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giovedì 8 settembre 2016

I BAMBINI-SOLDATO COLOMBIANI

La pace in Colombia comincia con la resa dei bambini-soldato

Un accordo fra il governo e la Farc stabilisce che li accolga la Croce Rossa
AP

LA STAMPA
Sarà un viaggio fuori dal tempo e dalla paura, quello che s’inizia oggi per migliaia di bimbi e di ragazzi nell’intrico fitto della giungla colombiana. In una guerra, questa delle Farc, che dopo 52 anni ora finisce e consegna le armi alla pace, saranno infatti i bambini - i guerriglieri bambini - i primi ad andar via dai campi mimetizzati e inaccessibili dove hanno vissuto i loro anni d’una infanzia senza giochi. 

L’accordo firmato ieri all’Avana tra il governo di Bogotá e i rappresentanti della Farc fissa che entro sabato 10 «tutti i minorenni» dovranno essere trasferiti nei campi di raccolta gestiti dall’Unicef, consegnandosi ai delegati della Croce Rossa Internazionale. 

La pace era stata firmata il 24 agosto, sempre a Cuba. Ma era soltanto un impegno di buona volontà. Erano 297 pagine, con un’ampia articolazione dei tempi e dei modi di attuazione dell’impegno; restavano da fissare le forme minute, dettagliate, di questo calendario, e sono quelle che da oggi cominciano a diventare una realtà con questo viaggio dei bimbi-guerriglieri fuori dalla giungla. 

È un viaggio della speranza: cambiare la loro vita sarà un processo lungo, che comporta l’intervento di centinaia di psicologi ed educatori che dovranno aiutare questi ragazzi a imparare a vivere giorni e costumi profondamente diversi dagli anni passati nella geografia della guerra. Nei 52 anni della loro ribellione al governo, le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) avevano saputo creare una sorta di Stato nello Stato, controllando un territorio dove amministravano potere e giustizia al di fuori delle istituzioni legali. 

Questa «autonomia» è costata alla Colombia 260 mila morti (177.307 erano gente travolta dalla violenza della guerra senza volerne esser parte) e più di 60 mila desaparecidos, e ha costretto quasi 7 milioni di contadini e di abitanti di piccoli villaggi ad abbandonare le case e le terre e farsi profughi privi di risorse. Era una vera guerra, durante la quale le Farc hanno manovrato un esercito che è arrivato a schierare 28 mila uomini; ma negli ultimi anni, durante la passata presidenza di Alvaro Uribe, il governo di Bogotá - con l’aiuto determinante dei marines e delle forze speciali americane - era riuscito a contenere l’azione della guerriglia, e a disseccarne molte delle fonti di mantenimento, a cominciare dal traffico della droga. 

Tra le migliaia di bimbi-soldato che in questo ore vengono raccolti dai delegati della Cri, molti, e anzi la gran parte, sono vissuti sempre nel territorio di San Vicente del Caguán, dove la guerra era la legge quotidiana che segnava i giorni della loro difficile infanzia. Figli di guerriglieri, o di contadini arruolati nella guerriglia, saranno ora aiutati a inserirsi in un mondo che nemmeno conoscono, con la frequentazione di scuole, per i più piccoli, e con l’avvio a una pratica professionale, per gli adolescenti. «Non sara affatto facile», diceva ieri all’Avana Humberto de la Calle, delegato del governo di Bogotá, e intendeva dire che non soltanto dovrà essere realizzato un programma che, per dimensioni e progettualità, ha ben pochi modelli di riferimento, ma anche che ci sono tuttora molti ostacoli, e ben seri, per la realizzazione dell’accordo di pace. 

In un Paese che da più di mezzo secolo ha dovuto convivere con la violenza della guerra, le forze contrarie a questo accordo hanno inevitabilmente un peso politico e sociale di gran rilievo, a cominciare dalla leadership che si è assunta lo stesso ex presidente Uribe. La sua opposizione sostiene che i guerriglieri ricavano da questo accordo vantaggi «troppo generosi», sottraendoli di fatto al verdetto della giustizia e guadagnandogli per 2 legislature 10 seggi nel parlamento di Bogotá. Il presidente in carica, Juan Manuel Santos, che firmerà ufficialmente l’accordo il 26 nella città di Cartagena, offre invece al voto del suo Paese (il 2 ottobre la Colombia sceglierà con un referendum se confermare quella firma) una speranza che cambierà «totalmente», come egli dice, il corso della storia nazionale.  

Dice Santos: «Per la prima volta da un tempo immemorabile, l’intera America, dall’Alaska alla Terra del Fuoco, non avrà più cronache di guerra nelle sue terre». È un risultato storico, ma per farlo in realtà passeranno molti anni. Un sondaggio di questi giorni assegna il 32% di consenso all’accordo, contro un 30%; ma intanto, dal 13 al 19, nella giungla di San Vicente del Caguán si riunirà il comando generale delle Farc, con la presenza di 200 delegati, che dovranno accettare di consegnare le loro armi al governo entro 6 mesi. Anche tra i guerriglieri ci sono forti resistenze, un precedente accordo era finito con l’uccisione di 3 mila di loro ch’erano passati alla vita civile. Non è una memoria incoraggiante.  

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