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giovedì 1 settembre 2016

GENERALE AL-GHASRI: CON L'OCCIDENTE SPAZZEREMO L'ISIS

“Cancelleremo l’Isis da Sirte, ma l’Occidente ci aiuti”

Il generale Al-Ghasri: non consentiamo vie di fuga, vogliamo eliminarli, abbiamo rafforzato l’assedio, per accerchiarli e ucciderli
il generale Mohammed Al-Ghasri portavoce di Al-Bunyan Al-Marsoos la cabina di regia di Misurata

LA STAMPA 01/09/2016
MISURATA (LIBIA)
«Cancelleremo l’Isis da Sirte». E’ perentorio il generale Mohammed Al-Ghasri portavoce di Al-Bunyan Al-Marsoos (Struttura solida) la cabina di regia di Misurata delle operazioni militari contro le bandiere nere dello Stato islamico a Sirte. E’ lui la «voce della guerra» condotta dalle Brigate di Al Binyan Al Morsous alleate del governo di unità nazionale libico di Fayez al Sarraj.  

Assalto al Quartiere 3  
«Le grandi battaglie sono terminate - dice -, ci attendono battaglie più ridotte concentrandoci sul Quartiere 3 dove Isis è asserragliata». «La forza di ogni esercito e di ogni combattente si misura col morale, Daesh dopo la perdita di Ouagadougou sono stati danneggiati da un punto di vista del morale», racconta in un colloquio a margine delle grandi manovre in corso nella città natale di Muammar Gheddafi. Una forza colpita nel morale quella degli jihadisti ma ancora numericamente significativa visto che secondo il generale ce ne sono ancora centinaia a resistere nelle strade della Zona 3, «combattenti capaci, molto forti, non bisogna mai fare l’errore di sottostimare il nemico».  

Foreign ed ex Gheddafiani  
Tra loro anche foreign fighter, sudanesi del movimento «Giustizia ed Uguaglianza» e nigeriani di Boko Haram, ma anche ex gheddafiani. «Sono quelli che indossano le uniformi, cosa che invece non fa mai Daesh», dice Al-Ghasri utilizzando il nome arabo di Isis, perché vestire divise è per loro un atto da infedeli. Si tratta di ex lealisti non famosi, ufficiali di grado inferiore come quelli della 32 esima brigata di Khamis, il figlio di Gheddafi: «Qualcuno lo abbiamo ucciso e identificato». Sulla presenza di civili tra i serragli della resistenza jihadista il generale spiega: «Avevamo informazioni che ci potevano essere donne e bambini nei quartieri 1 e 3 e per questo abbiamo aperto corridoi umanitari». Nessuno li ha però utilizzati, tranne una donna che si era persa: «in realtà non voleva passare e infatti non si è arresa. Per questo riteniamo che non ci siano civili». 

Nessuna via di fuga  
«A questo punto non rimangono molte alternative alle forze libiche che combattono nella terza capitale del Califfato, dopo Raqqa in Siria e Mosul in Iraq, anche perché i jihadisti non si faranno mai catturare vivi. «Da parte nostra non c’è intenzione di concedere e consentire a nessuno vie di fuga vogliamo eliminarli e per questo abbiamo rafforzato l’assedio, per accerchiarli e ucciderli - afferma il generale - dobbiamo evitare che fuggano da qualsiasi altra parte». Non bisogna insomma ripetere gli errori del passato: «Quando Isis è stato sconfitto a Derna è riuscito a scappare a Sirte percorrendo 600 chilometri senza nessun ostacolo, e creando così un’altra crisi nel Paese è durata un anno e mezzo».  

«Troppi feriti i Paesi alleati ci devono aiutare»  
In questa fase è importante l’aiuto della comunità internazionale a sostegno delle forze in campo. «Ogni battaglia abbiamo martiri e tanti feriti, nell’ultima sono stati 200, in tutto oltre 2 mila , combattenti destinati a sofferenze pesanti provocate spesso dalle mine antiuomo». Al-Ghasri ringrazia l’Italia per averne accolto 30 nelle proprie strutture, ma non è abbastanza, per non parlare poi della Francia che non ha fatto nulla, al contrario degli Usa che invece hanno fatto tanto sul piano militare. «Combattendo i nostri guerrieri difendono Paesi dell’Europa che però non difendono noi, ci negano ogni supporto. Questa non è solo la guerra della Libia».  

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