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lunedì 19 settembre 2016

ECCO DOVE SONO LE SCORIE NUCLEARI IN ITALIA

Nucleare scorie, dove il deposito italiano? Mistero, da 30 anni…

ROMA – Nucleare, nel 1987 l’Italia, anzi ancor meglio gli italiani via referendum, votano per l’abbandono rinuncia all’energia nucleare e per la chiusura delle centrali nucleari che c’erano. Simpaticamente tutti trascurano, ignorano, rimuovono quel che sempre accade dopo ogni festa, anche della volontà popolare. Dopo ogni festa vanno raccolti e rimossi, stipati i coriandoli, le bottiglie, i bicchieri, i piatti, gli avanzi, i festoni…
Solo che allora, era ripetiamo il 1987, da prendere e portate da qualche parte erano avanzi e rifiuti un po’ particolari, erano le scorie nucleari. Fin da subito materiale troppo scottante, anzi incandescente, per i nostri governi e per la nostra opinione pubblica. La nostra società civile e politica alla domanda ovvia dove le mettiamo le scorie nucleari, fin da subito e per sempre ha risposto che non se ne parla. Non se ne parla perché si rischiano nocive radiazioni elettorali, contaminazioni da protesta di piazza con sindaci, parroci e telecamere.
Quindi dal 1987 non è che non sappiamo dove costruire il deposito italiano delle scorie nucleari, è che proprio non lo vogliamo sapere. A giugno 2014 ce ne siamo ricordati, in teoria, del problemuccio. Sono arrivati 27 anni dopo la chiusura del nucleare italiano i “criteri” per il Deposito. A gennaio 2015 doveva arrivare quindi la mappa con i siti, insomma il dove costruire il Deposito scorie nucleari italiane.
Mappa che ovviamente non è mai arrivata. Appena dovesse apparire le popolazioni delle zone indicate come possibile sito entrerebbero in fibrillazione, sarebbe rivolta, protesta. Quindi si rinvia al 2016. Ma anche il 2016 è anno fitto di appuntamenti elettorali ed è ovvio, almeno in Italia, che chi dice dove costruire un Deposito di scorie nucleari elettoralmente si suicida. Con il fall out nucleare elettorale non si scherza.
Puoi far spiegare che il Deposito sarà sicuro. Profondo, blindato. Al riparo da terremoti. Certificato da tutti gli scienziati possibili. Fatto come come l’hanno gli altri nel mondo. Non serve, non servirebbe. Legioni di contro scienziati della Università del Web attesterebbero il contrario e comunque sarebbe unanime nel paese il: sì, va bene, ma fatelo da un’altra parte. Qui no perché c’è il fiume, qui no c’è il castello, qui no c’è il mare, qui no c’è…  La volontà popolare non c’è dubbio sarebbe Qui No. Dove allora? Come abbiamo fatto dal 1987 ad oggi? Semplice, abbiamo adottato il “metodo monnezza”. Però più in grande. Le scorie nucleari italiane le abbiamo mandate all’estero e lì stanno, lì dove i Depositi li fanno, in Gran Bretagna e Francia ad esempio. Pagando s’intende, e un sacco di soldi.
Poiché siamo italiani e astuti abbiamo mandato le scorie nucleari all’estero per essere “trattate”, quindi temporaneamente, un temporaneamente che va avanti da un quarto di secolo e che avremmo protratto all’infinito. Peccato che dal 2019, tra soli tre anni, cominceranno a rimandarcele indietro le scorie nucleari. Ci danno cinque anni di tempo, dal 2019 al 2024, per riprendercele tutte. Metti che la mappa dei siti arrivi nel 2017, ci vogliono quattro anni e più (se bastano) per l’autorizzazione al Deposito e circa cinque per costruirlo davvero. Fa 2026/2027, siamo già fuori con l’accusa come usa dire.
Non avremo il Deposito quando ce le rimanderanno indietro e allora cosa faremo, le metteremo in strada le scorie nucleari. No, confidiamo nel “metodo monnezza”, pregheremo dunque gli altri di tenersele ancora, magari facendoci pagare un po’ di più. E se gli altri diranno di no? Ma che domande astiose e noiose! Alla fine sarà un problema dei prossimi governi e della prossima gente, quella che verrà.
Eccolo, da 30 anni, il mistero del Deposito scorie nucleari italiane. Dove? In nessun luogo del presente, in qualche luogo del domani proprio come quei cartelli una volta nei negozi con sopra scritto: oggi non si fa credito, domani sì.

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