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martedì 27 settembre 2016

IL GIOCO PREFERITO DA ALCUNI INFERMIERI

«Giochiamo a chi infila l’ago più grosso?» La gara tra infermieri che ha fatto partire una indagine a Vicenza

ago grosso

Punito il primario che denunciò alcuni infermieri che in una chat si sfidavano su chi infilava la canula più grossa nelle vene dei pazienti. Loro si sono difesi: «Era solo un gioco». Lui invece è stato sospeso dal servizio

Tutto parte da Vicenza dove un primario denuncia i colleghi che in una chat si sfidavano a “l’ago più grosso” da propinare ai pazienti del reparto. E paradossalmente ora lo stesso primario è stato “sanzionato”.
Del caso ne parla oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera:
Affidereste la vostra vita a un medico vicentino che da decenni si dedica come volontario all’Africa o a un sindacato di infermieri buontemponi che si sfidano in una chat su chi infila gli aghi e le cannule più grossi nelle vene dei ricoverati? «Era solo un gioco», dicono gli sventurati. E così, alla fine, l’unico a pagare è il primario che denunciò lo «scherzo». Sospeso.Vincenzo Riboni, da venerdì scorso, è a casa. Reo di avere firmato un rapporto che prendeva troppo sul serio quello «scherzo». Fermo. Senza stipendio. E resterà disoccupato, in castigo, fino al 2 ottobre. Poi i vertici dell’Ulss6 di Vicenza vorrebbero tanto accettasse il premuroso «consiglio» di smaltire le moltissime ferie arretrate accumulate, come ha ricordato difendendolo a spada tratta il sindaco berico Achille Variati («Non c’è sabato o domenica che non sia al suo posto in Pronto soccorso per seguire i malati») per poi «serenamente» avviarsi verso la pensione.
(…)


Il guaio è che lui non ci sta, a fare il becco, bastonato e contento. E con l’appoggio di mezza città si è rivolto infine alla magistratura per riproporre la domanda centrale: è «normale» che dei medici e degli infermieri, alle prese con un lavoro come quello del Pronto soccorso, molto pesante anche per il «carico di lavoro» psicologico quotidiano, smaltiscano le tensioni dando vita via chat a una gara sugli strumenti usati in corsia? Breve riassunto, preso dalla cronaca di Andrea Priante sul nostro Corriere del Veneto: «I sospetti iniziano il 3 dicembre 2015, quando compaiono alcuni nuovi messaggi sui profili WhatsApp utilizzati da una sessantina tra medici e infermieri del San Bortolo. La chat, attiva da mesi, si chiama “Gli amici di Maria” e già da questo si intuisce la presa in giro: Maria è il secondo nome di Riboni. A gettare il sasso è un’infermiera: “Come va la sfida grigi contro arancioni?”. Si parla del diametro delle cannule per infusione venosa: grigio quella più sottile, arancio quella del diametro maggiore, e quindi potenzialmente più dolorosa per il paziente. Il resto è cosa nota. Un infermiere rivendica: “Due arancio, uno grigio”. Un medico rilancia: “Infilato un arancio or ora”…». E così via… «Si fa anche un tabellone con il punteggio».

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La “punizione” del primario? Parte dal sindacato…Un sindacato autonomo di infermieri, il Nursind, salta su: la riunione è stata registrata, le cose dette non erano proprio quelle messe a verbale, piuttosto va denunciato il primario. Il quale da accusatore, guarda un po’, si ritrova accusato. E mentre scade il contratto del medico in prova che aveva rivelato la suddetta «gara degli aghi», i partecipanti alla chat incriminata vengono uno a uno trasferiti senza chiasso ad altri reparti e lo scandalo evapora. In parallelo, crescono le polemiche sindacali contro il medico. Non troppo amato, si dice, perché «è uno che non le manda a dire e per difendere un principio, in un luogo nevralgico come il Pronto soccorso, può litigare con tutti». Un uomo di carattere, diceva Jules Renard, «non ha un buon carattere». Meglio i mediatori. Tanto più se possono ridurre gli attriti sindacali. Cosa saranno mai, delle battute sulle cannule… Fatto sta che alla fine di vari mesi di tira e molla, con il sindacato sempre più duro, l’unico a essere punito chi è? Lui, il medico. Quello che aveva piantato un casino su quelle chat vergognose. Sospeso dal ruolo e dallo stipendio, come dicevamo, per dieci giorni. C’è chi dirà: una sanzione minore. No. Infatti Andrea Bottega, il segretario di Nursind, si è precipitato a sentenziare: «La vicenda era inventata e la gara mai avvenuta, ora è dimostrato. I fatti si basavano su dichiarazioni false». E ancora: «Adesso chi pagherà i danni di immagine al Pronto soccorso, all’ospedale San Bortolo e all’intera città?».
(foto archivio LUIS ROBAYO/AFP/Getty Images)

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