadagna la scena dopo anni di assenza. Ma non cambierà la direzione della politica di Re Abdullah II
AP
Bassa affluenza: hanno votato solo il 36% dei 4,1 milioni di elettori

LA STAMPA 22/09/2016
La Giordania ha votato martedì in un’elezione che potrebbe portare al ritorno dei Fratelli musulmani come robusta forza di opposizione nel Parlamento di uno dei maggiori alleati di Europa e Stati Uniti in Medio Oriente. Benché la monarchia di re Abdullah II abbia presentato questo voto come un successo democratico, l’afflusso alle urne della popolazione è stato basso: soltanto il 36% dei 4,1 milioni di elettori è andato alle urne, un dato inferiore rispetto alle ultime consultazioni del 2013.  

L’uscita di scena nel 2013 dopo un anno al potere del presidente egiziano Mohammed Morsi, la repressione del suo movimento dei Fratelli musulmani da parte del nuovo regime del Cairo ha dato un colpo ovunque nella regione alle aspettative politiche dei movimenti islamisti. 

A distanza di tre anni, le elezioni parlamentari in Giordania riportano sull’arena politica regionale la finora silenziosa Fratellanza. Nel regno hashemita del sovrano Abdullah II, il movimento, come in Egitto, è stato bandito e reso illegale. È però permesso alla sua ala politica, Il Fronte Islamico di Azione, di partecipare al voto. È per gli islamisti un ritorno in scena dopo nove anni di boicottaggio delle urne. Sia nel 2010 sia nel 2013 i Fratelli musulmani locali non hanno presentato alcun candidato, in protesta a una legge elettorale che, secondo i suoi detrattori, favoriva le alleanze tribali – molto forti nel regno – a discapito dei partiti. A maggio, la legge elettorale è stata modificata: è più simile a quella che, nel 1989, ha permesso agli islamisti di ottenere 22 seggi, diventando allora la più importante forza in Parlamento. 

AP

Oggi, benché la Fratellanza abbia presentato 15 candidati su 23 circoscrizioni, a causa della complessità della legge elettorale – ha spiegato il Wall Street Journal – è difficile che il Fronte Islamico di Azione possa ottenere più del 20 per cento circa dei 130 seggi in Parlamento. E se questo, unito al fatto che la corona governa spesso per decreto, non cambierà la direzione della politica nazionale, per l’Islam politico e i movimenti islamisti potrebbe essere un importante ritorno sulla scena politica in Medio Oriente.  

I Fratelli musulmani giordani hanno cancellato lo slogan tradizionale del movimento qui e altrove – “l’Islam è la soluzione” – per fare campagna su una generica richiesta di riforme. In un Paese in cui il debito pubblico è al 94% del Pil e la disoccupazione giovanile continua a salire, in cui il governo deve far fronte ogni giorno all’immensa emergenza profughi – 600mila i siriani in Giordania secondo le Nazioni Unite – la Fratellanza può contare ancora su una robusta base, benché negli anni non siano mancate le divisioni al suo interno. Tra i rivali alle urne, infatti, ci sono due gruppi che si sono staccati dal movimento per formare partiti islamisti autonomi. 

AP

A pochi chilometri di distanza, un altro partito islamista, costola della Fratellanza, ha deciso di presentarsi al voto municipale. Il movimento palestinese Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, avrebbe dovuto partecipare all’elezione dell’8 ottobre nei Territori palestinesi, e la partita con i rivali di Fatah, gruppo del presidente Mahmoud Abbas, era aperta. 

Le elezioni locali non si tengono dal 2006, anno in cui il movimento islamista ha ottenuto un’inaspettata vittoria, che ha poi portato alla faida tra fazioni palestinesi ancora in atto. E proprio questa faida ha causato la cancellazione delle elezioni. Un tribunale di Gaza, legato a Hamas, ha deciso di annullare le liste di candidati di Fatah a Gaza e menzionato l’impossibilità di tenere un voto senza Gerusalemme est. La Corte Suprema di Ramallah, dove governa Mahmoud Abbas, ha ricevuto le obiezioni di Hamas e deciso di cancellare il voto. Hamas accusa Fatah di aver annullato le elezioni per timore di perdere. Fatah accusa Hamas di aver cercato di evitare le urne per paura di perdere. La riconciliazione tra le fazioni palestinesi sembra ancora lontana.  


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