IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

mercoledì 28 settembre 2016

E' STATO BOSSETTI

“Bossetti malvagio, Yara uccisa per avances respinte”

Le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo
ANSA

LA STAMPA 28/09/2016
MILANO
E’ ancora una volta «la presenza del profilo genetico dell’imputato a provare la sua colpevolezza: tale dato privo di qualsiasi ambiguità è insuscettibile di natura alternativa, non è smentito né posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto e anzi è direttamente confermato da elementi ulteriori».  

Ci vorrà ovviamente ancora un processo d’appello e poi forse una Cassazione, ma la motivazione della sentenza con la quale i giudici della corte d’Assise di Bergamo hanno condannato in luglio Massimo Bossetti, non lascia spazio a ripensamenti. Se davvero il carpentiere di Mapello è colpevole dell’omicidio «di inaudita gravità» di Yara Gambirasio, allora, sembrano scrivere i giudici che hanno redatto la sentenza, è un colpevole completo, feroce, sadico. Senza attenuanti, schiacciato dalle prove di un’inchiesta che, pur tra alti e bassi, alla fine ha dimostrato ampiamente le sue responsabilità. Disvelandone una personalità ben più complessa e tremenda di quella mostrata, tra silenzi e divagazioni, nell’aula del processo.  

Il movente  
Per i giudici non ci sono dubbi: l’aggressione a Yara Gambirasio è «maturata in un contesto di avances a sfondo sessuale, verosimilmente respinte dalla ragazza, in grado di scatenare nell’imputato una reazione di violenza e sadismo di cui non aveva mai dato prova ad allora». Così, l’aggravante delle sevizie e della crudeltà «disvela l’animo malvagio» dell’imputato. «Le sevizie in termini oggettivi e prevalentemente fisici, l crudeltà in termini soggettivi e morali di appagamento dell’istinto di arrecare dolore e di assenza di sentimenti di compassione e pietà».  

Yara  
Lei era «una ragazzina candida, solare ed estroversa», scrivono i giudici, e, come in una brutta favola, incontra il cuore di tenebra di Massimo Bossetti, sadico e violento, che si scaglia contro una ragazzina di appena 13 anni, coinvolta nella passione per la ginnastica ritmica e i primi sogni di una pre-adolescente: «Non possedeva uno smartphone, non chattava, su internet faceva ricerche scolastiche, guardava qualche serie tv per adolescenti». La sua presentazione ai compagni di classe della terza media Maia Regina di Bergamo è quella di una ragazza semplice: «Adoro vestire alla moda anche se i miei vestiti non lo sono. Il mio attore preferito è Jonny Depp, la mia cantante preferita Laura Pausini. Adoro la pizza, le patatine, le caramelle. Il mio sogno è viaggiare». Con l’animo candido, Yara la sera del 26 novembre 2010, va incontro al suo destino, trovando sulla sua strada Massimo Bossetti, che la aspetta e la fa salire quando lei esce dalla palestra di Brembate sul suo Iveco furgonato. 

I colpi e i tagli sul corpo  
E’ un istante preciso quello scelto da Bossetti per far salire Yara «sul proprio mezzo». E quando la conduce al campo isolato di Chignolo, meta di coppiette e amori mercenari, sa che sceglie «un lugo isolato, dal quale sarà impossibile sfuggire e nel quale la possibilità che soggetti terzi potessero intervenire in suo ausilio erano praticamente inesistenti». 

L’omicidio non è un raptus, secondo i giudici, ma un atto di volontà preciso. Prima la stordisce con tre colpi di pietra alla testa, poi la tortura. «Ha operato sul corpo della vittima per un apprezzabile lasso temporale, girandolo, alzando i vestiti e tracciando, mentre la ragazza era ancora in vita, dei tagli lineari e in parte simmetrici, idonei a causare sanguinamento e dolore ma non l’immediato decesso. Dopodichè ha lasciato la vittima ad agonizzare in un campo isolato e dove è stata trovata tre mesi dopo». 

Nessun commento:

Posta un commento