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venerdì 16 settembre 2016

IL DITTATORE FRANCO FINANZIO' PER 20 ANNI L'MSI

Un ventennio di finanziamenti: così Franco pagava il Msi

In un libro le prove dei soldi dati alla destra italiana sin dagli anni 50
AP
Truppe fasciste a Madrid per la vittoria di Franco nella guerra civile nel maggio del 1939

LA STAMPA 16/09/2016
MADRID
Il Movimento Sociale italiano è stato finanziato dal regime di Franco. Il telegramma è chiaro: «Effettuato pagamento a favore di Vostra Eccellenza di 2.738.000 lire, che corrispondono agli aiuti menzionati nel suo viaggio. Deve chiamare con urgenza il signor Anfuso, affinché disponga del necessario con la dovuta cautela».  

Il messaggio del ministero degli Esteri di Madrid, datato 28 maggio 1951, è diretto all’ambasciatore spagnolo a Roma José Antonio Sangróniz ed è il primo di una lunga serie. Il «signor Anfuso», è Filippo Anfuso, ex ambasciatore della Repubblica Sociale a Berlino, rifugiatosi, dopo due anni di carcere, in Spagna e divenuto in seguito deputato del Msi.  
Le prove dei finanziamenti sono contenute in un libro in uscita la prossima settimana, «Il fascismo trasnazionale nel XX secolo» (Bloomsbury editore, in inglese) firmato da due storici, lo spagnolo Pablo del Hierro (università di Maastricht) e l’italiano Matteo Albanese (università di Lisbona). Il volume ricostruisce con dettagli inediti i legami, non solo ideologici, tra il Msi e il franchismo, i viaggi dei politici (Arturo Michelini, Franz Turchi, Ezio Maria Gray tra gli altri) «parlavano direttamente con Franco, cosa rarissima». I soldi arrivavano almeno due volte l’anno, spesso in prossimità delle elezioni, a cominciare dalle regionali siciliane del 1951 e le comunali del 1952 (si votava a Roma e Napoli). Denaro contante, mai dichiarato, sfruttando le valigie diplomatiche.  

«Finanziando il Msi - spiega del Hierro, docente di Storia Europea all’università di Maastricht - la Spagna sperava di spostare l’asse del governo italiano a destra, favorendo un accordo tra il partito post fascista e la Dc. Il disegno crollò con il fallimento del tentativo di Tambroni». Il rapporto è continuato sotto altre forme, praticamente fino ai giorni nostri, per esempio nel dare rifugio a terroristi in fuga (Concutelli e Delle Chiaie per fare due esempi).  

Per arrivare a stringere dei legami solidi la destra italiana si affida a una rete che ha dimostrato negli anni un funzionamento perfetto, nel Dopoguerra (le fughe per sfuggire ad alleati e partigiani), ma anche in precedenza. Il rapporto tra italiani e spagnoli si consolida con l’aiuto militare nella guerra civile spagnola che il fascismo diede ai golpisti di Franco. I primi contatti ufficiali del Dopoguerra, non a caso, Madrid li stabilisce con l’Ancis, l’associazione nazionale combattenti in Spagna, creata nel 1949 dall’ex militare e avvocato Arcanovaldo Bonaccorsi che divenne un’organizzazione legata al Msi. Il regime, dopo una consulenza di un altro fascista italiano, Gastone Gambara, diede il via libera ai finanziamenti (formalmente per sostenere le famiglie dei cosiddetti «volontari» che Mussolini inviò in Spagna). A questo punto il canale è aperto. Passano pochi mesi e il Msi lo sfrutta. I neofascisti italiani mandano una delegazione guidata dal futuro deputato Roberto Mieville. Lo scoglio è convincere non solo gli amici falangisti (l’ala più ideologica e meno influente del regime), ma anche i conservatori cattolici. 

A questa corrente appartengono il ministro degli Esteri Alberto Martín-Artajo e l’ambasciatore a Roma de Sangróniz, inizialmente poco entusiasti del dialogo con gli italiani timorosi di perdere i buoni legami con la Dc (specie con Andreotti). Ma il disegno è tutto politico: non si vuole esportare il franchismo in Italia, ma spostare a destra l’asse politico a Roma, favorendo un governo iper conservatore di forte impronta anticomunista. «Prevale l’aspetto politico - conferma Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Spirito e De Felice, uno dei massimi esperti della storia della destra politica in italia -. Il Msi in quegli anni, dopo l’allontanamento di Almirante, optava per l’Alleanza Atlantica: per la Spagna è più strategico un alleato che abbia lasciato in secondo piano gli aspetti nostalgici».  

Il 1960, con la rivolta contro Tambroni, è un anno di svolta: Franco capisce che il rapporto con il Msi non serve a favorirne l’ascesa al potere (il governo gli è precluso), ma al massimo ad alimentare campagne d’opinione pro spagnole. Il rapporto si raffredda, ma si continuano a finanziare piccole pubblicazioni, ma anche il Secolo d’Italia. Le prove dei soldi spagnoli alla destra italiana esistono fino agli Anni Sessanta, «ma è lecito immaginare - conclude del Hierro - che ci si avvicini al 1975», l’anno della morte di Franco.  

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