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lunedì 5 settembre 2016

FLOP TERRA DEI FUOCHI

Terra dei fuochi, ecco il flop: più roghi e meno controlli | Foto | Il Mattino


E’ l’incubo che ritorna dal passato a ricordarci la sconfitta del presente. Era la fine del 2012 quando la Terra dei fuochi divenne emergenza nazionale. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, le strade e i campi dei comuni a cavallo tra le province di Napoli e Caserta bruciano ancora ma fanno molto meno rumore. Il fuoco aumenta. E tornano paura e rabbia tra i cittadini. È un salto indietro nel nero dei fumi che stringono in gola e tolgono il respiro a circa un milione di persone in un’ampia fetta di Campania, che va dal vesuviano fino a Caivano, da Castel Volturno fino ad Acerra. Sono 90 i comuni che hanno firmato il «Patto per la Terra dei fuochi», gli ultimi due sono stati Ercolano e Calvi Risorta.
Quel documento, siglato dal governo e dagli enti locali, rappresenta il modello d’azione e di collaborazione istituzionale, cui si sono aggiunti gli interventi normativi, soprattutto con la nuova legge (la numero 6 del febbraio 2014) sugli eco-reati che prevede l’arresto per chi appicca un rogo di rifiuti. Videosorveglianza, verifiche sull’economia illegale, azioni congiunte nel controllo del territorio per impedire sversamenti e fiamme, formazione e alleanza con i volontari: ecco i punti ben delineati nel protocollo e che non sono bastati a estirpare il fenomeno.
«La Terra dei fuochi non si è mai spenta, fino ad oggi il sistema di contrasto costruito è stato come un palazzo realizzato su fondamenta marce, serve cambiare subito strategia», attacca Enzo Tosti, attivista della nuova «Rete di cittadinanza e comunità», che mette insieme 25 associazioni di Napoli nord e Caserta. Loro si sono anche spiegati perché proprio in questa estate 2016 c’è la recrudescenza: «Negli ultimi tre mesi in particolare abbiamo visto convergere una serie di interessi criminali: oltre agli sversamenti delle attività economiche in nero, abbiamo registrato un aumento degli incendi nei siti che rientrano nella mappa regionale delle bonifiche. Forse si vuole far in modo di accelerare su gare e fondi? La Terra dei fuochi è diventato un business. E poi come è possibile che nei luoghi dove è già arrivata la magistratura, ha accertato i danni, ad esempio a Cava Monti a Maddaloni, tutti sia stato abbandonato e nel terreno accanto si coltivi il mais? Bisogna lasciare la logica dell’emergenza e attivare l’ordinario». Tosti incalza: «In un terreno, tra i rifiuti abbandonati ad Afragola nella zona delle cinque vie, sono state trovate ricette dell’Asl di Enna in Sicilia del 2003, perché non si risale al tragitto compiuto da quella roba? Cosa ci vuole?».
Nella nuova stagione di allarmi, la mappa dei roghi individua un’area precisa come zona rossa, che comprende i comuni di Acerra, Afragola, Caivano, Marcianise, Orta di Atella, Teverola, Gricignano e poi il litorale domizio. L’ultimo maxi-incendio si è sviluppato a Marcianise, nella zona dei Regi Lagni e ha reso necessario un’ordinanza per vietare la raccolta e l’utilizzo dei prodotti nel raggio di 2 chilometri dall’area. I dati ufficiali segnalano un aumento del 10 per cento degli incendi negli ultimi due mesi in provincia di Caserta, che vuol dire circa 30 in più, mentre nel napoletano i vigili del fuoco stanno completando il lavoro di raccolta e i dati, fermi a giugno, non segnalano anomalie. Sono proprio i numeri però che danno un’idea della mole di lavoro che in questi anni è stata fatta per la Terra dei fuochi. Nel 2013 l’attività di contrasto ha fatto registrare 10mila pattugliamenti, 7mila persone identificate, 275 denunce per crimini ambientali e 7 arresti per roghi di rifiuti; nel 2014 13.300 pattugliamenti, 375 denunce e 24 arresti; nel 2015 ci sono stati 12mila pattugliamenti, 426 denunce e 37 arresti; nell’anno in corso siamo a 2500 pattugliamenti, 86 denunce e 7 arresti sempre per incendi di rifiuti. E i roghi sono diminuiti. Nel casertano (periodo di riferimento gennaio-settembre) erano 845 nel 2013, 481 nel 2014 e 367 nel 2015; nel napoletano 1296 nel 2013; 1358 nel 2014 e 1094 nel 2015, in base alle cifre del portale Prometeo.
E allora perché non si riesce a debellare il fenomeno? I sindaci sono troppo deboli, senza risorse e non riescono a fare alleanza tra loro; la rimozione dei rifiuti abbandonati non si fa come neanche la messa in sicurezza dei siti dopo i roghi; il meccanismo degli arresti e dei sequestri è farraginoso (in pratica i piromani vanno presi mentre stanno con l’accendino in mano); la videosorveglianza nei comuni è al palo nonostante i 5 milioni di euro della Regione; i 200 uomini dell’esercito (cento nel casertano e 100 nel napoletano, in campo accanto a Forestale, carabinieri, polizia e Finanza) agiscono a macchia di leopardo, sono impiegati per pattugliare solo le zone più critiche, non hanno poteri di polizia giudiziaria e ora sono sotto il controllo del «Comfodis» di stanza a Napoli dopo la chiusura del «Secondo Fod» di San Giorgio a Cremano; il contrasto all’economia in nero è ancora una goccia nel mare: i rifiuti abbandonati sono figli del sistema del falso e oltre il 40 per cento del tarocco italiano nel settore manifatturiero si produce tra Napoli e Caserta.
Eppure gli sforzi non mancano. Nell’ambito del progetto «Spes» della Regione si punta tutto sull’innovazione. Sono arrivati altri mezzi per spegnere i roghi e si è migliorata l’app realizzata da Sma Campania per segnalare gli incendi. Sono ora a disposizione anche i pick up con modulo antincendio da 400 litri, che pompano acqua «micronizzata». «Bisogna colpire ancora di più il fenomeno dell’abbandono di rifiuti, che sono l’innesco per gli incendi. Il sistema attuale, con l’utilizzo dei militari e l’impegno dei volontari civici, consente di avere un quadro in tempo reale sui territori, ora bisogna integrarlo e implementarlo con una serie di strumenti operativi che porteremo al tavolo con la Regione», annuncia il commissario di governo anti-roghi, il prefetto Donato Cafagna, che da tre giorni ha però anche un nuovo incarico, visto che è stato scelto come commissario straordinario al Comune di Pompei. Un doppio ruolo molto gravoso. La riunione voluta dal governatore De Luca, che l’altro ieri ha rilevato con i suoi soliti toni molto incisivi come l’emergenza roghi sia tutt’altro che risolta, si terrà il 14 settembre e ha l’obiettivo di rimodulare proprio il sistema dei controlli e della prevenzione. Per questo sarà aperta ai vertici delle forze dell’ordine e anche ai sindaci della Terra dei fuochi.

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