Grazie al certificato medico depositato al Pirellone aveva continuato a percepire la diaria in quanto assente giustificato alle sedute del consiglio regionale lombardo. Ma nello stesso periodo Mario Melazzini, da anni su una sedia a rotelle dopo una diagnosi di Sla, partecipava a trasmissioni tv e incontri pubblici in qualità di presidente dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Dopo le polemiche, Melazzini ha deciso di restituire quei soldi: 4.500 euro in tutto. A sollevare il caso era stato il M5s, con un post su Facebook del consigliere Stefano Buffagni e una lettera inviata a fine luglio all’ufficio di presidenza del consiglio in cui si contestava il comportamento di Melazzini, tuttora tra gli esponenti di Ncd in regione e in passato importante assessore di area ciellina. Tra le richieste del M5s c’era proprio la restituzione del rimborso forfettario, ovvero quella quota di ‘stipendio’ che si aggiunge all’indennità di carica come rimborso spese per il lavoro in aula.
I controlli dell’ufficio di presidenza sono partiti subito. Una letteraè stata inviata al direttore generale dell’Aifa per avere informazioni sulle attività svolte da Melazzini per l’agenzia. E un chiarimento è stato chiesto allo stesso consigliere regionale, dal momento che “è emerso lo svolgimento di attività diverse in concomitanza con l’assenza a sedute di organi consiliari in periodi giustificati da malattia”. La risposta di Melazzini è arrivata nei giorni scorsi con una missiva in cui descrive le cure a cui si deve sottoporre ogni giorno, con l’ausilio di un’assistente: “Non posso garantire per molte ore continuative la mia presenza”, scrive Melazzini in riferimento alle sedute del consiglio regionale e delle commissioni. “Attività ben diversa” è partecipare a trasmissioni tv e convegni, eventi che hanno previsto la sua presenza “per breve tempo” e per i quali “l’impegno e le energie da profondere non sono comparabili a quelle necessarie per lo svolgimento delle funzioni di consigliere regionale e/o fare spostamenti faticosi, anche in aereo”.
Secondo Melazzini la disciplina lavoristica “prevede che per il lavoratore assente per malattia non sussiste un divieto assoluto di prestare altra attività, purché il lavoratore non evidenzi una simulazione d’infermità e che l’attività che svolge non comprometta o ritardi la sua guarigione”. Per questo sostiene di avere svolto una “attività compatibile”. Tuttavia ritiene opportuna “onde evitare continue strumentalizzazioni, l’immediata restituzione di quanto percepito dal 2 febbraio 2016 al 13 luglio 2016, periodo ‘incriminato’, pari a euro 4.499,20”. Decisione presa, per non disperdere “le mie poche energie in sterili polemiche”. E a causa della stanchezza e della necessità di cure annuncia una riflessione sulla sua permanenza in consiglio regionale. “Abbiamo sollevato una problematica delicata – commenta Buffagni -. Ma siamo soddisfatti che il consigliere Melazzini abbia ritirato il suo certificato e annunciato la restituzione di parte delle diarie, ammettendo di fatto di avere sbagliato”.
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