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mercoledì 7 settembre 2016

AL VIA LE PARALIMPIADI DA STASERA

Paralimpiadi, questa sera la cerimonia di apertura

Dopo lo show del 2012, a Rio i giochi ripartono da quel successo e dall’etichetta di “superumani” che divide e che, però, trascina
REUTERS
Dalle 23,15 su RaiSport partono le dirette, 154 ore previste Le gare da domani fino al 18 settembre

LA STAMPA 07/09/2016
Lo sport abitua ai fenomeni, uomini e donne straordinari, eccezionali. Campioni fuori dal comune che per stupire devono stravincere. Essere Bolt o Phelps. Fino a quando iniziano le Paralimpiadi e allora bisogna esserci e basta. 

«Superhuman», è l’etichetta coniata da Londra 2012 che ha lanciato l’hashtag e travolto il movimento. I paralimpici si sono divisi: molti hanno trovato nella definizione lo specchio ideale, altri l’hanno vista come l’ennesimo segno di differenza, ma è difficile non ripartire da lì. Oggi si riaccende la fiamma a Rio e anche l’idea che in questi atleti ci sia una forza speciale, magari non superumana, ma paranormale: extra, fuori dall’ordinario e dagli schemi. Non diversi, altro. 

Comunque li si voglia chiamare i paralimpici hanno forzato dei limiti: la carriera dipende dai risultati, il successo no perché se parti da uno svantaggio e ti inventi un’alternativa sei per forza realizzato. Essere super allo start non è una concessione patetica, è un attestato di stima e non è un caso che l’etichetta lanciata da Londra si sia appiccicata ai numeri da record che ora il Brasile deve onorare. 

Le star Zanardi e Rehm  
Quattro anni fa 2,7 milioni di biglietti venduti, stadi sempre pieni, impianti esauriti, tifo e interesse. E si è arrivati a questo partendo dalla diffidenza assoluta. Prime Paralimpiadi nel 1960, grande invenzione, non certo degna attenzione. Era un altro mondo, si usavano altre parole: i «superhuman» erano handicappati e vista con il peso della storia il super di oggi funziona ancora di più. 

Una rivoluzione in 56 anni e quando in questi giorni vedremo Alex Zanardi che fa vorticare le ruote in assetto aerodinamico o Melissa Stockwell calare la visiera del suo casco integrato per la prima gara di triathlon, sarà semplice intuire un po’ di magia. A Markus Rehm piace farsi chiamare «blade jumper», l’accento cyber sottolinea i risultati. Tanto normali che vanno in diretta competizione con i normodotati perché il suo salto in lungo arriva agli 8 metri e 40. Tanto eccezionali che sono stati testati dalla Iaaf e ancora oggi sono monitorati dalla scienza che deve capire se Rehm può gareggiare con i colleghi olimpici oppure no. 

L’ultimo a riuscirci oggi è in carcere ed è forse la sua ombra che si allunga sul concetto di superumani. Ma Oscar Pistorius non è più l’uomo bionico che si è sentito al di sopra della legge, è un ex atleta che ha perso il senso della prospettiva. Non è una prerogativa dei diversamente abili, se mai un rischio che corrono i pionieri. Con le gambe o senza, è uguale. Lui ha cambiato il concetto di possibile, ha modificato delle regole ed è un traguardo che può confondere. 

Il forfait di Bach  
Stanotte si inizia con la cerimonia e c’è già la prima polemica, perfettamente normale quando si parla di Giochi. Il presidente del Cio Thomas Bach non si presenta ed è la prima volta in 32 anni che la carica perde l’apertura. Bach è a un funerale, ma pesano le divergenze sulla squalifica ai russi: per le Paralimpiadi il bando totale contro il doping di stato per le Olimpiadi, un lasciapassare in nome della presunta innocenza. Per prendere una posizione netta servivano nervi saldi e resistenza alle critiche. E c’è chi è allenato al coraggio. 

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