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giovedì 22 settembre 2016

IL PETROLIO VENEZUELANO DAGLI USA

Il Venezuela sta importando petrolio dagli Stati Uniti – Il Post

Non hanno fatto pace: c’entra la qualità del greggio venezuelano e una crisi economica che sembra non finire più
Il Venezuela sta attraversando da tempo una crisi gravissima, che ha portato diversi analisti e osservatori a descriverlo come uno stato sull’orlo del collasso. Le notizie degli ultimi mesi non sono migliori. Le strutture venezuelane per lo sfruttamento del petrolio, per esempio, non funzionano più: il New York Times ha raccontato che una delle piattaforme petrolifere nazionali è inattiva da settimane perché le manca un pezzo necessario al suo funzionamento. Un’altra è stata attaccata da gruppi armati che hanno saccheggiato tutto quello che potevano a portare via. Gli impiegati del settore – dipendenti statali – vengono pagati pochissimo, perlopiù lavorando in condizioni di sicurezza molto precarie. La produzione è di petrolio è passata da 2,68 milioni di barili al giorno del 2014 ai 2,33 milioni dell’agosto 2016. Quella del petrolio è una delle crisi più gravi, forse la più grave, tra quelle che hanno colpito finora il Venezuela.
In passato il petrolio è stato una risorsa fondamentale per lo sviluppo economico del Venezuela, e per il suo ruolo internazionale. L’ex presidente venezuelano Hugo Chávez definì il petrolio “uno strumento per lo sviluppo nazionale”: tra il 2001 e il 2015 i profitti della compagnia petrolifera nazionale (la Petróleos de Venezuela, PDVSA) – più di 250 miliardi di dollari – sono stati usati per finanziare i programmi sociali promossi dal governo, comprese le importazioni di beni alimentari. Questo vuol dire che in Venezuela il petrolio non ha solo garantito per molto tempo la sussistenza economica dello stato: ha anche permesso al governo socialista – prima quello di Chávez, ora quello guidato dal presidente Nicolás Maduro – di restare al potere, legittimandosi come la forza politica della crescita economica. Una delle cause della grave crisi economica del Venezuela è stato proprio il crollo del prezzo del petrolio degli ultimi due anni, che ha messo in crisi l’economia di diversi paesi: da allora i profitti derivanti dalla vendita di greggio sono diminuiti sensibilmente e anche i pochi paesi che importavano il greggio venezuelano, come Cuba, hanno cominciato a fare accordi più favorevoli con altri, per esempio la Russia.
Per di più dall’inizio del 2016 il Venezuela ha cominciato a importare greggio dagli Stati Uniti. È un fatto che potrebbe fare alzare qualche sopracciglio, ha scritto CNN, visto che il Venezuela ha riserve per 298 miliardi di barili di petrolio: più dell’Arabia Saudita, della Russia e dell’Iran, e otto volte quelle degli Stati Uniti. Il problema – ha spiegato a CNN Nilofar Saidi, un’analista del centro studi ClipperData – è che il greggio estratto in Venezuela è molto pesante e difficile da raffinare, e poi da vendere: è necessario mischiarlo con altri tipi di greggio più leggeri per migliorarne la qualità. Fino a non molto tempo fa il Venezuela importava il greggio “leggero” dalla Russia, dall’Angola e dalla Nigeria; ma nel dicembre 2015 il governo statunitense ha tolto il divieto di esportare il greggio verso altri paesi (un divieto che durava da 40 anni). Il governo venezuelano ne ha subito approfittato, visto che importare greggio dagli Stati Uniti è molto più conveniente che farlo dall’Africa Occidentale o dal Nordafrica. Ma è stato anche molto criticato: per decenni gli Stati Uniti sono stati descritti in Venezuela come un potere “imperialista” e farci affari ancora oggi non è ben visto.
Ma i guai per il Venezuela non sono finiti qui. Spesso la compagnia petrolifera venezuelana non riesce a pagare le consegne di greggio che arrivano dall’estero, sempre di più dagli Stati Uniti. Alcune petroliere, ha raccontato il New York Times, sono costrette a rimanere in porto per giorni e giorni, aspettando un pagamento che non sempre arriva. È capitato che il greggio non venisse nemmeno scaricato e che la petroliera ritornasse da dove era arrivata. Il problema è che se il Venezuela non riesce a importare il greggio leggero dall’estero, non può mischiarlo con il suo greggio più pesante per produrre un petrolio raffinato di maggiore qualità: e non può esportarlo, rinunciando così a una delle poche voci di entrate rimaste al governo. Nonostante l’importazione del greggio statunitense, non si deve pensare che i rapporti tra Venezuela e Stati Uniti siano migliorati. Lo scorso marzo l’amministrazione Obama ha imposto delle sanzioni ad alcuni importanti esponenti del governo guidato da Maduro e in precedenza aveva arrestato e incriminato due famigliari del presidente per traffico di droga.
La complicata situazione del mercato petrolifero potrebbe peggiorare ulteriormente la crisi economica in Venezuela. Da molti mesi la popolazione venezuelana fatica a comprare i beni di prima necessità, come cibo e medicine: semplicemente non ci sono. I supermercati sono mezzi vuoti e gli unici modi per recuperare dei beni sono o rivolgersi al mercato nero, dove però i prezzi sono molto più alti, o superare il confine e andare a comprarli in Colombia. Secondo alcune stime, alla fine dell’anno l’economia del Venezuela si sarà contratta del 10 per cento e ci sarà un’inflazione a tre cifre.

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