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lunedì 19 settembre 2016

COME SI SUPERANO LE LISTE D'ATTESA IN OSPEDALE? PAGANDO! BASTARDI!

La lista d’attesa è lunga mesi ma pagando la visita è domani

Stasera a “Presa diretta”: i ritardi aiutano la corruzione a scapito della salute

LA STAMPA 19/09/2016
La formula recita più o meno così: «La lista d’attesa è di diversi mesi. Ma a pagamento può venire già domani». Il cortocircuito della sanità pubblica sta in queste due frasi, che sempre più spesso gli italiani si sentono ripetere quando si rivolgono a ospedali statali. I dati nazionali diffusi dall’ultimo Pit Salute 2015, realizzato dal Tribunale del Malato, parlano di tempi medi per le prestazioni che sono ben lontani dai 30 e 60 giorni previsti rispettivamente per visite ed esami diagnostici dal piano del Ministero della Salute recepito dalle Regioni e tuttora in vigore.  

Nei giorni in cui puntuale si ripresenta il balletto di fine estate sui possibili tagli alla sanità, conviene infatti ripartire dai numeri: tredici mesi per una risonanza magnetica; un anno per una mammografia o una Tac; nove mesi per un’ecografia; sette per una radiografia. E ancora: tredici mesi per una visita psichiatrica, nove per un controllo oculistico, otto per un appuntamento dal cardiologo, sei per essere ricevuti dall’oncologo e altrettanti dall’ortopedico. Sono tempi inaccettabili perché rischiano di compromettere il senso stesso della prevenzione e della diagnosi tempestiva.  


A raccontare la sanità negata è il reportage «Liste d’attesa», realizzato da Alessandro Macina per il programma di Riccardo Iacona «Presa diretta», in onda stasera su Raitre. Un viaggio tra ritardi, disorganizzazione e impossibilità di accedere alle cure al punto da doverci rinunciare. Gli ultimi dati Censis dicono che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani – uno e mezzo in più rispetto all’anno precedente – hanno rinunciato alle terapie a causa dei tempi troppi lunghi e dell’impossibilità di pagare una visita privata o in intramoenia. Mentre è in costante aumento la spesa sanitaria annuale sostenuta di tasca propria dai pazienti: 34,5 miliardi nel 2015, oltre 500 euro a persona. In due anni l’incremento è stato del 3,2%, il doppio rispetto all’aumento della spesa per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.  

«Chi ha più soldi, oggi si cura prima e meglio. Ma così si lede anche un principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini rispetto alla cura», ammette il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che sta studiando una strada per frenare il ricorso all’intramoenia. Il mancato rispetto delle liste di attesa, inoltre, è il principale responsabile del fatto che i pazienti debbano andare fuori Regione a fare gli esami. La chiamano «mobilità passiva» e costa alla collettività un sacco di soldi: 300 milioni di euro alla Regione Campania, 270 alla Calabria, 200 milioni alla Puglia.  

Fin qui i dati. Ma la realtà rischia di essere anche peggiore. Nelle Regioni dove non c’è ancora un unico centro di prenotazione, come prevede la legge, ma tanti Cup che non sono in rete tra di loro, può essere difficile persino riuscire a prenotare una visita.  

LA STORIA - “DUEMILA EURO AL PRIMARIO PER ESSERE OPERATO PRIMA”  
A Salerno la procura indaga su un giro di mazzette  
(L’ospedale di Salerno al centro di un vorticoso giro di bustarelle chieste per accelerare operazioni che possono salvare la vita ai pazienti)  

Mazzette per saltare le lunghe liste d’attesa. Nelle pieghe di un servizio pubblico che non riesce a far fronte alla domanda si annida la corruzione. L’inchiesta della Procura di Salerno ha svelato un collaudato sistema di malaffare all’Ospedale Ruggi, dove il dottor Luciano Brigante, primario di neurochirurgia, è stato arrestato a giugno con l’accusa di aver dato la precedenza ad alcuni pazienti in cambio di denaro.  

«Abbiamo versato duemila euro in contanti per passare avanti agli altri», racconta Teresa Di Giacomo, sorella di Angelo. Il fratello ha lottato due volte contro il cancro. Quando è morto, il 2 dicembre 2015, aveva 49 anni. «Il professore ci chiamò in disparte, ci disse che doveva essere operato d’urgenza. Spiegò che la lista d’attesa era lunga un paio di mesi. Ma aggiunse che pagando, invece, l’intervento si sarebbe potuto fare subito». La signora Teresa, disperata, non ebbe esitazioni: «Tornai a casa con mia sorella e parlammo con gli altri fratelli. Ognuno di noi mise un tot e raccogliemmo la cifra richiesta». I duemila euro vennero consegnati direttamente nelle mani del primario, «in una busta bianca».  

Nel gorgo d’illegatità dell’ospedale pubblico Ruggi di Salerno c’erano interventi svolti abusivamente da chirurghi non autorizzati, operazioni eseguite a pagamento senza che fosse mai stato fatturato un solo euro, un giro di mazzette con importi che andavano dai 1.500 euro fino a 20.000 euro per un singolo intervento. La Corte dei Conti contesta ora ai presunti responsabili dei fatti un danno erariale di 566 mila euro.  

Secondo l’ultimo report di Transparency international, ogni anno la corruzione sottrae alla sanità sei miliardi di euro, un’azienda su tre ha registrato fenomeni di corruzione e oltre il 90% delle strutture è a rischio tangenti. 

LA STORIA/2 - “OGGI BASTANO DUE GIORNI PER L’ESAME SALVAVITA”  
A Roma le diagnosi oncologiche in “tempo reale”  
Prenotazioni, esame e referto: tutto in due giorni. Nel panorama a tinte fosche della sanità italiana, non mancano le eccellenze. Come quella dell’istituto tumori dell’ospedale Regina Elena di Roma, dove da qualche giorno hanno raggiunto un risultato degno di nota. Nel dipartimento di medicina nucleare, infatti, sono riusciti ad abbattere le liste d’attesa per l’esame Pet, una tac fondamentale per la diagnosi del cancro. 

«Ora riusciamo a fare 24 esami in un giorno, prima erano molti di meno», racconta la dottoressa Marta Branca, commissario straordinario degli Istituti Ifo. «Avevamo una lista d’attesa di tre mesi, un tempo improponibile per un malato di tumore che deve ottenere una diagnosi. Questo faceva sì che molte persone decidessero di andare a fare questo esame al Nord, oltretutto con un costo maggiore per la Regione Lazio a causa della mobilità passiva. Oggi la lista d’attesa è di 2 giorni». Di fatto i tempi sono azzerati. Al paziente basta telefonare per richiedere l’esame e ottiene subito un appuntamento. 

Questo miglioramento è stato reso possibile da più fattori: innanzitutto è stato riorganizzato e ottimizzato tutto il percorso dell’utente, a partire da quando arriva in reparto. Ora si visitano più pazienti, con minore dispendio di risorse: si sono ottimizzati i turni del personale evitando le sovrapposizioni ed è migliorato l’utilizzo del costoso radiofarmaco necessario per l’esame Pet. Alla riorganizzazione dei processi interni si sono aggiunti inoltre importanti investimenti tecnologici fatti con la Regione e il Ministero. Anche le modalità di lavoro sono cambiate. I nuovi macchinari permettono «diagnosi più selettive e precoci, con un risparmio di studi diagnosti aggiuntivi», aggiunge la dottoressa Branca. «I processi sono più scorrevoli, la formazione è continua per garantire personale sempre più specializzato e l’interdisciplinarietà è garantita».  

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