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mercoledì 28 settembre 2016

GLI ORFANI DA FEMMINICIDIO

“Voi non lo immaginate, ma questa è la vita che fanno gli orfani di femminicidio”

Il racconto di due zii affidatari: terrore, tremori, fragilità. Poi arriva la burocrazia. Un incubo che investe non solo le piccole vittime, ma anche chi li accoglie in famiglia
LAPRESSE
Una delle numerose manifestazioni contro la violenza sulle donne, flash mob davanti a Trinità dei Monti, Roma, 4 febbraio 2013

LA STAMPA 28/09/2016
Gentile Direttore, 
siamo Agnese e Giovanni Paolo, zii affidatari di due orfani di femminicidio, abbiamo partecipato al Convegno Switch-off sugli «orfani speciali» del 21 settembre alla Camera dei Deputati. Esprimiamo profonda gratitudine alla dottoressa Anna Costanza Baldry e ai suoi collaboratori che, con il loro studio scientifico serio, approfondito, umano, hanno fatto luce su questa grave piaga sociale. Nessuno può lontanamente immaginare cosa vivono questi bambini, solo chi sta al loro fianco comprende e condivide il dolore e la tragedia, ogni istante del giorno e della notte, incessante, devastante. 
Questi bambini, in un attimo, vivono tre drammi: il dramma degli orfani, il dramma della guerra, il dramma del terremoto. 

1) Il dramma degli orfani perché perdono entrambi i genitori, ma in modo unico, terribile: in un momento di quotidianità, nella sicurezza della loro casa, la loro madre viene uccisa dal padre, che diventa l’assassino, l’incubo, l’imprevedibilità più terrificante.  

2) Il dramma della guerra perché vedono la guerra a casa loro: spari, urla, sangue e morte. 

3) Il dramma dei terremotati perché perdono la loro casa, le loro cose, i loro giochi per sempre, nulla esiste più, solo distruzione…  


Come si sentono i bambini  
I nostri due nipotini di 8 e 10 anni, accolti nei primi giorni dai nonni materni anziani e poi da noi zii e dai nostri due figli, sono travolti da realtà pesantissime: il funerale, il dolore del lutto loro e dei familiari, la mancanza di tutti i riferimenti,i giochi, gli effetti personali, la casa. Sono catapultati in una nuova realtà familiare dalle abitudini pressoché sconosciute, esposti ai commenti degli adulti, alle domande dei bambini, alle notizie e alle foto di mamma e papà sui giornali e su internet. Poi inizia la fase del processo, la condanna. Rivivono ogni istante «il fatto», così come lo chiamano loro, e lo raccontano minuziosamente ai familiari, alle insegnanti, alla psicologa e si chiedono: «Perché non possiamo raccontarlo al giudice?». Quei pochi minuti durano per ore, prima narrati con fatica immane, poi scritti, con calligrafia alterata dalla mano rigida. Tante domande e sensi di colpa, per essersi salvati e non aver potuto salvare, per non essere stati sentiti: «Zia, come faccio a dire al giudice ciò che veramente è successo?».  

Dopo la tragedia, il terrore vissuto si concretizza anche fisicamente, di giorno hanno tremori forti e inarrestabili, pallore, occhi sbarrati, rannicchiamento, isolamento e dondolio del corpo… di sera sono assaliti da paure, si fanno accompagnare in tutte le stanze, anche in bagno non riescono a stare da soli. Le notti sono sempre con la luce accesa, insonni, non basta tenerli per mano, con i letti tutti accostati, si svegliano di soprassalto per gli incubi, con urla, tremori ed enuresi. Anche quando dormono si contorcono e il loro volto è deformato dal terrore. I disturbi fisici di giorno sono imbarazzanti: balbuzie, tic, psoriasi, nausea, inappetenza, quello più mortificante è l’enuresi…  

I disturbi psichici sono: grandi difficoltà di concentrazione e di memoria, isolamento, irritabilità, instabilità, aggressività, distacco emotivo, forte conflittualità tra fratelli, sensi di colpa e di ingiustizia, vergogna di sentirsi diversi, trattati con compatimento, guardati con pietà o curiosità. Sopra ogni cosa, anche di giorno, tanta, tanta paura: innanzitutto che il padre fugga dal carcere e uccida anche loro, paura della confusione, dei rumori, del sangue, degli odori di quel giorno, paura delle ombre, dell’imprevedibilità. Frequentare la scuola diventa una fatica immane, non si è più abili come prima, ci si sente incapaci, sfortunati a vita, si vuole essere invisibili e lasciati in pace. 

Tutti i luoghi frequentati precedentemente, scuola, sport, parco giochi, luoghi di svago, il mare non danno più sollievo, destano in loro fortissimi ricordi e sprofondano in frequenti, dolorosi flash back. Non c’è più un posto, a loro conosciuto, che dia un po’ di sollievo e pace, bisogna portarli in ambienti nuovi e ricercarli accuratamente, che siano tranquilli e poco frequentati. Sono di una fragilità assoluta: qualsiasi piccolo episodio di tensione o di aggressività nella vita sociale, manda questi bambini completamente in tilt per intere settimane, si sentono perseguitati e riaffiora in loro il forte senso di colpa, di impotenza. 
Durante il giorno se ne escono, all’improvviso, coi loro racconti agghiaccianti e tante, profonde domande… 
È fondamentale un immediato e valido supporto psicologico per questi bambini e un lavoro di squadra costante tra psicoterapeuta, famiglia e scuola. 

Come si sente la famiglia affidataria parentale  
Per i parenti affidatari e i loro figli, noi abbiamo già due figli, tutto cambia, si stravolge. Oltre a vivere i drammi dei bambini, si affronta un percorso a ostacoli: il sequestro dell’abitazione, l’autopsia, le deposizioni dai carabinieri, gli incontri con l’avvocato, il processo, il Tribunale dei Minori, l’Asl, gli enti assistenziali e anche le istituzioni comunali e regionali per chiedere un aiuto. In un istante sono spazzati via serenità, abitudini, comodità, tempo libero, progetti, clima allegro, vacanze, relazioni, vita sociale e possibilità economiche. Anche la propria amata casa viene stravolta, per creare nuovi spazi, i ritmi e lo stile di vita sono completamente modificati, totalmente rivolti alla gestione dell’emergenza più stravolgente e coinvolgente che possa esistere: curare e salvare questi bambini, non si riesce a pensare ad altro. Si devono prendere decisioni immediate, complicate, delicate per il futuro di questi bimbi, sia dal punto di vista delle azioni legali, burocratiche, amministrative, che dal punto di vista della salute, delle terapie psicologiche, delle scelte scolastiche, doposcuola, assistenza allo studio e tempo libero. Tutto senza trascurare nulla, pensando ad ogni risvolto psicologico, scegliendo per loro ambienti contenuti, rassicuranti. 

Nell’immane impresa di prendersi cura di loro, si lavora a costruire una nuova famiglia senza smantellare l’equilibrio di quella preesistente, continuando a svolgere la propria attività lavorativa. La carenza di riposo e le notti insonni per gli incubi dei nipoti, che perdurano per anni, rendono tutto estremamente faticoso, sempre più pesante. Si sopporta tutto, con amore, tenacia, forza, unione, dedizione, entusiasmo. 

Ciò che veramente è insopportabile, che causa una fatica disumana, compromettendo il difficile equilibrio psicofisico ed economico dell’intero nuovo nucleo familiare, sono gli ostacoli inaspettati per quanto riguarda la tutela e il sostegno ai minori e a tutto il nuovo nucleo familiare; ostacoli che si incontrano, assurdamente, proprio con gli enti che sono preposti per supportare i minori in difficoltà e le loro famiglie affidatarie.  

Sono gli innumerevoli paradossi del malfunzionamento del sistema, dovuto anche, ma non solo, a carenze legislative, che vittimizzano ulteriormente questi orfani speciali. Nella nostra storia, purtroppo, sono affiorate tutte queste assurdità, fortemente discriminanti nei confronti di queste vittime, è emerso il non rispetto di diritti garantiti anche dalla Convenzione di Istanbul: articolo 5 risarcimento alle vittime, articolo 26 protezione e supporto ai bambini testimoni di violenza, articolo 46 circostanze aggravanti. Facciamo appello a tutte le autorità politiche affinché si lavori in coralità e si legiferi al più presto per tutelare anche questi deboli e indifesi, un esercito di orfani invisibili a cui dobbiamo un futuro migliore. 

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