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martedì 6 settembre 2016

I 7 LEADER DEL MEDITERRANEO AD ATENE

I sette leader del Sud Europa ad Atene: Sfida per gli investimenti e diritti sociali – Argyrios Argiris Panagopoulos

I sette leader del Sud Europa ad Atene:
Sfida per investimenti pubblici, occupazione, accoglienza, sicurezza ed Europa sociale
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Di Argiris Panagopoulos
La crisi economica, dei profughi e quella di sicurezza a pochi giorni del Consiglio europeo di Bratislava. Questi saranno gli argomenti che dovranno discutere per prima volta, e per questo in un incontro storico, i leader dei sette paesi dell’Europa del Sud. Si incontreranno ad Atene il Venerdì 9 Settembre invitati da Alexis Tsipras. L’Europa del Sud deve reagire ad essere terra di colonizzazione, di distruzione del suo tessuto produttivo e sociale e di annientamento dei diritti dei suoi cittadini.
Per la prima volta dell’inizio della crisi economica e delle due crisi che l’hanno seguita, quella dei profughi e della sicurezza, i paesi del Sud Europa sembra che hanno la coscienza che possono rappresentare un particolare gruppo dentro una Unione Europea tagliata e cucita dai paesi e gli interessi dei paesi dell’Europa del Nord. Un’Europa non ripiegata sui nazionalismi e le paure.
Non è stata, non è e non sarà una cosa facile e certa.
Il dumping dell’Europa del Est si è spostato dal 2010 al Sud Europa senza nessuna vera reazione. Oggi ci sono ancora governi in carica, come quello spagnolo, che sostiene le politiche nefaste dell’austerità, governi che la denunciano ma non esitano di applicarla e governi che cercano di uscire scommettendo sul cambio degli equilibri e la ricostruzione dell’Europa su basi democratiche, come quelli greco e portoghese.
Questa Europa può avere anche una visione Mediterranea?
Si può avere una vera integrazione europea basata sulle idee del “Manifesto di Ventotene”, che qualche giorno fa hanno ricordato Renzi, Merkel e Hollande?
Tsipras ha invitato Venerdì ad Atene i capi di due stati, i presidenti della France e di Cipro, ed i capi di quattro governi, quelli dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Malta. Capi di stato e di governo di sette paesi che hanno pagato prezzi altissimi per colpa delle politiche sbagliate dell’Unione europea, perché alla crisi umanitaria che ha sconvolto prima la Grecia e non ha risparmiato gli strati deboli degli altri paesi si è sommata la crisi dei profughi e della sicurezza, che dimostrano che la politica pacifista non rappresenta una delle opzioni dell’Europa ma una necessità immediata.
La Grecia dopo la vittoria di SYRIZA nelle elezioni del gennaio del 2015 e specialmente dopo la seconda sua vittoria nelle elezioni del settembre dello stesso anno ha cercato di seguire da sola un percorso diverso anche nella sua politica internazionale partecipando a progetti di collaborazione e cooperazione con i suoi vicini e non solo con quelli dell’Unione Europea. Il governo di Atene ha aperto una nuova stagione di relazioni con Egitto e Israele e nel prossimo periodo formalizzerà modi di collaborazione e cooperazione con la Giordania, il Libano e la Palestina, che è stata riconosciuta in modo solenne dal parlamento greco in una sua riunione in presenza di Abu Mazen. Tsipras è andato oltre visto che è stato il primo leader occidentale che la visitato Teheran quando era ancora calda la firma dell’accordo per il nucleare, mentre insiste per una soluzione definitiva per la questione cipriota, cioè l’occupazione del quasi 40% del territorio di un paese dell’UE, il Cipro, dal esercito turco dal luglio del 1974.
Negli stessi mesi che Atene faceva per prima volta importanti passi di autonomia nella sua politica internazionale nel resto dei paesi del Sud Europa cadevano uno dopo l’altro gli stereotipi delle politiche neoliberiste che continuano ad aumentare i debiti, distruggere lo stato sociale e le nostre società e far saltare di fatto i patti fiscali messi a valanga nelle costituzioni di tanti paesi.
Non è stato solo il Brexit. L’integrazione europea non può continuare al ribasso. Dobbiamo cambiare rotta. Nel mesi delle dure trattative per la valutazione del programma e il finanziamento greco il governo di Atene ha affrontato da solo la crisi dei profughi. Sono gli stessi profughi a sorprendere i greci dimostrando in percentuali quasi “bulgare” la loro fiducia e il loro gradimento alla guardia costiera, la polizia e il governo greco, che ha aperto anche gli ospedali per i profughi e gli immigrati, cambiando la vergognosa legge dei governi di Samaras e Venizelos che costringevano i più deboli in assoluto di parare per il loro ricovero il doppio dei greci. Oggi il governo greco si prepara di aprire le scuole ai figli dei profughi. Questa è la realtà che si vive in Grecia e non favole di… nessuno, come insinuava mesi fa qualche esponente della sinistra ultra settaria anche in Italia.
I poteri forti e la sinistra accecata di ideologia aspettavano che il governo greco cadesse perché doveva tagliare con l’accetta le pensioni e i salari, licenziare migliaia di dipendenti pubblici, privatizzare oltre gli accordi già firmati dai precedenti governi. Non c’è stato niente di tutto questo. I primi sono delusi perché la Nuova democrazia e il Pasok non rappresentano una alternativa e i secondi sono accaniti ancora di più contro il governo per la mancata ribellione popolare. La verità è che oggi la Grecia tra tante difficoltà fa i suoi primi passi importanti per uscire dalla crisi con maggiore giustizia sociale e con la sua società in piedi.
Questi mesi sono stati difficili anche per gli altri paesi dell’Europa del Sud. In Portogallo abbiamo avuto un governo monocolore dei socialisti con l’appoggio esterno della Sinistra del paese, il Blocco e il Partito comunista, che sono scontrati con Bruxelles, Francoforte e Berlino contro l’austerità, i deficit e i regali alle banche. Le piazze francesi hanno sottolineato la necessità di una politica per l’occupazione che non punta solo alla sua svalutazione, mentre l’Italia cercava di alleggerire il peso del fiscal compact e salvare le sue banche promettendo nuovi sacrifici all’altare neoliberista. Oggi a Madrid lo sa perfino l’allievo più fedele delle politiche di austerità: la crisi non è solo greca. Per questo la maggior parte dei paesi del Sud Europa hanno appoggiato il governo greco durante le trattative per la valutazione del programma. Il governo greco, come quello portoghese, francese, italiano, cipriota e maltese, hanno bisogno di investimenti pubblici per far ripartire le loro economie e un forte allentamento del patto fiscale. Oggi a Parigi sanno molto bene che la sicurezza dei francesi passa anche attraverso il lavoro immenso di sostenere i profughi in Grecia e in Italia. Tutti nel Sud Europa sappiamo molto bene che la sicurezza interna ed esterna non si può bassare solo ai fili spinati nelle nostre frontiere, stadi, scuole e metropolitane o alle nostre diverse ma poco intelligenti… intelligence.
Ad Atene avremo un primo grande incontro tra l’Europa che ha sofferto di più da queste tre crisi. Il fatto da solo rappresenta un grande evento dal quale si devono uscire delle proposte concrete, fattibili e condivise.
Quando è scoppiata la crisi in Grecia Papandreou ha convinto all’inizio gran parte dei greci che la crisi si poteva affrontare abbassando i nostri stipendi considerati alti a livelli più bassi da quelli dei portoghesi. Dopo tante sofferenze e lotte abbiamo messo fine al cannibalismo e la guerra tra i poveri. Ad Atene fischia un altro vento. Con la coscienza che solo insieme con i… portoghesi e gli altri popoli dell’Europa del Sud in prima fila saremo capaci di ricostruire le nostre vite, le nostre società e l’Europa che vogliamo

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