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mercoledì 28 settembre 2016

ANCORA TASSE SUI CONTI CORRENTI

Fondo salva-banche come una tassa: conti più cari per i correntisti

Alcuni istituti hanno aumentato i costi dei depositi dei clienti per recuperare il contributo dato al fondo

Il Fondo Nazionale di Risoluzione delle crisi bancarie, istituito dalla Banca d’Italia per mettere in sicurezza lo scorso novembre Banca Marche, Etruria, CariFerrara e cariChieti, rischia di rappresentare una sorta di tassa extra per i correntisti. Alcuni istituti come Banco Popolare, Unicredit, Ubi hanno infatti aumentato i costi dei depositi dei clienti per recuperare il contributo dato al fondo.
La maggiorazione dei clienti del Banco Popolare è di 25 euro annui, l’istituto ne ha dato comunicazione a settembre in riferimento alla delibera in cui si spiega che la misura riguarda “tutti i rapporti di conto corrente e assimilati dei clienti privati e imprese”: in pratica, un aggravio per un milione e mezzo di correntisti fino a oggi a canone zero.
Il caso Unicredit è invece ben evidenziato da Ferrari e Paolucci sulle pagine de La Stampa: dal primo luglio scorso Unicredit ha ritoccato il canone mensile di alcune tipologie di conto corrente (i conti denominati MyGenius Silver, Gold e Platinum) di circa 2 euro al mese, portando il costo totale rispettivamente a 5, 7 e 12 euro al mese. In questo il riferimento, comunicato ai clienti con l’estratto conto del primo trimestre di quest’anno, fa riferimento ad una serie di “eventi” che hanno comportato maggiori costi per l’istituto. Tra questi c’è l’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale (che è operativo dal 2014), l’aumento dell’Iva (che risale al 2013), l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del “single resolution fund”, il fondo di risoluzione europeo in vigore dal primo gennaio di quest’anno che sarà chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale.
Ubi invece giustifica i 12 euro di maggiorazione per i clienti a causa dell’aumento dei costi di produzione sostenuti per dar seguito alle direttive europee sempre legate al Fondo di risoluzione per garantire da eventuali crack i correntisti fino a 100mila euro. Hanno scelto di non imporre maggiorazioni di sorta Intesa Sanpaolo, Montepaschi e Bpm.

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