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venerdì 9 settembre 2016

COME ACCEDERE ALLA SHARING ECONOMY

Sharing economy: le linee guida UE per l’accesso

sharing economy linee guida
Collaborative Economy, Sharing Economy, Peer to peer Economy è la nuova frontiera dell’economia collaborativa basata sul modello economico incentrato sulla messa a profitto di beni, servizi o competenze sotto-utilizzate attraverso la condivisione sul Web.
Benchè risultato di una crisi globale la Sharing Economy è un settore ad alto tasso di innovazione dal quale può nascere la prossima impresa europea da un miliardo di dollari a condizione però che ci sia un intervento regolatorio a livello europeo che eviti attraverso la frammentazione e la troppa burocrazia, di ledere l’iniziativa individuale d’impresa ed il risultato.
Della stessa autrice leggi anche il suo primo articolo sulla Sharing economy.

L’ agenda per l’economia collaborativa pubblicata dall’Unione Europea fissa le Linee Guida per l’ accesso al mercato della Sharing Economy, diversificato per privati cittadini che offrono servizi occasionalmente e per prestatori professionali.
Indica anche le regole in materia di responsabilità, trattamento fiscale, diritto del lavoro e diritti dei consumatori.
Si riserva infine di attivare eventuali procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati membri che dimostreranno di non aver recepito il messaggio.

Ecco le Linee Guida UE:
1. Requisiti di accesso al mercato: L’ottenimento di autorizzazioni o di licenze per l’esercizio di impresa e’ un obbligo per gli operatori (piattaforme online), solo se strettamente necessario a soddisfare pertinenti obiettivi di interesse generale. Il ricorso al divieto assoluto per un’attivita’ deve essere considerato solo in ultima istanza. Nessuna autorizzazione dovrebbe essere richiesta per le piattaforme che agiscono solo da intermediari tra i consumatori e coloro che offrono realmente il servizio (es.: trasporto o alloggio). Gli Stati membri dovrebbero inoltre distinguere tra privati che offrono servizi occasionalmente e prestatori che agiscono in qualità di professionisti, ad esempio stabilendo soglie basate sul livello di attività.
2. Responsabilità del servizio: La Commissione incoraggia lo stimolo alla fiducia. Vuole quindi che le piattaforme siano esonerate dalla responsabilità per le informazioni che conservano per conto di coloro che offrono un servizio, ma non per qualsiasi servizio offerto dalle stesse, come quelli di pagamento. La Commissione incoraggia altresi’ che siano adottate azioni volontarie per la lotta agli illeciti. Maggiore senso di resopnsabilita’ ed etica.
3. Diritti dei consumatori: I consumatori finali devono ricevere protezione dagli Stati membri i quali hanno l’obbligo di garantire loro la protezione dalle pratiche commerciali sleali. Proteggere non significa pero’ imporre obblighi che risultino sproporzionati per il settore dei privati che forniscono servizi occasionalmente.
4. Diritto del lavoro: E’ riconosciuta la sovranita’ nazionale, integrata da giurisprudenza e standard minimi UE. Gli Stati membri possono tenere presenti criteri quali il rapporto di subordinazione con la piattaforma, la natura del lavoro e la retribuzione per decidere chi può essere considerato un lavoratore subordinato di una piattaforma.
5. Trattamento fiscale: E’ ovvio che il profitto generato dall’attivita’ deve essere tassato. Prestatori di servizi e piattaforme sono tenuti a pagare le tasse (quelle sul Reddito Individuale, sul Valore Aggiunto,o sul Reddito delle Societa’…….). Le modalita’ dovrebbero essere fluide. La Commissione vuole che gli Stati membri semplifichino e rendano chiara l’applicazione della normativa fiscale all’economia collaborativa. Alle piattaforme viene richiesto anche pero’ di cooperare con le autorità per la registrazione delle attività economiche agevolando la riscossione delle imposte.
La Commissione invita gli Stati membri a uniformare le normative a questi orientamenti e si impegna a monitorare contesto normativo e sviluppi economici; a seguire l’andamento dei prezzi e della qualità dei servizi, individuare ostacoli e problemi dovuti a contraddizioni e vuoti normativi.
La regolamentazione della Sharing Economy trova la sua base nello Small Business Act pubblicato dalla Commissione Europea già da alcuni anni, ma che in Italia non è stato granchè recepito purtroppo. Lo Small Business Act è l’atto con il quale la Commissione Europea precisa con Raccomandazioni i principi guida che aiutino a sviluppare la piccola e media impresa in modo semplice e poco oneroso, uniforme e fluido dentro tutta l’area comunitaria.
Queste le 10 regole guida che non hanno valore normativo:
1. Creare un contesto che premi la imprenditorialità, in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare.
2. Promuovere la ricostruzione delle imprese che si siano trovate nello stato di insolvenza e consentire attraverso procedure fallimentari abbreviate, una seconda opportunità.
3. Garantire legislazione favorevole alle PMI secondo il principio del “Think small fisrt”, cioe’ pensa in piccolo.
4. Rendere le pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle PMI, attraverso la creazione di sportelli unici e di e-government, in modo da facilitare la comunicazione tra le PMI ei loro governi risparmiando così tempo e denaro delle PMI.
5. Adeguare l’intervento politico pubblico alle esigenze delle PMI: facilitare la partecipazione delle PMI ‘in materia di appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato per le PMI.
6. Agevolare lo sviluppo di un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali e nei finanziamenti alle PMI in modo da aumentare la disponibilità di capitale per le piccole e medie imprese e di conseguenza migliorare la loro competitività.
7. Aiutare le PMI a poter beneficiare dei vantaggi di un mercato unico, offrendo piu’ informazioni sulle opportunita’ presenti negli altri mercati, sulle norme applicabili in altri paesi, introducendo un sistema di brevetti più efficace.
8. Promuovere l’aggiornamento delle competenze nelle PMI e ogni forma di innovazione. La Commissione europea ha istituito per esempio il programma per l’apprendimento permanente e il programma quadro per la ricerca e lo sviluppo e la politica di coesione.
9. Permettere alle PMI di trasformare le sfide ambientali in opportunità di business.
10. Incoraggiare e sostenere le PMI a sviluppare l’attivita’ in ambito europeo e non solo nel mercato nazionale.
Nel prossimo articolo una mini guida per aprire un on line business.

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