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domenica 18 settembre 2016

IL PRESIDENTE DELLA BUNDESBANK METTE A TACERE DRAGHI

Weidmann frena Draghi: “La Bce non ha nessun motivo per rilanciare sulla politica monetaria”

Intervista a La Stampa del presidente della Bundesbank: i tassi non devono in nessun caso restare così bassi. Sulla Brexit bisognerebbe far chiarezza quanto prima
Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank

18/09/2016
BERLINO
Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca,  frena su un eventuale rafforzamento del quantitative easing, programma di acquisto di titoli pubblici per rilanciare l’economia dell’Eurozona. Nella sua ultima riunione il consiglio direttivo della Bce «non ha visto – a ragione – nessun motivo per rilanciare sul fronte della politica monetaria», ha spiegato Weidmann in un’intervista a La Stampa, Süddeutsche Zeitung, The Guardian e Le Monde che uscirà lunedì 19 settembre. 

È previsto che il programma «duri almeno fino al marzo del 2017, quello che succederà dopo lo discuteremo e decideremo nel consiglio della Bce sulla base dei dati di cui disporremo in quel momento». Tuttavia «non dobbiamo ignorare i rischi di una politica monetaria ultraespansiva, che diventano tanto più grandi quanto più dura la fase dei bassi tassi di interesse». 

Weidmann respinge poi la richiesta di aumentare gli investimenti rivolta a Berlino. «L’idea che la Germania possa dare una spinta alla congiuntura europea attraverso un programma di investimenti pubblici è ingenua».  

Il banchiere centrale tedesco reputa attualmente poco praticabile l’obiettivo di un’unione politica, ribadito nei giorni scorsi da Mario Draghi. Il presupposto sarebbe «la cessione di diritti di sovranità all’Europa da parte degli Stati», in particolare sul bilancio. «In questo momento non vedo però la disponibilità a compiere questo passo». 

Quanto alla Brexit, Weidmann spiega che «è indubbio che l’incertezza relativa al momento e alle modalità del divorzio pesino sull’economia» per cui «bisognerebbe far chiarezza quanto prima». I diritti di passporting, chiarisce, «vengono automaticamente meno se la Gran Bretagna non dovesse restare quanto nello spazio economico europeo». Nelle trattative, ha aggiunto, la Ue non dovrebbe né stabilire una punizione esemplare, né creare un precedente che consenta a uno Stato di selezionare solo le parti che gli tornino più favorevoli. 

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